La posizione della Chiesa Cattolica sull’omosessualità

Premesso che la Chiesa Cattolica non può generare da sé le sue stesse dottrine, come se fosse artefice autonoma della sua stessa verità: essa deve elaborare il vero o dalla legge naturale, insita nel creato e comprensibile mediante il lume della ragione, o dalla fonte divina, mediante la Rivelazione di Cristo. Il rapporto che intercorre tra verità e omosessualità ha origine naturale e divina; si trae il sapere sull’omosessualità dalla legge naturale, riflesso della legge divina. Chiunque scruti e deduca dalla legge naturale, trae il pensiero divino.

La Chiesa Cattolica, guidata dal papa e dai vescovi, separa l’omosessualità dall’omosessuale; tocca l’omosessualità senza opporsi all’omosessuale; il giudizio è sull’atto e non sulla persona. Non è in sé l’omosessuale ad essere ostracizzato, giudicato e condannato; è l’omosessualità in quanto atto. Il Magistero della Chiesa ha una concezione veritiera e purista dell’omosessualità, tratta da presupposti naturali e da indicazioni bibliche che hanno origini divine.


Il dato delle Scritture è oggettivo e preclude qualsiasi possibilità di equivocità interpretativa. La parola di Dio si autocomunica sull’omosessualità in maniera oggettiva. L’atto, e non il peccatore, è condannato; se la corruzione viene giudicata moralmente cattiva, il corrotto, autore della corruzione, va avvicinato alla salvezza con umanità e spirito di dolcezza.

Lettera ai Romani 1, 27 Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. 28 E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, 29 colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, 30 maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31 insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. 32 E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.


Traendo sapere dalla natura e da Dio, la Chiesa ha elaborato una dottrina sapienzale sull’omosessualità specifica e determinata. Il Catechismo della Chiesa Cattolica 1992, il quale funge da compendio della Dottrina della Chiesa, espone con coraggio il dato veritiero sull’omosessualità, in un’epoca luciferina.

2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, [Cf Gen 19,1-29; Rm 1,24-27; 1Cor 6,10; 1Tm 1,10 ] la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.


Tra le fonti del Magistero, si veda «Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale» 1 emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel gennaio 1976; nella suddetta si fa distinzione tra «omosessuali la cui tendenza […] è transitoria» e «omosessuali […] di istinto innato o di costituzione patologica, giudicata incurabile», indica per questi ultimi che: 

«La loro colpevolezza sarà giudicata con prudenza; ma non può essere usato alcun metodo pastorale che […] accordi loro una giustificazione morale. Secondo l’ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile»
  1. Congregazione per la dottrina della fede, Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale. Documenti e studi, Libreria Editrice Vaticana, 2006

Il documento «De pastorali personarum homosexualium cura» (Cura pastorale delle persone omosessuali), emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1986 a firma del cardinale Joseph Ratzinger, recita:

«Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata»

L’inclinazione omosessuale in sé, altresì tendenza omosessuale, costituisce una condizione variabile dell’essere e non in sé peccato. Essere omosessuali non costituisce peccato né è oggetto di colpa. L’atto omosessuale invece, preceduto dalla volontà dell’uomo e compiuto per volontà stessa, costituisce peccato grave, che con deliberato consenso e piena avvertenza diviene mortale. Per questo, a qualsiasi omosessuale, è richiesto di vivere in castità, orientando la propria volontà verso Dio ed evitando atteggiamenti immorali; curando infine la propria omosessualità con amore e dedizione, nei limiti della legge naturale e divina, e conservandosi in grazia di Dio.

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