Alfonso Maria Ratisbonne | Storia di un ebreo avverso al cattolicesimo divenuto prete cattolico


Alfonso Maria Ratisbonne nacque il 1 maggio 1812, nella città di Strasburgo, in Francia. La sua era una famiglia ebraica di banchieri. All’età di 16 anni, Alfonso subì la perdita del padre, e il giovane finì sotto la tutela dello zio materno Luigi. La morte del babbo lo inasprì acutamente verso il cattolicesimo e la suddetta scomparsa sancì un ulteriore e netto distacco nei confronti della religione da parte del fanciullo, confermando Alfonso come un oppositore convinto delle fede cattolica, aizzato dall’ira e dal rifiuto aggressivo della dottrina. Pochi anni dopo ottenne la laurea in giurisprudenza e iniziò successivamente a lavorare presso la Sorbona, la banca di proprietà dello zio, dove ottenne così il suo primo lavoro. Il suo rifiuto e la sua avversione sostenuta e apparentemente immutabile della fede cattolica si allargò ulteriormente quando il fratello Théodore si convertì al cattolicesimo, venendo poi ordinato presbitero nel 1830, anno dell’apparizione di Maria SS. a Santa Caterina Labouré, in Rue due Bac di Parigi. Questo lo inasprì ulteriormente, alimentando la fiamma dell’avversione che aveva verso la fede e la religione.

p a m ratisbonneAlfonso si sposò in seguito con sua cugina Flore; tuttavia, prima del matrimonio, decise di recarsi presso Gerusalemme per visitare la culla della religione ebraica, da cui egli aveva origine. A causa di un avaria della nave che lo trasportava, Alfonso si dovette fermare a Roma per alcuni giorni, nell’attesa che venissero compiute le riparazioni necessarie al veicolo di trasporto. Fu qui che incontrò il barone De Bussières, fervente cattolico, fedele assiduo e amico di Théodore, il fratello cattolico. Volendo andare incontro ad Alfonso, quanto mai anticlericale, il barone gli regalò la Medaglia Miracolosa, di cui era molto devoto; unicamente per una questione di educazione e per non procurare un dispiacere all’amico, Alfonso accettò di mettersi la medaglia al collo, così come accettò di far sua il Memorare, la preghiera mariana di San Bernardo di Chiaravalle, anch’essa donata dal barone. Per il barone fù una piccola vittoria personale: far si che un non credente, che nemmeno poteva sopportare la nomina del nome di Dio, potesse accettare due elementi della cultura cattolica. Nel frattempo, Alfonso decise di prolungare di qualche giorno la sua permanenza a Roma, visitando il celebre ghetto ebraico (ad oggi uno dei 22 rioni del centro storico) il 6 gennaio del 1842, che pur sempre lo attirava a sé per via delle sue origini familiari.

Passarono due settimane circa; il 20 gennaio, Alfonso si trovò all’interno della carrozza del barone De Bussières, il quale si stava recando presso la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, nei pressi di piazza di Spagna, per prendere parte all’organizzazione di un funerale di un diplomatico. Il barone gli chiese se voleva venire ed egli avrebbe così accettato. Nonostante Alfonso si fosse rifiutato di scendere e avesse deciso, convinto, di attendere l’amico a bordo della carrozza, spinto da un desiderio di curiosità si recò invece all’interno della chiesa, che decise di visitare. Appena subentrato, Alfonso visse un esperienza miracolosa che gli cambiò la vita, ed ottenne un istantanea conversione al cattolicesimo. Dal suo racconto:

All’improvviso mi sentii preso da uno strano turbamento: la chiesa mi sembrò tutta oscura, eccettuata una cappella, come se la luce si fosse concentrata tutta là. Levai comunque gli occhi verso la luce che tanto risplendeva e vidi, in piedi sull’altare, viva, grande, maestosa, bellissima e dall’aria misericordiosa, la Santa Vergine Maria, simile, nell’atto e nella struttura, all’immagine della medaglia che mi era stata donata perché la portassi.

La Vergine non pronunciava alcuna parola, ma compresi perfettamente. Provavo un cambiamento così totale che credevo di essere un altro, la gioia più ardente scoppiò nel profondo dell’anima; non potei parlare… non saprei render conto delle verità di cui avevo acquisito la fede e la conoscenza. Tutto quello che posso dire è che il velo cadde dai miei occhi; non un solo velo, ma tutta la moltitudine di veli che mi aveva circondato, scomparve; uscivo da un abisso di tenebre, vedevo nel fondo dell’abisso le estreme miserie da cui ero stato tratto a opera di una misericordia infinita; tanti uomini scendono tranquillamente in questo abisso con gli occhi chiusi dall’orgoglio e dall’indifferenza. Mi si chiede come ho appreso queste verità, poiché è certo che non ho mai aperto un libro di religione, non ho mai letto una sola pagina della Bibbia. Tutto quello che so è che, entrando in chiesa, ignoravo tutto, e uscendone, vedevo tutto chiaro, non avevo alcuna conoscenza letterale ma interpretavo il senso e lo spirito dei dogmi. Tutto avveniva dentro di me, e queste impressioni, mille volte più rapide del pensiero, non avevano solamente commosso l’animo, ma l’avevano diretto verso una nuova vita… i pregiudizi contro il Cristianesimo non esistevano più, l’amore del mio Dio aveva preso il posto di qualsiasi altro amore.

Padre Alfonso Maria RatisbonneFu così che il 20 gennaio del 1842 Alfonso si convertì al cattolicesimo. Undici giorni dopo, ricevette il Battesimo, assumendo il nome di Alfonso Maria. Nello stesso anno, la notizia della sua conversione miracolosa si diffuse e divenne in larga parte conosciuta negli ambienti del clero cattolico; il Vicariato di Roma istituì una commissione d’inchiesta per verificare l’autenticità sovrannaturale di quanto accaduto. Il processo durò dei mesi e vennero deposte un certo numero di testimonianze. Dopo mesi di deposizioni, il 3 giugno 1842 il cardinale Costantino Patrizi firmò il decreto in cui si riconosceva la conversione di Alfonso dall’ebraismo come “istantanea e perfetta”, riconoscendo l’apparizione avvenuta e constatando di soprannaturalità.

Si riconciliò con il fratello, il quale condivise con gioia la notizia della conversione, e decise di diventare gesuita. Iniziò così un cammino di consacrazione. Il 24 settembre del 1848 fu ordinato presbitero. Fece parte della Compagnia di Gesù; dopo alcuni anni, comprese che la sua missione era accanto al fratello Théodore, nella Congregazione di Notre Dame de Sion da lui fondata per la conversione degli ebrei al cattolicesimo, missione che sentì sua fin da subito. Lasciò i gesuiti (con indulto di papa Pio IX) e si trasferì in Terra Santa; qui fondò, nel 1856, il convento Ecce Homo, con annessa scuola e orfanotrofio femminile, a cui seguirà il convento San Giovanni fondato nel 1860 (con chiesa e orfanotrofio annessi) e l’orfanotrofio maschile dedicato a San Pietro, con annessa scuola meccanica, presso Giaffa. Morì il 6 maggio 1884 ad Ain Karin, il luogo dove Maria fece visita a Santa Elisabetta.

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