Il diario della principessa Eugenia Von Der Leyen | Anno V: 1925


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1925

5 Gennaio 1925. E’ qui la Z….*, fa una profonda e triste impressione. Mentre prego, mi viene molto vicina e così mi mostra la sua soddisfazione; mi accarezza anche, cosa che io non vorrei proprio.

7 Gennaio. Adesso parla. Io: “Che cosa vuoi da me?” Lei: “Una santa messa”. Io: “Devi soffrire molto?” Lei: “Sono nella purificazione”. Io: “Vuoi dire quello che noi chiamiamo Purgatorio?” Lei: “Si”. Io: “E li” che cosa senti?” Lei: “Il desiderio, la nostalgia mi consuma.” Io: “Perché devi soffrire così?” Lei: “Bestemmie”. Io: “Sei contenta, ti aiuta se io prego per te?” Lei: “Si”. Io: “In questo tuo stato attuale hai potuto pregare?” Lei: “Adorare, ma non chiedere!” Io: “E adesso?” Lei: “Adesso preghi tu per me”. L’otto gennaio lei tanto a lungo qui, non ne potevo più. Io:”Fammi il piacere, vattene via, io sono così assonnata!”

Lei: “Abbi ancora Misericordia!” Io: “Ma una preghiera così detta solo con le labbra, non ti può giovare, e io non sono più capace di pregare come si deve”. Lei: “La tua presenza rinfresca.” Io: “Dimmi, perché?” Lei: “Tu allievi il dolore”. Io: “Se io vi aiuto, allora aiutatemi anche voi!” “Tu puoi certamente vedere ciò che c’è in me di cattivo”. Lei: “Tu non sei del tutto mortificata!” Io: “Si; è vero, io non lo sono: ma dimmi di più”. Lei: “Quanto più rinunci, tanto più puoi dare”. “Mi pare che ci fu ancora qualche frase, ma non posso distinguere bene”.

9 Gennaio. Io stavo parlando con sua figlia, lei venne, mi fece un cenno di saluto e guardò con penetrazione sua figlia. Io quasi non riuscii più a continuare il discorso, e quella si fermò vicino a me. Io: “Perché non ti sei fatta conoscere da tua figlia?” Lei: “Perchè essa non è libera!” Io: “Nemmeno io sono libera, e allora perchè io ti vedo?” Lei: “Tu ti sei liberata!” Una prova che quei poveretti non vedono tutto. Io, e liberata, mentre sono in mezzo al mondo e tante cose mi circondano! Il mio corpo malato mi fa perfino trascurare la mia anima, cosa che mi fa molto soffrire. Spesso sono avvilita, ma poi ritorna l’indifferenza. E poi ritorna più di frequente l’unica, la grandiosa, la felicità così piena di consolazione, che mi fa dimenticare tutto!

*Nota. Osservazione di don Sebastiano Wieser: La Z…. l’ho conosciuta e sono andato spesso a trovarla quando era ammalata. Sono molto strane le risposte di questa donna, che durante la sua vita non conobbe simili concetti.

“La superbia dello spirito mi ha isolato!”
15 Gennaio. Non ho più scritto niente, perchè non ci fu niente di nuovo: ogni notte il solito rumore, ma non si vede niente.

Padre O…. continua anche a venire e, spesso anche di giorno.

Questa notte fu così insopportabile che devo annotarlo. Qualche cosa mi tirava in qua e in là nel letto, una cosa così tremenda che non sapevo più che fare. Attorno a me c’era nebbia e tanta che vedevo la luce della stanza come fosse lontana. Mi rifugiai in un’altra stanza, li stetti in pace, solo sentivo quel rumore. Alle cinque potei coricarmi di nuovo.

17 Gennaio. A D….. ho di nuovo incontrato la donna, che avevo già visto una volta.

23 Gennaio. Ogni notte è quasi insopportabile, ho una tremenda paura perchè devono essere molti in camera. Quando viene P. O…. il resto sta zitto, e da lui non ho paura. Sono diventata molto debole, e sò benissimo perchè. La mia anima non può attingere forza e ne avrebbe tanto bisogno, poichè il corpo è ammalato e l’ha gettata nella indolenza.

25 Gennaio. Sono venute cinque figure. Esse mi tormentano in modo tremendo, perchè continuano a volermi toccare, cosa che è per me la peggiore.

29 Gennaio. Ora P. O… può parlare. Io: “Che cosa posso fare per aiutarla?” Lui: “Continua a pregare!” Io: “Non riesco proprio a capire che tu non sia ancora nella beatitudine”. Lui: “La superbia dello spirito mi ha isolato”. Io: “Ma e tutto il bene che hai fatto?” Lui: “Mi ha salvato!” Io: Vai anche da altri tuoi alunni?” Lui: “No!” “Essi devono pregare per me”!

30 Gennaio. Ho passato di tutto. Ho chiamato P. O…perché le scacciasse, ma egli non venne se non la mattina. Io: “Non hai sentito che ti ho chiamato?” Lui: “Si, ero qui”. Io: “Ma allora, perchè non ti ho potuto vedere?” Lui: “Perché eri piena di paura e non di amore!” Io: “Ma io voglio aiutare anche loro”. Lui: “Tu puoi aiutare solo se dimentichi te stessa”. Io: “Ma io non sono ancora arrivata così avanti da non aver più paura davanti a quelle cose orrende!”

1 Febbraio. P.O…rimase tutta la mattinata con me. Anche quando altre venivano in camera, egli restava lì. E” proprio come quando era vivo. Durante la notte quegli altri mi hanno tormentata spaventosamente!

4 Febbraio. Ora le cinque figure si possono riconoscere, sono cinque donne, ma non c’è niente da fare con loro. Padre O…. fu qui parecchio!

Ora devo scrivere qualche cosa, che per la verità non c’entra con queste cose. Sono più tranquilla, se Lei lo sa.

La meravigliosa sensazione, come io la chiamo, cresce in maniera tale che mi intimorisce. Io mi trovai assente quasi mezz’ora oggi. E dove? Viene lentamente una cosa sopra di me, mi rende impossibile ogni occupazione. Una presenza invisibile mi attira. Tutto diventa luminoso attorno a me, dopo io non so più nulla di me stessa, lo mi trovo nella felicità, tutto ciò che è umano è eliminato ed io gusto qualche cosa, che non mi è possibile spiegare. La cosa mi intimorisce poichè è certo cosa anormale perdere 1a conoscenza umana. Non può essere che un mio pari possa andare in estasi. E allora mi tornano a venire gli scrupoli, che magari mi illudo e dico bugie. Oppure ciò è possibile. Ecco perchè metto tutta la mia preoccupazione nelle sue mani, se non va bene o se è sbagliato, lei me lo dirà.

11 Febbraio. Ne ho passate troppe. P. O…fu qui a lungo. Io: “Verrai ancora per parecchio?” Lui: “No!” Io: “Sei liberato?” Lui: “Non ancora, comunque vedo più chiaro e vado verso questo chiarore da dove io non posso più venire”. Io: “Mi puoi dire se è tutto come mi hai insegnato?” Lui: “Si, però il linguaggio umano è un simbolo rispetto al Santissimo!”

Poi vennero i cinque, due dei quali hanno un viso orrendo! Uno mi sussurra qualche cosa all’orecchio, ma io non posso capire.

15 Febbraio. Mentre stavo di sopra con W…venne l’uomo che avevo visto una volta con Barbara. Egli stava in piedi immobile vicino a me, sembra molto infelice!

Cose tremende durante la notte: i cinque tormentano in modo orribile!

17 Febbraio. Padre O…solo un po’, mi sorride e poi disparve, penso sia l’ultima volta.

19 Febbraio. Mentre tenevo in braccio Wolfram, l’uomo si curvò su di noi e prese a gemere: “Mi hai dimenticato! Io: “E’ vero, non ho più pregato molto per lui, perchè non lo vedevo più.

L’Uccisore di un bambino visto anche da un fanciullo
25 Febbraio. Rividi ancora l’uomo che era venuto prima con Barbara, al terzo piano. Egli mi porse le mani, sulle quali vidi del sangue. Io: “Sei un omicida?” Lui: “Sì,” Io: “Sei stato tu a ferire Barbara al capo?” Lui: “No!” Io: “Chi hai ucciso?” Lui: “Il suo bambino!” Io: “Perché?” Lui: “L’eredità!” “Era il tuo Bambino?” Lui: “No”. Disparve. Egli indossa una divisa da cavaliere del sedicesimo secolo, è un uomo ancora giovane, non mette paura. Mi fa effettivamente tanta pena con quegli occhi imploranti aiuto. Le cinque donne continuano a venire di notte, una di loro è eccezionalmente bella: tutte di un altro secolo.

1 Marzo. Me ne stavo con Wolfram, venne l’uomo che deve aver visto pure il bambino; perchè questi spalancò gli occhi con grande sorpresa. Purtroppo i miei testimoni sono soltanto: lattanti, galline e gatti!

Io: “Perché spaventi il bambino? Non voglio”. Lui: “Egli vede più di te”! Poi entrò nella stanza di N…. io lo seguii per vedere se lei si accorgeva di qualche cosa. Lui stava di fronte a lei ma quella non se ne accorse.

Questi sono i momenti in cui io posso fare i miei confronti fra Vita e Apparizione. In questa fanno impressione gli occhi, che non sono mai così in una persona viva! In tutte le apparizioni gli occhi presentano la immagine del dolore. Anche la bocca è del tutto diversa che nei vivi. Nessuna persona possiede tanta asprezza. E’ evidente che le mie impressioni di giorno possono anche essere diverse, per es. i vestiti sono impeccabili, i bordi, i pizzi, tutto è come deve essere. Gli speroni e le catenelle sbattono e suonano al loro camminare, eppure gli altri non sentono e non vedono niente.

7 Marzo. I cinque continuano ancora a venire, ma niente da fare con loro. Ma ecco che finalmente potei vedere anche i miei cari Undici. Strano! Essi sono diventati ancor più piccoli: prima erano più grandi di me ed ora sono come bambini.

9 Marzo. Ho visto di nuovo il cavaliere su al terzo piano. Io: “Ma dimmi, come ti chiami!” Lui: “Il povero!” Io: “Perché povero?” Lui: “Guardami!” Io: “Non vedo niente!” Allora mi venne vicino, ma io non notai niente di straordinario in lui, solo le due mani insanguinate, Io: “Che cosa si può fare per te?’ Lui: “Lavami!” Io corsi in fretta prendere acqua santa, e lui attese quieto. Io versai dell’acqua santa sulle sue povere mani, e non potrò mai dimenticare, con quale sguardo di riconoscenza si volse verso di me. Esse rimasero ancora sanguinanti, ma il suo viso divenne totalmente diverso. Io: “Va bene così?” Poi ho recitato il “De Profundis”, e di colpo disparve. Adesso sono di nuovo contenta. Resta tuttavia sempre ancora qualche cosa di inspiegabile in questo fatto; benché io avessi versato sulle sue mani una bottiglia quasi piena di acqua santa, sul pavimento non c’era una goccia.

11 Marzo. C’era troppo rumore nella mia stanza, come se degli uomini con grossi stivali andassero intorno incespicando!

13 Marzo. Accadde una cosa molto strana. Io stavo imballando dei bicchieri e quindi avevo davanti a me per terra della carta vecchia. Improvvisamente questa incominciò a volare, eppure non c’era un filo d’aria in stanza. Cercai di prenderla ed ecco che la mia mano incontrò un’altra mano. Fu una cosa tremenda! Scappai via perchè mi prese una paura terribile. Sopportare una cosa che non si vede è veramente difficile. Ma all’ora io sono sempre immersa nel preternaturale? Non posso dire quanto tutto ciò mi opprima, a queste cose non ci si può abituare.

16 Marzo. Ho visto a D….. due volte la Dama, del tutto sconosciuta, dal vestito che indossa direi essere attorno al 1850.

*Nota. Il sospirone di Eugenia “Purtroppo solo lattanti, galline e gatti son i miei testimoni” suona pieno di tristezza. E’ significativo il fatto che il piccolo Wolfram sia stato l’unico testimone oculare.

Appare il Parroco Natterer
18 Marzo. Sentii singhiozzare tremendamente. Per parecchio tempo riuscii a vedere niente, poi da una fitta nebbia uscì fuori la figura del parroco Natterer. Io non sapevo che era morto. E’ in condizioni da far paura, eppure non c’è dubbio, è lui. Egli fu sempre così scontroso, che il suo viso è indimenticabile. E’ una cosa tremenda se continua a venire. E’ avvolto dalla solita massa attaccaticcia che io vidi già in alcune apparizioni. Eppure quel poveretto mi fa pena. Devo ammettere di aver avuto tanta paura, che quasi piansi. Presto non ne posso più. Non si può nemmeno pensarci, se la cosa continua così. Ecco, io sono una povera creatura egoista.

Ah, signor parroco, che cosa mi succede? Il soprannaturale minaccia la mia mente stanca e debole. Io non posso parlare di queste cose, perchè ho paura di dire qualche parola importuna o inopportuna, che alla fine sia magari contraria alla verità; eppure mi devo esprimere. Da sola non ne vengo fuori. La dipartita dal mondo prende il sopravvento ed io non mi posso difendere. Prima provo un grande dolore dei miei peccati. Quando viene questa cosa allora so: adesso incomincia. (Poichè al mio stato naturale io sono molto spensierata). Poi mi trovo di colpo in un cerchio di luce, sento come un suono venire da lontano e poi qualche cosa mi porta con sè. Non posso vedere altro che chiarore, eppure la sensazione dice, che è qualche cosa, che mi attira a sè ed io sono qualche cosa d’altro. Non è un vedere, ma un pensare, come una volta io non avrei potuto. Io devo adorare e amare, eppure non ci sono parole, è un salire in qualche cosa di divino. Io La prego, io!. Io non la voglio questa cosa, ma viene mi afferra e mi trasporta lontana in una felicità impensata. Non è magari una fantasia? Essa mi tira talmente fuori dalla strada nonnale che ho paura.

E devo confessare qualche cosa, me ne volevo eclissare, non ho più fatto meditazione, mi sono limitata alle mie preghiere d’obbligo. In una parola ho pensato di meno al buon Dio. Ed ora tutto si è peggiorato. “Peggiorato dice l’Uomo (Animus) in me, ma l’anima dice: “Più bello”. Ma come faccio a nascondere questa cosa, se continua così?” Spesso non mi sono sentita per niente chiamare. Quanto mi sento piccola e tutta divorata dal rispetto umano. Adesso che glielo ho potuto dire, è di nuovo più facile per me, abbia ancora tanta pazienza con me!

15 Aprile. Per molto tempo non ho più scritto una riga, perchè volli provare, come va, se ci penso di meno, ma fu lo stesso. Il Parroco Natterer fu qui 14 volte in questi tempo. L’unica cosa che disse: “Ti prego di una Santa Messa”. Dominava in lui l’inquietudine, e tale come finora non vidi mai in nessuna apparizione! Non stava fermo un momento. Quella roba attaccaticcia incomincia a scendere a brandelli dopo la nona apparizione: molto strano soprattutto il suo viso. Ho gettato su di lui spesso dell’acqua santa, ed allora egli mi guardava con tanta riconoscenza, che questa fu la mia più grande gioia pasquale. Non devo continuamente lamentarmi perchè vivo pure delle vere gioie, che non posso descrivere.

Giovanni
24 Aprile. Da tre giorni viene durante la notte una bestia, cosa per niente simpatica, un qualche cosa come un piccolo buffalo o un toro, tutto nero, ne sono molto spaventata. Esso saltò sul mio letto, ed io ebbi tanta paura, l’acqua santa però mi ha aiutato e quello se ne andò subito.

25 Aprile. Esso venne tre volte durante la notte, in lui non si riesce a vedere niente di umano.

26 Aprile. Quello venne di giorno. Ha un volto umano, ma anche tutto nero, pauroso: potrebbe anche essere il diavolo. Ma non voglio lasciare spazio a questi pensieri.

27 Aprile. Quello era già in camera mia quando volli andare a dormire. Mentre recitavo le preghiere della sera esso saltava e correva attorno a me e mi colpiva in modo che decisi di non andare a dormire e mi rifugiai fuori sul corridoio. Egli rimase nella mia stanza. Dopo un certo tempo io rientrai. Non si vedeva niente. Ma ero appena dentro che quello si gettò su di me e mi gettò per terra. Credetti di morire dalla paura: la sua faccia era proprio vicina alla mia. Io: “Vattene via! Io ti voglio aiutare, ma non toccarmi più” Allora esso incominciò a urlare e si tirò indietro. Io “Dimmi, sei un’anima?” Lui: “Sono Giovanni.”Io: “Perché sei come una bestia?” Lui: “La mia passione!” E urlava intanto. Io: “Che cosa devo fare per te?” Lui: “Tutto quello che puoi, io soffro!” Poi incominciò a saltare come un forsennato o meglio come una bestia infuriata.

12 Maggio. Giovanni viene anche molto più del necessario, sempre su quattro zampe, e come una bestia cattiva, ma il volto diventa un po’ più umano. La sua pelle è bagnata, come venisse fuori dall’acqua.

17 Maggio. Dovetti subire cose tremende, la tremenda paura e l’angoscia mi stancano tanto.

22 Maggio. L’indesiderato ospite viene tutte le notti, adesso si può riconoscere bene la sua faccia, è il Dr. G….., che una volta pareva un gran bravo uomo. Non si tira fuori niente da lui.

25 Maggio. Lui diventa sempre più spaventoso e di conseguenza io ho sempre più paura. Mi ha urlato: “Perchè non mi dai niente?” Io: “Io ti dò quanto posso.” Allora si gettò sul mio letto come una furia. Ciò che accadde non so più. Quando riuscii a riavermi egli si rincantucciò in un angolo. Mi sono alzata e mi sono messa a pregare accanto a lui, poi se ne andò via subito.

27 Maggio. Egli venne di giorno. Gli chiesi: “Perchè non riesci a trovar pace?” Lui: “I peccati nascosti”. Di più non riuscii a capire. Io: “Allora che cosa posso fare per venirti in aiuto?” Lui: “Flagellati!” Io: “Tu chiedi molto da me, mentre solo il vederti è un tormente abbastanza grande. Luigi “Soltanto così liberi te e me!”

30 Maggio. Venne camminando su due piedi, però ha ancora quella pelle. Egli va attorno per la camera cercando, finalmente sedette per terra e mi guardò fisso. Non fu una cosa facile comunque potei così osservare che i suoi occhi avevano perduto quella espressione cattiva. Io: “Io, adesso ti aiuto di più?” Lui: “Si”‘. Io: “Perchè non sei venuto ancor prima da me?” Lui: “Non mi era ancora permesso”. Io: “Perchè, vieni da me, ci sono pur altre persone, che ti possono aiutare”. Lui: “Tu ci sei più vicina”. Io: E come vi sono più vicina?” Lui: “La tua anima”. Io: Ma come?” Lui: “Tu vivi come non vivessi!” Poi disparve, io avrei voluto domandargli ancora altre cose.

4 Giugno. Viene tutti i giorni, ma è muto. Adesso non ha più la pelle di animale, ma qualche cosa di grigio addosso.

Due giorni di perfetto riposo, che mi fa tanto bene. Potei di nuovo osservare, che mi riesce molto seccante scrivere, ciò che riguarda me stessa, ma anche questo fa parte del tutto.

8 Giugno. Quello venne in aspetto completamente umano. Gli chiesi: “Ora sei proprio come una volta, ma dimmi, perchè eri come una bestia”. Lui: “La Giustizia di Dio vede del tutto diversamente dagli uomini. La mia anima ha avuto fame, io ho cercato, ma non ho trovato.” Io: “Come hai potuto essere salvato?” Lui: “All’ultima ora io ho creduto!” Io: “Dimmi qualche cosa dell’Aldilà!” Lui: “E’ la chiarezza e il riconoscimento. Chi ha seminato raccogliere!” Io: “Che cosa è che ti tormenta di più?” Lui: “Il desiderio!” Io: “Il desiderio di Dio?” Giovanni: “Io mi trovo nello spazio intermedio”. Io: “Nel Purgatorio?” Lui: “No!” Ha detto ancora qualche cosa, ma è impossibile capire, forse suonava come “perciò”, ma non lo posso dire con esattezza!

10 Giugno. Io: “Dimmi ancora una volta dove sei precisamente?” Lui: “Nello spazio intermedio!” Io: “Che cosa vuol dire?” Lui: “Fra oscurità e splendore!” Io: “Allora sei presto libero?” Lui: “Sì”. Io: “Tutto questo tempo non ha pregato nessuno per te?” Lui: “Si, il torrente del Sacrificio continua a scorrere. Salvezza per coloro che ci hanno creduto”. Io: “Vuoi dire la Santa Messa?” Lui: “Si”.

12 Giugno. Egli venne tutto luminoso e contento. Io: “Ma oggi tu sei uno splendore”. Lui: “Tu mi hai dato molto”. Io: “Puoi dirmi anche perchè da principio venite così ripugnanti? Sapevi di aver l’aspetto di un bufalo?” Lui: “Si”. Ed è questa una parte del castigo?” Lui: “Il peccato”. Io: “Posso fare qualche cosa perchè le anime non vengano più da me?” Il torrente è incessante. Io: “Dammi almeno un segno che tu sei stato da me, perchè si creda finalmente!” Egli mi venne motto vicino e mi sussurrò in un orecchio: “Un sacrificio di più per noi”. E sparì credo per sempre!

Il Povero Martino
4 Luglio. Il dottor G….. non viene più. Invece vengono due altre figure con indicibile frastuono. Esse non sono riconoscibili.

7 Luglio, Mi venne incontro un uomo sulla scala. Credendo che fosse un mendicante, gli dissi: “Aspetti, Le porto subito qualche cosa”. Allora mi passò vicino tutto scuro e si disciolse in una nube”. Era così naturale che non mi passò nemmeno per la mente che potesse essere uno spettro. A D…. ho visto per sette volte la Dama, si chiama Isabella, di più non le potei chiedere perché non ero sola.

9 Luglio. Svegliata da un enorme frastuono per un po’ la mia stanza era come una fiamma. Non ho visto niente, solo oltre il rumore ho sentito come un chiamare da lontano. Sentire è molto più brutto che vedere, uno si trova in un’angoscia tremenda di ciò che gli potrà accadere. Devo confessare che i miei nervi sono talmente tesi, che quasi non riesco più a dormire.

11 Luglio. L’uomo della scala mi venne incontro all’oratorio aprì in maniera del tutto normale la porta. Io mi sono tanto spaventata, però rimase quieto in ginocchio. Prima stette in piedi vicino a me poi si inginocchiò. Non potei resistere a lungo, e così uscii, ed egli mi seguì.

Gli domandai: “Che cosa vuoi da me?” Lui: “Amore”. Io: “Te lo darò se mi dici chi sei.” Lui: “Tu mi hai aiutato quando ero vivo”. “Guardami!” Io: “Io non ti conosco, solo la giacca, te la ho donata io?” Lui: “Si”. Io: “Sei vissuto qui?” Lui: “No!” Io: “E allora come viene qui?” Lui: “Perchè tu mi devi aiutare”. Io: “Perchè dovere? nessuno può costringermi!” Lui: “L’Amore”. Io: “Si, ma allora dimmi il tuo nome”. Lui: “Il povero Martino”. E disparve: non ho la minima idea chi possa essere. Ha un aspetto molto dimesso, un uomo piuttosto anziano con una grande barba, per il resto dei tutto come un mendicante. Si faceva notare per via della giacca. Come può essere una cosa simile, io ricordo ancora benissimo che stavo ricamando e leggevo Sven Hedin.

Fui per quindici giorni a Monaco, ma la cosa lì era insopportabile! Dapprima solo rumore, poi cinque giorni dopo una paurosa figura di uomo, che rimase per delle ore in piedi davanti a me, che io non conosco, e faceva dei gesti supplichevoli. Ho pregato molto con lui, ma egli non vi prendeva parte per niente, solo una volta egli mise la sua mano sul mio capo. Oh! questa mano! Fu una cosa spaventosa. Alla domanda chi fosse, rispose: “Anima (un’anima)” Non riuscii a fargli dire altro.

Vidi anche una donna in un negozio accanto al venditore. Quando io domandai qualche cosa, l’uomo mi guardò del tutto sorpreso e lei disparve.

Quando andai in clinica da mia sorella, incontrai due donne sul corridoio, con un’espressione così piena di tristezza, che dovetti chiedere loro come stavano, tanto mi fecero pena. Dalla faccia di una suora della Misericordia, notai che mi tenne per pazza e difatti li non c’era più nessuno.

Appena tornata a Waal vidi il povero Martino, mi venne incontro in giardino. Gli chiesi: “Ti accorgi che prego per te?” Lui: “Si, ma dammi ancora di più!” Io: “Ti ringrazio, perchè non vieni di notte!” Lui: “Gli altri non mi permettono!” Io: “Chi gli altri?” Lui: “Quelli che ti sono vicini”. Io: “Sono molti?” Sono quelli che fanno quel terribile frastuono?” Lui: “Si”. Io: “Perchè non li posso ancora vedere?” Lui: “Essi non ne sono ancora capaci”. Io: “Quando avviene questo?” Lui: “In una sfera superiore”. Io: “Tu sei già in quella?” Lui: “Io sono nello spazio intermedio”. Io: “Potete venire da me solo dallo spazio intermedio?” Lui: “Non tutti possono trovare la strada”. Io: “Ma dimmi, che cosa è questa strada che vi porta da me?” Lui: “Faticosa, ma tu ci attiri.” Io: “Dove sei sepolto?” Lui: “Erlangen”. Poi disparve. Se io non abbandono con lo sguardo le figure esse partecipano di più, mi pare. Spesso il fracasso di notte è intollerabile, e poi io devo ancora vedere tutta quella roba!

Adesso ho visto a U…… sedici volte Isabella. Io: “Da dove vieni?” Lei: “Dal tormento!” Io: “Eri una mia parente?” Lei: “No!” Io: “Quando sei morta?” Lei: “1846”. Io: “Dove sei sepolta?” Lei: “A Parigi.” Io: “Perché non riesci a trovar pace?” Lei: “Io non ho mai pensato alla mia anima!” Io: “Come ti posso aiutare?” Lei: “Una Santa Messa”. Io: “Non avevi più altri parenti?” Lei: “Essi hanno perduto la Fede!” Io: “Sei sempre stata qui al Castello in tutto questo tempo?” Lei: “No”. Io: “E perché adesso?” Lei: “Perché ci sei tu”. Io: “Ma quando eri viva sei stata qui parecchio?” Lei: “Si. Io ero l’amica di molti”. Essa è impeccabile, compitissima. Ora ancora una cosa, che mi inquieta parecchio, la mia stanza fu ancora assai volte piena di fiamme, anche di giorno.

11 Agosto. II povero Martino venne di nuovo da me in giardino. Io “Che cosa vuoi di nuovo?” “Io faccio quello che posso per te”. Lui: “Tu potresti fare anche di più, ma tu pensi troppo a te stessa”. Io: “Tu non mi dici niente di nuovo, purtroppo. Dimmi anche altro, se vedi qualche cosa di cattivo in me”. Lui: “Tu preghi troppo poco e perdi forza andando in giro con la gente”. Io: “Lo so, ma non posso vivere solo per voi. Che cosa vedi ancora in me, forse peccati per i quali tu devi patire?” Lui: “No. Altrimenti non mi potresti vedere nè aiutare.” Io: “Dimmi ancora di più”. Lui: “Ricordati che io sono soltanto Anima!” Mi guardò allora con tanta amabilità, che mi riempì proprio di gioia. Ma io avrei voluto sapere ancora di più da lui. Se io potessi dedicarmi solo alle Povere Anime, sarebbe una gran bella cosa, ma….. gli uomini!

“Io sono la colpa non espiata”
14 Agosto. Isabella von U…… adesso mi ha trovata qui anche di giorno. Io: “Perchè non rimani a U…….?” Lei: “Io rimango con te”. Io: “Ancora a lungo?” Lei: “Dipende dalla tua Misericordia”.

Io: “Tu devi capire che io devo aiutare anche altri, e non dare solo a te, non posso far questo.” Lei: “Attingi al tuo Amore e aiuterai”. Io: “E’ permissione di Dio, che voi veniate da me?” Lei: “Si”. Io sono veramente felice che il buon Dio ha pensato a me.

23 Agosto. Soltanto una delle Ombre ha preso una forma, un uomo anziano. Egli è in continuo movimento e con la sua inquietudine mi fa pensare all’Ombra di un albero mosso dal vento in un giorno di sole su una strada sassosa. E’ lo stesso ritmo dentro di lui.

25 Agosto. L’uomo è tremendamente furioso, però durante la preghiera andò un pochino meglio.

27 Agosto. Egli parla. Mi grido: “Aiutami!” Io: “Volentieri, ma chi sei? “Io sono la colpa non espiata!” Io: “Che cosa devi espiare?” Lui: “Sono stato un diffamatore!” Io: “Posso fare qualche cosa per te?” Lui: “La mia parola sta nello scritto e vi continua a vivere, e così la menzogna non muore!” Io: “E come ti posso aiutare allora?” Allora mi venne vicino e premette la sua testa orrenda sulla mia faccia. Fu ben difficile, ma non ho perduto conoscenza. Però io ne ebbi un vero brivido.

28 Agosto. Io: “Ti va meglio? Ti sei accorto che ho offerto per te la Santa Comunione?” Lui: “Si, così tu espii i miei peccati di lingua”. Io. “Non puoi dirmi chi sei?” Lui: “Il mio nome non deve essere più fatto!” Io: “Dove sei sepolto?” Lui: “A Lipsia”. Io non riesco a capire come fate a trovarmi”. Lui: “La strada che si deve seguire”. Io: “Ci saranno ancora molti per questa strada?” Lui: “Sette”. Io: “Mi potresti dare spiegazioni su altre anime?” Lui: “No”. Io: “Chi c’è ancora qui in camera, io vedo ancora due ombre?” Lui: “Noi siamo isolati”. Io: “Vuoi dire che non vedi gli altri?” Lui: “Si. Egli rimase tutta la notte, continuando ad andare via e qua.

29 Agosto. Lo ho visto quasi tutto il giorno, egli mi ha veramente perseguitato. Io: “Perché sei sempre qui? Ti prego vattene via, quando sono con altra gente, del resto allora io non ti posso dare niente.” Allora egli mi diede un urtone, che quasi cadevo giù per le scale. Io: “Tu non puoi spremere il mio aiuto!” Lui: “Dove sono i tuoi sacrifici?” Io: “Scusami se di nuovo ho pensato a me stessa”.

Egli non mi lasciò più fino alle sette di sera. Fu una giornata pesante. Io mi rifugiai in chiesa, lì stette in piedi davanti a me, ma almeno stette fermo. Io: “Vedi Cristo nel Sacramento o nella Realtà?” Lui: “Il Sacramento è per voi viventi, la realtà della Visione solo quando io sarò puro!”

30 Agosto. L’Uomo mi tormenta in una maniera tremenda, egli mi dà urto e mi percuote. Alla domanda: “Perchè fai così?” Egli mi urlò: “Tu mi hai dimenticata!” Io: “Allora dì finalmente tutto quello che ancora vuoi!” “Tu preghi troppo poco e devi dare di più!” Io: “Non posso fare di più per te”. Lui: “Tu devi!”

E’ vero prego poco, ma io sono così stanca, che spesso non ne posso più.” Lasciami in pace che allora pregherò di nuovo di più.” Allora divenne come un uomo arrabbiato, mi diede un urtone e disparve! Alle cinque venne di nuovo e mi gridò: “Alzati!” Poi rimase da me finché mi recai in chiesa. Quando tornai era già in camera. Io: “Fammi il piacere e vattene via!” Allora si gettò su di me, io non posso descrivere quell’orrore. Era molto di più di quanto posso sopportare! Eppure non mi voglio di nuovo lamentare, però io ho tanta paura!

3 Settembre. In questi giorni ne ho passate di più che non in tutto questo tempo. Fu la lotta di un pazzo. Ora sembra superato! Oggi egli era assai pacifico e contento, ma non parlò più!

4 Settembre. Egli venne da me sorridendo. Io: “Oggi mi piaci”. Lui: “Vado nello splendore”. Io: “Non dimenticarti di me!” Lui: “I vivi pensano e dimenticano, i morti non possono dimenticare, che cosa ha dato loro l’Amore”. E disparve. Alla fine ancora una consolazione. “Chi fu?” Chiesi a tanti, ma non ebbi risposta. I miei mi deridono, perché mi sentono spesso parlare da sola in camera mia. Io rispondo che ciò è un segno che ormai sono sclerotica o rimbambita.

“Un domenicano”
5 Settembre. Adesso anche le ombre si vanno trasformando. Venne da me un Domenicano che aveva il viso ancora irriconoscibile, una massa scura. E’ abbastanza quieto, ma mormora parole incomprensibili, pare in latino.

6 Settembre. Egli rimase con me tutta la notte. Io ero tanto piena di sonno che continuai a dormire e perdetti la Santa Comunione. Così sempre presa dalla cura del corpo, immortificata e spiritualmente pigra.

10 Settembre. Niente di nuovo. Il Domenicano non mette paura, solo che rimane troppo a lungo.

Sulla strada che porta alla segheria incontrai una donna, che non aveva in sé niente di particolare. Quando passò vicino a me udii un grido: “Misericordia”. Io mi voltai e solo allora mi accorsi, che era una povera anima. Effettivamente gli occhi sono del tutto diversi. C’erano degli operai nella campagna, e così feci finta di aver perduto qualche cosa e le chiesi sottovoce: “Che cosa posso fare per te?” Lei: “Pregare”. Io: “Sei la Teresa B?” Lei: “Si”. Io: “Eppure tu sei vissuta molto bene?” Lei: “Tutta apparenza: io sono stata vera soltanto in punto di morte”. Io: “Devo dirlo alla tua figliola?” Lei: “No, Tu mi puoi aiutare”. Io: “Ma io devo aiutare tanti con la mia povera preghiera, e così tu ne riceverai ben poco”. Lei: “Quando è l’Amore ella dona, le cose piccole diventano grandi.” E disparve.

13 Settembre. Io ero molto triste per qualche ragione ….. e piangevo. Ed ecco una mano posarsi sul mio capo. Alzai gli occhi, era il Domenicano. Egli disse:”Perchè piangi?” Io: “Perché non sono contenta di me”. Lui: “Perchè non mi dici tutto?” Io: “Puoi aiutarmi?” Lui: “Vorrei!” Io: “Io sono tanto preoccupata per l’anima mia. Non può bastare la volontà di bene, e di più non so fare”. Lui: “Se tu non pecchi, non puoi andare perduta”. Io: “Ma io pecco, purtroppo, non puoi vedere la mia anima?” Lui: “No, ma la strada per venire da te è chiara, altrimenti noi non potremmo venire. Abbi fiducia e sii umile!” Io: “E io come ti posso aiutare?” Lui: “Con la mortificazione”. Egli si fermò ancora a lungo. E’ la prima apparizione che incominciò a parlare senza essere stata interrogata.

Gli istanti immediatamente dopo la morte!
27 Settembre. Egli rimase a lungo da me. Io gli chiesi: “Per favore dimmi, se immediatamente dopo la morte noi vediamo Dio?” Lui: “Si. Un rabbrividire dell’anima in adorazione e poi un precipitare nella purificazione.” Io: “Non puoi dirmi altro?” Lui: “No” “Quanto più ami Dio, più grande la felicità, pensaci!” Io: “Ci vuole ancora molto tempo prima che tu sia completamente puro?” Lui: “No”.

29 Settembre. Ho visto tre volte in chiesa una donna anziana davanti all’altare della Madonna però non la conosco.

Il Domenicano fu qui a lungo. Io: “Ma dimmi, con quale mezzo uno può salvare la sua anima?” Lui: “Con una fede salda e l’umiltà.” Io: “Posso fare qualche cosa perchè le Povere Anime non vengano più?” Lui: “No”. Io: “Ma e se io non pregassi più per voi?” Lui: “Esse ti costringerebbero”. Io: “Posso io chiamare un’anima, dalla quale vorrei sapere qualche cosa?” Lui: “Tu non hai alcun potere su di loro”.

1 Ottobre. Viene ancora qualche cosa di difficile, sembra una bestia. Lo so che anche questo passerà, ma ho una paura indescrivibile.

3 Ottobre. Dopo la sofferenza venne il Domenicano. Io: “Sono contenta che tu vieni, ho tanta paura. Sai chi era qui?” Lui: “No, noi seguiamo uno per uno la nostra strada”. Io: “Era una bestia, perchè una bestia?” Lui: “Tu vedi il peccato, dimenticati e soccorri!” Io: “Che cosa è che giova più in fretta?” Lui: “L’offerta della tua volontà”. Io: “Perchè non la Santa Messa?” Lui: “Perchè essa non vi ha creduto”. Io: “Ma agli altri giova subito”. Lui: “Tu non puoi capire che cosa è la Giustizia di Dio”. Io non ho affatto paura del Domenicano, quando arriva, anzi sono contenta quando viene.

7 Ottobre. Ora quella cosa orrenda sta con me ogni notte; E’ una grande scimmia, come già una volta. Perché sempre questa tremenda paura, non potrò mai abituarmi a una cosa di questo genere?

9 Ottobre. Purtroppo il Domenicano non viene, viene invece quell’altro.

10 Ottobre. Una notte spaventosa, ma forse anche questo è per la mortificazione della volontà. Per questo voglio descrivere solo i fatti e non lamentarmi più. La scimmia è alta come una porta e salta intorno come un pazzo. Sembra che non voglia ancora sentir pregare. Essa entra dalla finestra, cosa che mi è sempre particolarmente pesante e paurosa. Mi soffia e sbuffa come una bestia selvatica. Essa voleva strangolarmi, ma mi sono messa in fretta al collo la croce dei moribondi.

14 Ottobre. La scimmia viene ogni giorno o tanto più la notte. Una cosa molto strana, la sua pelle è come fosse stata sotto la pioggia tanto è bagnata. Le sue grandi braccia mi hanno stretto come una morsa. Eppure sono contenta che sia una scimmia perché se venisse una serpe, io proprio non sarei capace di sopportarla.

17 Ottobre. La scimmia è insopportabile, i suoi occhi sono di fuoco e mi guarda con essi fissandomi. Devo dire che sono diventata più coraggiosa. Un anno fa io non sarei ancora stata capace di sopportare una cosa del genere, e perdevo ancora la conoscenza. Io mi sentivo così sfinita, venne il Domenicano e il mostro andò via. Io: “Perché non sei venuto prima?” Lui: “Tu eri circondata”. Io: “Da che cosa?” “Dal più grande dolore.” Io: Si, aiutami a soccorrerlo”. Lui: “Io non sono ancora libero”. Io: “Allora dimmi, che cosa devo fare per lui?” Lui: “Mostragli il tuo amore”. Io: “Ma io non posso ancora destare nessun amore per lui, al massimo il principio, la compassione. Lui: “Fa quello che ti riesce proprio difficile”. Io: “Vuoi dire flagellarmi?” Lui: “Si”.

18 Ottobre. Il Domenicano venne al mattino. Io: “Mi hai detto che non eri ancora libero: posso liberarti? E con che mezzo?” “Dammi sette Sante Comunioni!” Io: “Perché non me lo hai detto prima?” Lui: “Perché le hai donate ancora ad altri”. Io: “Come fai a saperlo” Lui: “Vidi come se ne andavano via da te con le mani colme”. Io: “Un’altra anima mi ha detto che non poteva vedere le anime, che vengono da me. E’ allora come mai invece lo sai?” Lui: “Noi siamo diversi”.

La scimmia fu da me tutta la notte molto agitata, essa stette seduta in un angolo per la maggior parte del tempo. Poi si slanciò su di me come un cane cattivo. Io le gridai: “Tu non puoi farmi questo!” Allora crollò a terra, saltò per aria e poi di nuovo su di me. Allora io le diedi una sberla. Mio Dio! Non lo farò mai più! Egli gridò con dolore selvaggio. Si raggomitolò in un angolo. Quanta pena mi fece! Mi rincrebbe tanto di essere così cattiva con lei. Feci quanto potei e le dissi che poteva fare ciò elle più le giovava. E avevo scritto che avevo più coraggio. Se avessi scritto elle avevo meno cuore, sarei stata più sincera.

19 Ottobre. Mentre stavo giocando con Wolfram, venne il Domenicano. Io: “Non spaventare il bambino!” Lui: “La sua innocenza mi attira”. Effettivamente il bambino era tutto allegro. Lo ha guardato, egli era effettivamente ordinatissimo, incredibile, ma vero. Io: “Per favore va via, vengono degli altri”. Lui: “Essi sono vivi. Io: “Ma anch’io!” Lui: “Tu appartieni a noi”. Si curvò verso Wolfram e disparve. Perché appartengo a loro? Mi sento dì nuovo intimorita.

Sai quando morirà?
20 Ottobre. La scimmia fu qui quasi tutta la notte. Il suo viso incomincia a diventare un po’ più umano, ma non meno ripugnante. Ho pregato molto con lei, essa desidera tanto l’acqua santa. La ho vista anche nel prato e in in giardino. Ho visto di nuovo le tre donne in chiesa, me indossano il vecchio costume dei contadini.

24 Ottobre. Venne il caro Domenicano. Io: “Mi puoi dire, perché alcuni di voi alle volte mi tormentano proprio?” Lui: “Sono quelli del gradino più basso. Il peccato è ancora attaccato ad essi”.

Sono salvi, ma non purificati!” Io: “Tu non sei mai stato in questo gradino?” “Per grazia di Dio, no!” Io: “Quando sei morto?” Io non seppi nulla. Lui: “Quattro mesi fa”. Io: “Dimmi perchè l’anima se è sciolta dal corpo, come faccio a vedere i vostri corpi?” Lui: “Per permissione di Dio. Altrimenti come potresti vederci?” Io: “Ma come avviene che io senta a occhi chiusi, quando voi siete vicini?” Lui: “Noi siamo legati a te”. Io: “Vi urta se io, nonostante la mia compassione sono ancora allegra con voi?” “No, perché così tu attingi forza”.

24, 25 e 26 Ottobre. Notti assai dure con la scimmia, quasi nessun riposo. Mi pare che abbia ancora tanto bisogno, non c’è alcun cambiamento. Capisco anche perché la mia preghiera sia davvero assai povera.

Il Domenicano tu qui molto poco. Io: “Mi vedi triste, io quasi non ne posso più”. Lui: “Ti sei pur voluta offrire no?” Io: “Sì certo, ma la mia volontà è molto debole”. Lui: “Quanto più tu sei piccola, tanto più grande è 1’aiuto.” Poi lui disse ancora qualche cosa di incomprensibile e disparve.

28 Ottobre. Niente di nuovo, la scimmia mi continua a tormentare come prima.

30, 31 Ottobre – 1 Novembre. Niente di speciale. Commovente da parte loro, poiché io ero fisicamente a terra.

2 Novembre. Commemorazione dei fedeli defunti, venne il Domenicano. Io: “Oggi avete una bella giornata”. Lui: “Il Sangue di Cristo scorre a torrenti”. Io: “Intendi dire elle le tante Sante Lui: “Si, questo sangue ci conduce alla Vita”. Io: “Anche tu ancor oggi’?” Lui: “Ora va bene per me”. Io: “Non tornerai più molto spesso da me?” Lui: “No”. Io: “Mi puoi dire ciò che più può rendere più perfetta la mia anima?” Lui: “Quello che ti ho detto quando ero vivo: I Santi Sacramenti. Ogni giorno devi farti più pura!” Io: “Ci manca assai. Prega per me!” “Sai quando morirò?” Lui: “3 x 9”.* Io: “Non posso capire questo!” Lui: “Non devi neanche capirlo.”

Poi venne la scimmia e il mio buon amico se n’era andato! Ho recitato davanti a lei il “Dies trae”, allora mi venne vicinissimo e mi guardò in una maniera così supplichevole da spaccare il cuore! Io mi sentii spinta ad accarezzarlo! Era untuoso al tatto. Io: “Ancora non puoi parlare?” “Solo un singhiozzare e poi si gettò su di me. Io: “Ti ordino di metterti in piedi e dirmi chi sei?” Lui: “L’Impuro!” Io: “Ti voglio aiutare, dimmi di che cosa hai bisogno?” Lui: “Che tu ti sacrifichi!” “Hai provato, quante preghiere furono offerte oggi?” Lui: “Si, fu questo che mi diede la parola”. Io: “Perchè sei in questo stato?” Lui: “Non c’è peccato che io non abbia commesso!” Io: “Hai comunque avuto la Fede!” Lui: “Fino all’ora della morte io ho disprezzato l’Altissimo”. Io: “E poi?” Lui: “Venne il riconoscimento, così sono sfuggito all’inferno”. Io: “Vuoi Sante Messe?” Lui: “Nessuna partecipazione a ciò cui non ho creduto”. Io: “E’ un castigo?” Lui: “Uno dei tanti!” Poi usci di nuovo dalla finestra. Avrei tanto desiderio di poterlo aiutare presto! Effettivamente egli è l’immagine del dolore! Ora ho più ripugnanza che paura.

3 Novembre. La scimmia mi ha perseguitata quasi tutto il giorno! così dovetti rappresentare il doppio personaggio. Scossa nel più profondo e in superficie ridendo e scherzando, è assai faticoso e consuma tante forze! Ma quasi sotto sul punto di non farcela più, viene (luci certo senso di felicità, del quale non scrivo più perchè temo di essere esaltata. Essa tornò di notte. E così anche il 4, 5 e 6. Niente si poté più tirargli fuori.

7 Novembre. La scimmia divenne più difficile, perché sempre sotto gli occhi. Io: “Che cosa c’è e che è successo a me o a te, che fai tanta paura?” Lui: “Tu devi conoscere tutta la mia vita”. Io: “Lascia stare questo, ti voglio aiutare lo stesso”. Lui: “Sai chi sono?” Io: “Si, un’anima molto povera”. Lui: “Che cosa vedi in me?” Io: “Una infelicità senza nome e un enorme peso traspaiono dai tuoi occhi.”Io non voglio sentire che cosa hai fatto”. Lui: “Ma espiare per me?” Io: “Sì”. Lui: “Voglio aiutarti a far questo!” Essa mi diede uno schiaffo in viso e disparve. Bene una cosa del genere non me la riesco a spiegare, perché, mentre io cerco di aiutarlo, lui mi fa del male. Devo domandarglielo.

8 Novembre fu quasi tutto il giorno qui. Io: “Perchè mi hai di nuovo schiaffeggiata?” Lui: “Perchè volevo tormentarti.” Io: “Però dal momento che io voglio aiutarti, ciò è misconoscenza da parte tua”. Lui: “Nel mio stato c’è soltanto cattiveria!” Io: “Ma tu sei pure salvo e allora come fai ad essere ancora cattivo?” Lui: “E’ ancora attaccata a me, non lo vedi?” Io: “Non posso vedere altro che sei uno spaventoso animale!” Allora essa mi venne vicinissima. Così vidi cose indescrivibili: Il suo corpo era una caverna di migliaia di vermi, tutto brulicava in lui. Credo proprio di non aver mai visto una cosa così ripugnante. Che io non debba più vedere una cosa simile! Gli dissi: Ti prego, vai via, non lo posso più sopportare. Sono i peccati non soddisfatti?” Lui: “Dio è giusto. I miei peccati gridano al Cielo!”**

Io: “Intendi dire i peccati che gridano vendetta al Cielo?” Lui: “Tu lo dici!” Io: “Disgraziato! Ma dimmi, il tuo pentimento all’ultima ora ha avuto la forza di salvarti? Il Pentimento e il Sacramento”! poi mi si avvicinò ancora di più, posò il suo braccio orrendo su di me. Indescrivibile questa vicinanza, questa cosa orrenda! Io ho soltanto chiuso gli occhi ed ho solo sperato che se ne vada presto. Non ho pregato, non ho offerto, così priva di amore con i più miserabili! Finalmente mi lasciò libera. Io: “Deve accadere questo?” Lui: “Tu mi rinfreschi”. Così gli ho dato davvero una quantità di acqua santa ed essa se ne andò. Quando ciò è passato si ha la sensazione di essere stati “Redenti”. Allora soltanto posso incominciare a lavorare per lei. Io avrò ancora molto da tribolare con questa scimmia! Questo pensiero mi travolge, ho una paura spaventosa, quella quantità di vermi sono un vero orrore per me. Io dico ben sia come Dio vuole, ma è poi vero, poi penso fra me che questa cosa non avesse più a succedere.

10, 26 Novembre. Molti tormenti. Non ho potuto più ricavare niente da lui. Ma non ha importanza, e non serve ricordare o descrivere ciò che è passato ormai, e poi io preferisco proprio non pensarci!

*Nota. Eugenia von der Leyen morì il 9 gennaio 1929 alle quattro del mattino, in questa data ricorre tre volte il nove!

**Nota. Qui un certo Don Dell’Andrea aggiunge: “I quattro peccati che gridano vendetta al cielo sono: l’omicidio volontario, la sodomia, l’oppressione dei poveri e la mancata retribuzione del lavoro agli operai. I catechismi moderni non li conoscono più e non li nominano neppure! Anzi secondo molti moderni teologi e medici la sodomia sarebbe una cosa naturale e quindi per niente peccato! Sic! E del resto vediamo che oggi tutti questi peccati sono diventati una moda! E sono all’ordine del giorno!”

La scimmia è Egolfo von R….
27 Novembre. Quella bestia si avventò su di me. Non mi potei difendere, però non volli schiaffeggiarla di nuovo. Sentivo i vermi sulla sua pelle viscosa. Cosa terribile! Finalmente mi lasciò. Io: “Voglio che tu parli! perchè hai fatto di nuovo così?” Allora gridò: “Io brucio (ricorda: Crucior in hac flamina del vangelo!) Io: “Che cosa ti posso fare?” Lui: “Acqua Santa!” allora gli ho dato quantità di acqua santa e come già l’altra volta era successo nemmeno una goccia cadde sul pavimento. Allora mi guardò con gratitudine e incominciò a piangere. Io: “Ma dimmi una buona volta chi sei?” Lui: “Egolfo von R….” Io: “Allora tu sei vissuto qui?” Lui: “Vissuto e peccato!” Io: “Chi hai ucciso?” Lui: “La Susanna!” Io: “qui?” lui: “No”. Io: “però hai pure peccato ancora qui?” Lui: “I peccati brutti!” Io: “Adesso il tuo è dolore presente ti serve ancora?” Lui: “No”. Io: “Sei rimasto sempre in questa casa in questo stato per tutto questo tempo?” Lui: “No dopo le tenebre!” Io: “Che cosa intendi dire per tenebre?” Lui: “L’allontanamento da Dio!” Io: “allora adesso sei più vicino?” Lui: “Sì”. Io: “Ma dimmi ancora, subito dopo la morte dove si arriva?” Lui: “Prima il Giudizio, poi il castigo!” Io: “Allora ti sei trovato davanti al buon Dio?” Lui: “Ho adorato, poi sono precipitato!” Io: “Sai con che cosa io ti posso salvare?” Lui:”Sì”, Io: “Con che cosa?” Lui: “Rinuncia ad ogni gioia”.* Io: “Dopo non verrai più da me come una scimmia?” Allora mi diede una sberla sulla testa e disparve! Rinunciare alle gioie non è per niente facile, proprio perchè tutto mi è gioia, e allora dovrei uscire completamente da me stessa.

28 Novembre. Mi pare che la sua mano sia intrisa di sangue. Io: “Perchè sanguini?” Lui: “Il mio peccato!” Io: “Non è stato in seguito a un accordo che tu hai commesso l’omicidio?” Lui: “No, te lo devo dire!” Io: “Chi era questa Susanna?” Lui: “Una bambina innocente!” Io: “Non voglio saperne altro dei tuoi peccati. Allora incominciò a urlarmi contro, mi graffiò il braccio e disse una parola, che non potei capire. Ho capito solo “omitisch” (omosessualità).

Deve essere stata una vera lotta per lui dirmi questa cosa. Perchè dopo cadde per terra e incominciò a sospirare e gemere. Dopo che gli ebbi dato l’acqua santa egli si calmò un poco, rimase però tutta la notte da me. Poiché il sonno costituisce per me una vera gioia, forse lui ha voluto costringermi a sacrificarlo e così gli dovetti dare quello che non gli avrei dato altrimenti.

18 Dicembre. Non ho più scritto niente, perchè non fu più possibile alcun discorso. La scimmia divenne una bestia furiosa, e se ho fatto del mio meglio per lei, lo fu più per paura, che per amore. Ho vissuto cose terribili, per esempio essa vuotò la sua pelle scrollandone fuori i vermi sul mio letto. Credetti di morire per lo spavento e il disgusto! Quando se ne andò, se ne andarono con lei anche i suoi vermi, e fu per me questo una vera consolazione. Finalmente oggi si presentò in forma umana, è un uomo piuttosto giovane. Egli non ha parlato. Ringrazio Dio, perchè ora egli è arrivato così avanti!

23 Dicembre. Egli rimase qui a lungo. Adesso non fa più paura, solo i suoi occhi sono ancora pungenti e irrequieti. Io: “Vorrei sapere, come è possibile che voi vi presentiate in forme così diverse”. Lui: “Per permissione di Dio. Tu non puoi vedere l’anima”. Io: “Se tu eri stato tanto tempo vicino a me, perchè non ti sei potuto far vedere prima?” Lui: “Io non avevo la capacità di trovare la strada, che è lunga”. Io: “Come hai potuto trovarmi?” Lui: “Sei tu che ci trovi. Io: “Io non ne sono d’accordo, perchè io mi sento infelice quando voi venite!” Lui: “La tua anima non parla così!”.

24 Dicembre. Venne spesso durante il giorno, ha pregato volentieri, ma non ha detto niente.

25 Dicembre. Fu qui mezza la notte. Io: “Sai che è Natale?” Lui: “Io posso adorare”. Io: “Non vieni più?” Lui: “No”. Io: “Allora io devo dirti che ti ho detto una bugia, quando ho detto, che ero infelice per il fatto della vostra venuta da me. E’ piuttosto la tremenda paura, che inaridisce il mio amore, effettivamente io voglio aiutarvi”. Lui: “Ormai non c’è più Volere per te, tu devi”. Mi sorrise e disparve. Egli era appena partito che stava davanti a me la vecchia stracciaiola in condizioni veramente pietose.

*Nota. Il direttore spirituale della principessa scrive a questo punto: “Per quanto riguarda la “gioia” dissi alla principessa che le anime non avrebbero nessun diritto di chiedere una rinuncia a tutte le gioie. Essi lo farebbero comunque solo perchè spinti dalla loro miseria e dalla loro condizione dolorosa.”

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3 pensieri su “Il diario della principessa Eugenia Von Der Leyen | Anno V: 1925

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