La radice del male in epoca contemporanea riassunta da papa Benedetto XVI


Dichiarazioni dell’ex Sommo Pontefice tratte dal sito online tempi.it; le suddette furono invece recuperate dal numero cartaceo Tempi uscito in edicola.

«Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura».

«Del monachesimo fa parte, insieme con la cultura della parola, una cultura del lavoro, senza la quale lo sviluppo dell’Europa, il suo ethos e la sua formazione del mondo sono impensabili. Questo ethos dovrebbe però includere la volontà di far sì che il lavoro e la determinazione della storia da parte dell’uomo siano un collaborare con il Creatore, prendendo da Lui la misura. Dove questa misura viene a mancare e l’uomo eleva se stesso a creatore deiforme, la formazione del mondo può facilmente trasformarsi nella sua distruzione».

papa Benedetto XVI

Il mio pensiero.
Dichiarazioni sintetiche all’interno delle quali vi si trova un’analisi si riassuntiva, e in quanto tale breve, ma completa di suo. Attraverso una breve parentesi intellettiva, l’ex pontefice è riuscito a raccogliere ed esprimere quello che l’intero albo di psicologi, psichiatri e compagnia bella non è riuscita a fare in cento anni di storia: la radice del male in epoca contemporanea. Ovvero: la cancellazione di Dio dal cuore dell’uomo e poi dal pianeta.

Laddove l’uomo porta con sé Cristo nella misura in cui egli gli permette di stare nel suo cuore, l’uomo stesso sarà sempre una creatura capace di vivere, di costruire e di camminare con Dio. Quando, invece, l’uomo fa a meno di Dio, precludendolo dal proprio cuore, si ritrova come unico Dio di sé stesso, in balia delle ideologie e delle culture che il mondo offre e che nulla hanno a che vedere con gli insegnamenti di vita eterna di Cristo. Qui si pone il discorso della distruzione secolare del cristianesimo, della relativizzazione della morale eterna e del declino mondiale dell’equilibrio socio-politico del mondo.

L’ex papa Benedetto XVI è stato semplice, breve, conciso e chiaro. Da quanto egli ha detto, potremmo trarne analisi argomentate complesse e lunghe, che potrebbero diramarsi con mille sfaccettature di pensiero differenti, eppure quanto l’ex pontefice ha espresso pone già di suo l’inizio e la conclusione del discorso: se l’uomo toglie Dio, l’uomo distrugge sé stesso e, consecutivamente, la società in cui vive.

Nella sua semplicità si puo’ estrarre un discorso complesso; e, sempre nella sua semplicità, vi si trova il nucleo intellettuale del discorso stesso. L’uomo, gradualmente, con il potere della propaganda e delle lobby massoniche, ha portato nuovi venti, nuove culture, nuovi idee che mai prima si erano insediate nel cuore dell’uomo. Questo ha portato le nuove generazioni a vacillare all’idea di Dio, portando la suddetta dapprima a ridosso del dubbio e poi verso l’esclusione, accettando le differenti correnti di pensiero venute nel corso dei secoli, quali il pensiero dell’umanesimo e dell’illuminismo: l’inesistenza di Dio, il concetto dell’uomo come Dio di sé stesso e come creatura venuta dal nulla.

Dal momento in cui l’uomo permette a Dio di esistere nel suo cuore, egli potrà godere della presenza di Cristo e camminare con lui fino allo sboccio della vita eterna; viceversa, l’uomo, separatosi da Dio, camminerà da sé in balia delle idee e dei concetti da egli stesso stabilito, e non potrà che vivere, creare e camminare nell’anarchia totale, divenendo non un portatore di luce (colui che cammina con Dio), ma un auto-produttore di peccato (colui che vive come se Dio non esistesse, non ascoltando le parole di vita eterna di Cristo). Come poi sta avvenendo al giorno d’oggi: un mondo privo di Dio che si sta costruendo da solo. La morale, le leggi ed ogni cosa sono state relativizzate, scomparendo gradualmente da ampie regioni della terra. Le conseguenze le vediamo tutti: caos, distruzione, infelicità, perversione, odio, rischio guerra nucleare e declino in ogni regione del mondo.

 

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