Che capolavoro della letteratura. Che avventura. Si, forse è la piu bella di tutte le avventure scritte. Certo, c’è Il Signore degli Anelli, che è il piu bel romanzo della storia, perlomeno a mia detta. Ma Lo Hobbit è comunque l’avventura che un pò tutti noi vorremmo vivere. Magari ci fosse una montagna solitaria e un drago da espugnare, verrebbe quasi da pensare; eppure, entrambe le cose, sono, effettivamente, reali. Penso che vivere l’avventura de Lo Hobbit, nella vita reale, non sia infattibile.

E’ chiaro che nella realtà non esistono draghi, nani (non come quelli di Tolkien) e non c’è Gandalf, il punto di riferimento che rendeva tranquilla la compagnia; l’uomo-guida, metafora simbolica del pastore. Quindi, chi la vuole vivere letteralmente, si deve rassegnare; puo’ solo sognarla nella propria mente, o perlomeno sperare che la stessa mente la presenti in sogno. Ma, nel mondo, vivere questa avvenuta che abbiamo letto è ben piu che possibile. Perchè, se ci si pensa, ognuno ha il proprio Smaug, metafora del nemico e dell’obiettivo. Ognuno ha la propria montagna solitaria da riconquistare, metafora di qualcosa che abbiamo perduto e ci è stato portato via.

Ognuno di noi può avere la sua montagna solitaria da conquistare, e il suo Smaug da sconfiggere. Tutti, nessuno escluso. Chiunque puo’ aver perso qualcosa, o puo’ ritrovarsi nella necessità di recuperare qualcosa di perduto. Qualcuno che ha perso la pace, la serenità, la tranquillità nel proprio cuore…e puo’ così cercare di ritrovare questi doni; di (ri)appropriarsi degli stessi. C’è anche qualcuno che, magari, ha perso una ragazza, e vorrebbe tanto (ri)trovare la sua lei. Cercare queste cose significa dover azionarsi, smuoversi e rifiutare la passività della propria vita: significa rendersi attivi e combattere. Ognuno puo’ sconfiggere il proprio Smaug: la nostra paura, la nostra mancanza di fiducia, le nostre insicurezze. Puoi toglierle di mezzo e riconquistare, così, la tua montagna solitaria.

Ma non ci sono solo le sfide personali e soggettive. C’è anche la sfida “obiettiva”, che riguarda tutti noi. La sfida contro il maligno: il primo omicida, il principe del mondo, Satana, l’angelo ribelle. Lui è il dragone e noi il piccolo hobbit, chiamati a sconfiggerlo. Anche questa è un cammino che si traduce in un lungo pellegrinaggio, proprio come han fatto i 13 nani in coppia con Gandalf e Bilbo, ma anche in una lunga lotta, che dura però solo in terra, lungo il cammino terreno.

Quando hai 27 anni, così come quando ne hai 23, non è tempo di adagiarsi in uno stile di vita comodo, per l’appunto adagiato, dove il rischio di vivere una vocazione, di qualsiasi tipo essa sia, viene soffocato dalla paura di rischiare, lasciando che la nostra vita radicata, l’abc della nostra giornata tipo, continui a riempire la nostra esistenza e a rimandare ed ignorare, piu o meno liberamente, quel richiamo che sentiamo oltre la finestra e che ci indica di lasciare, di cambiare, di andare altrove. Bisogna combattere per questo. E allora, come un simpatico vecchietto consigliò ad un adulto Peter, devi volare, devi batterti, devi esultare.

Lo Hobbit è la metafora del pellegrino, anche se questo aspetto troverà il suo piu grande rappresentate ne Il Signore degli Anelli. Il romanzo di Tolkien del 1937 è il racconto del pellegrino che lascia, o è tenuto a lasciare, la sua terra, per ritrovare il tesoro perduto. Ognuno ha la sua montagna solitaria nel suo cuore: sia essa l’amore, l’amicizia, o anche qualcosa di materiale (pensiamo ai profughi che hanno lasciato o perso la loro casa nel loro paese natale). Smaug, nel mondo, è ovunque. Non è soltanto il dragone antico, l’angelo ribelle, che esiste (ed esiste per davvero). Ma è anche tutto ciò che è male nel mondo: dall’invidia all’ipocrisia, dalla rabbia all’odio.

Perche come Smaug ha infiammato, distrutto e conquistato la montagna solitaria, nella realtà il drago che vive in ognuno di noi fa altrettanto. Magari, con una parola poco carina, abbiamo distrutto un sentimento nel cuore di qualcuno; piuttosto che aiutarlo a mantenersi nella gioia, abbiamo alimentato in lui discordia e ira. Magari, con un nostro gesto, abbiamo rovinato questo o quest’altra cosa: l’umore di una persona, la sensazione di sicurezza in un determinato luogo, etc. E magari, con una nostra azione, abbiamo distrutto qualcosa in cui qualcun’altro credeva e contava.

Vivere l’avventura de Lo Hobbit, la piu bella di tutte le avventure scritte, è possibile. Bisogna armarsi di una cosa semplice: il coraggio di dire si all’avventura che la vita ci propone. Bisogna avere il coraggio di fare quella scelta che portò Bilbo a lasciare casa sua, e non solo. Perchè, quando Bilbo disse si, lasciò anche la comodità della sua terra, la vita radicata e strutturata nella campagna e nel benessere, la comodità di una vita che era già agiata. Bisogna avere il coraggio di fare la scelta giusta: dire si a quell’avventura, quell’obiettivo e quel piano che la vita ci propone. Non è difficile viverla, questa avventura. E’ difficile dire di si all’inizio, per iniziarla. Poi, quando tutto sarà finito, potremmo anche ritornare nella pace, o in una vita piu agiata. Però, che fisicamente partiate o no, il drago và sconfitto e la montagna solitaria riconquistata.

Armiamoci di coraggio e di fede e affrontiamo Smaug, riconquistiamo la montagna, e speriamo di avere dei compagni di viaggio come i 13 nani scelti da Gandalf. Non saranno “perfetti”, non saranno sempre dalla vostra parte, ma anche dopo il litigio, la tempesta e la discordia, saranno sempre lì, al vostro fianco, pronti per sostenervi ed aiutarvi nel cammino. Questa, in fondo, è la vera amicizia: non un’amicizia dove non si litiga mai (che è falsa), ma un amicizia dove, dopo il litigio, si rimane amici. Così si dimostra di essere dei veri amici e di rimanere insieme anche quando le cose vanno male.

Non abbiate paura di affrontare il viaggio, l’avventura e la sfida. Perchè, altrimenti, il drago Smaug rimarrebbe proprietario di qualcosa che non è suo. E gliela darete vinta. E ai nani questo concetto non andava a genio. E fù questo che li spinse a partire. Lo Hobbit ci parla del coraggio del cittadino comune (Bilbo) che ha lasciato la sua terra per un bene maggiore. Ha detto si e non si è pentito. Poi è tornato, vincitore. Che questo, nella vostra vita, rappresenti la chiamata ad una vocazione, la chiamata ad andarvene via o la necessità di partire, lo sapete solo voi. Solo, non dimenticate di dire anche voi il vostro si, e di affrontare quello che Dio ci propone lungo il cammino.

Perché, se partiamo, non solo vivremo una grande avventura ma, alla fine, con fede e coraggio, risulteremmo pure dei vincitori. E avremmo una gran bella storia da raccontare a qualcun’altro. Proprio come Bilbo.

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