I 7 consigli di Don Bosco per l’educazione dei giovani | Il “sistema preventivo” dalle lettere agli insegnanti


Se Don Bosco viene generalmente chiamato Santo dei giovani, un motivo c’è: egli ha consumato gran parte della sua vita attorno ad una vocazione celeste da mille e una notte: la cura dei giovani. E a lui, tra l’altro, che dobbiamo l’attuale forma moderna dell’oratorio come centro di aggregazione giovanile. Don Bosco aveva a cuore ogni ragazzo che incontrava lungo il suo cammino; dal bambino al ragazzino ribelle, dal problematico al disagiato, li metteva tutti sotto la sua ala, e con fede e preghiera cercava di dirigerli lungo il cammino di vita.

In una serie di lettere, che inviò agli insegnanti, mise su carta sette consigli distinti da applicare all’educazione dei giovani, raccolta in ciò che lui definiva come “sistema preventivo”. Sette consigli che mettono in risalto la teologia dell’educazione infiammata dalle virtù cristiane. Sintetici ed essenziali, pressoché impeccabili come suggerimenti spirituali e intellettuali. Sia che siate genitori, educatori, animatori, fratelli o sorelle maggiori, insegnanti o religiosi, leggeteli!


1) La punizione dovrebbe essere il vostro ultimo ricorso 

Nella mia lunga carriera di educatore, quante volte tutto questo mi è stato portato sotto al naso! Non vi è alcun dubbio che è dieci volte più facile perdere la propria pazienza rispetto al controllarla, minacciando un ragazzo piuttosto che persuaderlo. Non c’è dubbio, in aggiunta, che è molto più gratificante, per il nostro orgoglio, punire coloro che ci resistono, piuttosto che sopportarli con ferma delicatezza. San Paolo spesso si lamentava di come alcuni convertiti alla fede troppo facilmente ritornavano alle loro inveterate abitudini; al tempo stesso se ne prendeva cura con una pazienza tanto zelante quanto ammirevole. Questo è il tipo di pazienza con la quale dobbiamo a che fare, con i giovani.

2) L’educatore deve lottare per rendersi amabile dai suoi pupilli, se desidera ottenere il loro rispetto. 

Quando riesce in ciò, l’omissione di una certa gentilezza formale è una punizione che riaccende l’emulazione, rianima il coraggio e mai si degrada. Ogni educatore deve rendersi amabile, se desidera essere temuto. Egli raggiungerà questo vertice se rende chiaro a parole, e ancor più con i fatti, che ogni sua cura e sollecitudine sono diretti verso il benessere spirituale e temporale dei suoi alunni.

3) Eccetto rarissimi casi, le correzioni e le punizioni non dovrebbero essere date in pubblico, ma privatamente e distanti dagli altri. 

Dovremmo, di seguito, correggerli con la pazienza di un padre. Mai, per quanto possibile, correggere in pubblico, ma in privato, o come si dice – in camera caritatis – apparte rispetto agli altri. Soltanto nei casi di prevenzione o rimedio (se si tratta di scandali seri) permetterei correzioni o punizioni pubbliche.

4) Colpire uno in qualsiasi modo, farlo inginocchiare in una posizione dolorosa, tirargli le orecchie, e altre punizioni simili, devono essere assolutamente evitate. 

La legge le proibisce, oltre al fatto che irritano grandemente i ragazzi e abbassano la reputazione dell’educatore.

5) L’educatore deve capire che le leggi della disciplina, e le ricompense e le punizioni che esse comportano, devono essere fatte sapere all’alunno, in modo che nessuno possa scusarsi che non sapeva ciò che è stato comandato o proibito. 

[In altre parole, i bambini hanno bisogno di limiti e rispondo bene ai suddetti. Nessuno si sente sicuro se vengono lasciati liberi alla cieca, finendo per sfasciarsi]

6) Siate esigenti quando si tratta di questioni di dovere, fermi nella ricerca del bene, coraggiosi nel prevenire il male, ma sempre gentili e prudenti. Il vero successo puo’ venire solo dalla pazienza, ve lo assicuro. 

L’impazienza disgusta soltanto gli alunni e diffonde il malcontento tra i migliori di loro. La lunga esperienza mi ha insegnato che la pazienza è l’unico rimedio perfino per i peggiori casi di disobbedienza e irresponsabilità tra i ragazzi. A volte, dopo aver concretizzato molti sforzi pazienti senza aver ottenuto successo, ho ritenuto necessario ricorrere a severi provvedimenti. Questi non hanno mai ottenuto nulla, e alla fine, ho sempre notato che la carità ha sempre trionfato laddove la severità aveva incontrato il fallimento. La carità è la cura totale anche se puo’ essere lenta nell’effetto della cura.

7) Per essere veri padri nel gestire i giovani, non dobbiamo permettere che l’ombra della rabbia oscuri il nostro volto. 

Se a volte veniamo presi di sorpresa, lasciate che la luminosa serenità delle nostre menti disperdi immediatamente le nuvole dell’impazienza. L’auto-controllo deve dominare il nostro essere – la nostra mente, il nostro cuore, le nostre labbra. Quando qualcuno è nella colpa, destate simpatia nel vostro cuore e abbiate speranza nella vostra mente per lui; successivamente lo correggerete con profitto.

 

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