L’Eucaristia è fonte e culmine della vita

L’Eucaristia è la mia corsia preferenziale verso il Paradiso. È come quando puoi scegliere se raggiungere Bologna in statale o previa autostrada: la prima complica e allunga il cammino, la seconda facilita il percorso e rassicura il viaggiatore. Chiunque scelga la strada dell’Eucaristia quotidiana, intraprende ufficialmente l’autostrada del sole, in direzione di Dio. Senza di essa non vivo, decado nella grazia e mi ritrovo soggetto ad una moltitudine di tentazioni senza la dovuta forza spirituale per respingerle. Essa è il più grande dei tesori ai quali sono legato, corpo e anima.

Prima di parlare di cosa sia l’Eucaristia è bene ricordare cosa non sia (partenza dal contrario: ricordate la quaestio di san Tommaso d’Aquino?). L’Eucaristia non è un pezzo di pane, simbolicamente rappresentante il corpo di Cristo; non è un pezzo di pane qualunque, come fosse solo materia e basta; non è una tradizione culturale creata dall’uomo; non è memoria liturgica fine a se stessa; non è “inventata” dall’uomo.

L’Eucaristia è fonte e culmine della vita di ogni fedele. L’Eucaristia è presenza reale di Cristo; è Corpo e Sangue di Gesù; è Dio stesso disceso che diviene pane. L’Eucaristia fu istituita da Gesù stesso il Giovedì Santo. L’Eucaristia è sorgente di vita e punto di inizio della storia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Esso è il più grande dei tesori divini custoditi e protetti dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, Corpo Mistico di Cristo.

“Sacra Scrittura”

Nella Sacra Scrittura, in una serie di sacre pagine, è possibile trovare il fondamento scritturistico dell’Eucaristia.

Giovanni 6, 54,56
54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui.

“Magistero”

In quale dei documenti della Chiesa Cattolica è possibile trovare una fonte magisteriale sull’Eucaristia? Innumerevoli, mi vien da dire. Ve ne sono innumerevoli. Vediamone uno in particolare.

“L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”

[PREFAZIONE]

“La Chiesa vive dell’Eucaristia fin dalle sue origini. In essa trova la ragione della sua esistenza, la fonte inesauribile della sua santità, la forza dell’unità e il vincolo della comunione, l’impulso della sua vitalità evangelica, il principio della sua azione di evangelizzazione, la sorgente della carità e lo slancio della promozione umana, l’anticipo della sua gloria nel banchetto eterno delle Nozze dell’Agnello (cf. Ap 19, 7-9).”

Nomi dell’Eucaristia

36. Occorre spiegare il nome dell’Eucaristia e approfondirne il contenuto, per comprendere il culto cristiano.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica elenca i nomi con cui è stato chiamato questo sacramento: innanzitutto, Eucaristia, poi Cena del Signore sia come commemorazione della Cena pasquale da lui celebrata sia come anticipazione della cena delle nozze dell’Agnello nella Gerusalemme celeste; frazione del pane, rito che sottolinea la condivisione comunionale in un solo Corpo e che fonda la sinassi o assemblea eucaristica, espressione visibile della Chiesa; memoriale della passione e risurrezione; santo sacrificio, perché attualizza l’unico sacrificio di Cristo Redentore; santa e divina liturgiasanti misteri, Santissimo Sacramentocomunionecose santefarmaco d’immortalità, viaticoSanta Messa che sottolinea la dimensione missionaria.

Sacrificio, memoriale e convito

37. Si riscontra nelle risposte e nelle osservazioni ai Lineamenta una diffusa esigenza di approfondire la natura sacrificale dell’Eucaristia e si chiede di esporre tale verità della nostra fede con sempre maggiore chiarezza, seguendo il recente Magistero della Chiesa. 

Già il Concilio Vaticano II promuoveva la riflessione teologica sul senso del sacrificio di Gesù, quale offerta piena, libera e gratuita a Dio Padre per la salvezza del mondo. Tra i numerosi testi che accennano a questo aspetto merita particolare attenzione quello che riguarda l’esercizio del sacerdozio ministeriale nella Costituzione dogmatica Lumen gentium: “I presbiteri, …esercitano la loro funzione sacra nel culto o assemblea eucaristica, dove agendo in persona di Cristo, e proclamando il suo mistero, uniscono i voti dei fedeli al sacrificio del loro capo e nel sacrificio della messa rendono presente e applicano, fino alla venuta del Signore (cf 1 Cor 11,26), l’unico sacrificio del Nuovo Testamento, il sacrificio cioè di Cristo, che una volta per tutte si offre al Padre quale vittima immacolata (cf. Eb 9,11-28)”.

Al riguardo il Catechismo della Chiesa Cattolica presenta un titolo: Il sacrificio sacramentale: azione di grazie, memoriale, presenza, dal quale si evince che il nome prevalente, che include gli altri, è sacrificio sacramentale: cioè il fatto della morte di Cristo per salvarci dai peccati con il suo sacrificio, la cui efficacia è a disposizione di ogni uomo nel sacramento. Dunque l’azione di grazie è resa per il suo sacrificio, il memoriale del suo sacrificio, la presenza del suo sacrificio nel Corpo dato e nel Sangue versato. L’azione di grazie è rivolta a Dio per la creazione e la salvezza del mondo.

Considerare in tal modo l’Eucaristia fa superare la dialettica tra sacrificio e convito. Infatti, se si intende questo secondo termine come sinonimo di cena, esso include il sacrificio, in quanto si tratta della cena dell’Agnello immolato; se lo si intende come sinonimo di comunione, esso manifesta il fine o il culmine dell’Eucaristia.

L’enciclica Ecclesia de Eucharistia, trattando del sacrificio eucaristico, insegna che la Chiesa ripresenta il sacrificio di Cristo anche in forma di intercessione, in quanto il Figlio stesso si è offerto nella sua carne e in tal modo è mediatore tra l’uomo e il Padre. La Chiesa di Cristo è unita a tale offerta nell’anafora o preghiera eucaristica. Questa offerta, sebbene in forma incruenta, non è nuova, ma è la medesima compiuta sulla Croce. In tal senso va letto il richiamo dell’enciclica: “La Messa rende presente il sacrificio della Croce, non vi si aggiunge e non lo moltiplica”. Il fatto di asserire che ciò avviene a causa dell’amore sacrificale del Signore serve a ripetere quanto detto dall’enciclica.

Consacrazione 

38. L’incarnazione, la morte e risurrezione, l’Ascensione, la Pentecoste sono eventi realmente accaduti e portano a comprendere che la presenza permanente e sostanziale del Signore nel sacramento non è tipologica o metaforica. Invece, se il sacramento viene presentato solo come un simbolo della presenza di Cristo, è perché si dubita che Dio possa intervenire su realtà materiali. Ora, ponendosi nel contesto degli altri modi di presenza, il mistero pasquale fa cogliere la natura di quella eucaristica che è data dalla trasformazione delle specie, ovvero dalla transustanziazione. Il pane diventa Corpo dato, spezzato per la nostra salvezza: Corpus Christi, salva me; il vino diventa Sangue versato, sovrabbondante della prelibatezza divina: Sanguis Christi, inebria me. Il superamento della distanza tra la povertà delle specie sacramentali e Gesù Cristo che si dona realmente e sostanzialmente, consente all’Eucaristia di porre nel mondo il germe della nuova storia. Il mistero pasquale conferma la condiscendenza di Dio e la kenosi del Figlio, permanendo la trascendenza assoluta della Trinità. 

Perciò le parole di Gesù “Prendete e mangiate” innanzitutto indicano il dono di sé a noi. In secondo luogo portano con sé la fraternità della mensa, l’unità della comunità della Chiesa, l’impegno a condividere il pane con chi non ne ha. Da tutto questo sgorga l’adorazione, cioè il riconoscimento permanente del Signore che accompagna il cammino del popolo di Dio. 

La transustanziazione avviene nella consacrazione del pane e del vino. A questo proposito, nelle risposte si raccomanda la spiegazione della teologia della consacrazione alla luce delle tradizioni ecclesiali d’oriente e d’occidente, riguardanti, in particolare, la consacrazione, come imitazione del Signore in ciò che ha fatto e ordinato nella Cena, e l’invocazione dello Spirito Santo nell’epiclesi. Una più chiara teologia della consacrazione potrebbe esser di grande utilità non solo per il dialogo ecumenico con le Chiese Orientali con le quali non c’è ancora piena comunione, ma anche per l’eliminazione di alcune ombre segnalate dalle stesse risposte ai Lineamenta, quali ad esempio: uso di ostie confezionate con lievito e altri ingredienti; celebrazione con pane comune; improvvisazione della preghiera eucaristica; recitazione di questa o di parte di essa da parte del popolo dietro insistenza del celebrante; fractio panis al momento della consacrazione.

Presenza reale

39. La presenza del Signore nel sacramento è stata voluta da lui stesso per essere vicino all’uomo e nutrirlo di Sé, per restare dentro la comunità ecclesiale. La risposta dell’uomo è la fede nella presenza reale e sostanziale, come viene richiamato in alcune risposte in base alle encicliche Ecclesia de Eucharistia e Mysterium fidei. Con la fede nella presenza di Cristo nel sacramento vanno raccordati gli altri aspetti: il senso del mistero e gli atteggiamenti che lo esprimono, il posto del tabernacolo, il decoro della celebrazione, la valenza escatologica ovvero il sacramento come pegno della gloria: esso, infatti, è anche anticipazione della realtà ultima ed eterna durante il pellegrinaggio verso la casa del Padre Celeste, come è manifestato, per esempio dall’attesa sponsale delle persone consacrate.


L’Eucaristia è la presenza reale di Cristo ed è stata istituita da Lui stesso per vivere con noi ogni giorno, tutti i giorni, e per nutrirci e riempirci del suo Amore anticipando la comunione eterna che verrà nel Regno dei Cieli. Chiunque accetti l’Eucaristia per fede e la viva quotidianamente, si prepari ad una vita di santificazione continua, all’anticipo della vita eterna e ad un aumento di grazia divina necessaria per la salvezza.

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