La piccola Santa Maria Goretti


Maria Goretti è una delle sante piu giovani che la Chiesa abbia mai avuto. La piccola visse un cammino terreno estremamente breve, durato all’incirca dodici anni; nacque nel 1890 e morì nel 1902, pochi mesi prima di compiere il suo dodicesimo compleanno. Le sue virtù e la sua sofferenza l’hanno portata alla santità non appena deceduta; santità che la Chiesa ha poi riconosciuto, attribuendole il martirio e la straordinaria virtù eroica del perdono.

Maria Goretti è tra le sante più grandi, e nella sua purezza vi erano insiti valori nobili, degni della conformità a Cristo, che ad oggi ci offrono un altro forte e robusto modello di riferimento per tutti noi che siamo in cammino. Parlerei di Maria Goretti come un dolce e piccolo fiore donatoci da Gesù. Chiamata alla santità, venne poi portata in Paradiso molto presto; una chiamata precoce, che non ha comunque risparmiato, sulla terra, durante il breve cammino di lei, la croce e la santificazione.

Ho iniziato a conoscere e ad approfondire questa piccola creatura a partire dall’inverno del 2014. Ne avevo già sentito parlare precedentemente, l’avevo già sentita nominare qua e là, l’avevo piu o meno orecchiata di sfuggita, conoscevo piu o meno qualche dettaglio…ma fù solo quando andai a Medugorje, durante il mese di novembre, con un sacerdote, tale padre Silvano di Reggio Emilia, che mi avvicinai a lei in modo più diretto, piu intimo, approfondendone così la storia, la santità, il cammino cristiano e le virtù eroiche. Questo mio avvicinamento fù poi dovuto al fatto che padre Silvano è tra i più grandi “fan” della piccola, nonchè fervente sostenitore e promotore della Santa. Così, ritrovandomi per una decina di giorni con lui, mi ritrovai a “a contatto ravvicinato” con la storia di questa bambina. Quest’oggi, vi propongo uno speciale a lei dedicato.


Biografia – Maria Goretti nacque il 16 ottobre del 1890 a Corinaldo, comune della provincia di Ancona. I suoi genitori erano coltivatori e avevano sette figli, di cui uno morto a pochi mesi di vita. Come molte altre famiglie di agricoltori, erano una famiglia povera. L’infanzia della piccola Maria venne caratterizzata da analfabetismo, denutrizione e lavoro pesante; un destino simile ad altri figli di agricoltori poveri. Maria pregava intensamente, badava alla casa, aiutava i fratelli e dava una mano alle faccende domestiche. Era alta 1.38 cm; All’età di 11 anni fece la sua prima comunione e maturò il proposito di morire prima di commettere peccati.

I Goretti erano amici della famiglia Serenelli, ed entrambe le famiglie godevano di reciproca amicizia. La famiglia si trasferì nel laziale poco dopo, assieme alla famiglia amica. Il padre Luigi Goretti morì di malaria nel 1900; fu in quel periodo che i Goretti strinsero un amicizia ancora piu stretta con la famiglia Serenelli. Di quest’ultima faceva parte il secondogenito Alessandro, che aveva 18 anni; egli fece vari tentativi di approccio con Maria, nei confronti della quale si sentiva attratto con grande malizia.

Il culmine di questo suo interesse morboso lo raggiunse il 5 luglio del 1902: con la scusa di farsi rammendare i vestiti, Alessandro attirò Maria in casa e tentò di violentarla. La piccola iniziò a gridare e cercò di difendersi dallo stupro; Alessandro prese così un punteruolo e la ferì gravemente, colpendola a morte tantissime volte. Furono una ventina le volte che la colpì. Dopo aver fatto questo, Maria rimase ferita mortalmente; venne trasportata all’ospedale Orsenigo di Nettuno, dove vi entrò verso le ore 20 in gravissime condizioni. Alessandro venne arrestato e confermò ai carabinieri quanto accaduto.

Prima di entrare in sala operatoria, la piccola venne confessata da Fra Martino Guijarro, cappellano dell’ospedale, che la vide in condizioni gravi e capì che le rimaneva poco tempo. Maria Goretti morì il giorno dopo, il 6 luglio del 1902, alle ore 15.45, a causa di una setticemia conseguente a un intervento chirurgico; prima di spirare, il frate gli chiese se perdonava il suo uccisore. Lei rispose: “si, per amore di Gesù lo perdono e lo voglio con me in Paradiso”. L’8 luglio venne celebrato il funerale nella cappella dell’ospedale. Il suo assassino fu condannato a 30 anni di carcere.

La canonizzazione della Chiesa Cattolica – Il culto della piccola si diffuse fin da subito. L’11 dicembre del 1949, la Chiesa riconobbe due guarigioni miracolose attribuite all’intercessione della piccola Maria: la guarigione di Giuseppe Cupi e quella di Anna Grossi Musumarra avvenute rispettivamente l’8 e l’11 maggio del 1947. Il 24 giugno del 1950, sotto il pontificato di Pio XII, Maria Goretti venne canonizzata e riconosciuta come santa in Paradiso. All’evento partecipò anche la madre. La proclamazione della sua santità da parte della Chiesa Cattolica fu dovuta principalmente al perdono concesso al suo assassino e al proposito di morire senza peccati, in entrambi i casi liberamente e consapevolmente voluti, nonchè alle sofferenze portate, alle guarigioni miracolose per sua intercessione e alla vita di preghiera e fatica condotta nella sua brevissima esistenza, che oggi sono esempio e testimonianza di una vita cristiana nel nome di Cristo.

Il culto – Il giorno di commemorazione istituito è il 6 luglio. Santa Maria Goretti è patrona di Latina, Agro pontino, dei Servi di Maria e della gioventù; ella è una delle grandi santi dei giovani, come Santa Gemma Galgani. Ad essa viene riconosciuta la palma del martirio; ella è anche santa delle vergini, della purezza e delle vittime di violenza. A Nettuno è presente il Santuario a lei dedicato, ovvero il Santuario di Nostra Signora delle Grazie e di Santa Maria Goretti, dove vengono conservate il corpo e le reliquie; a Corinaldo è possibile visitare la sua abitazione natale.

Alessandro Serenelli e la sua conversione a Cristo Alessandro scontò 27 anni dei 30 anni di reclusione presso il carcere di Noto; nei primi tempi, continuava a dire di essere stato provocato dalla bambina. Tra il 1902 e il 1918, si pentì amaramente dell’omicidio e iniziò un cammino di conversione al cattolicesimo. Maturato prima il pentimento del cuore verso quanto accaduto, iniziò un lungo cammino di conversione sostenuto anche dal vescovo di Noto. Nel 1929 venne scarcerato in anticipo per buona condotta. Chiese il perdono dei familiari della famiglia Goretti; la madre glielo accordò.

L’episodio che mise un prima e un dopo nella sua vita fù un sogno avuto quando era in carcere, prima ancora di pentirsi; un sogno dove incontrava la piccola Maria Goretti che, splendente di luce, gli offriva dei gigli che divenivano fiammelle e dove lo perdonava, dicendogli però che doveva dire la verità. Il sogno venne poi raccontato ed è oggi uno degli episodi mistici piu celebri associati alla santa. Fu li che Alessandro iniziò a cambiare vita, e si aprì alla conversione. Fuori dal carcere, venne accolto da una comunità di frati di Macerata dove vi rimase fino alla fine dei suoi giorni e dove vi lavorò come portinaio e giardiniere; morì il 6 maggio del 1970 a 87 anni.

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L’unica foto esistente dove è presente Santa Maria Goretti
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Zoom su Santa Maria Goretti; è piu alta in quanto in piedi su uno sgabello. L’unica foto esistente su di lei nella storia.

Sono vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia prima giovinezza infilai una strada falsa: la via del male che mi condusse alla rovina. Vedevo attraverso la stampa, gli spettacoli e i cattivi esempi che la maggior parte dei giovani segue quella via, senza darsi pensiero: ed io pure non me ne preoccupai. Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato da una forza bruta che mi sospingeva per una strada cattiva. Consumai a vent’anni il delitto passionale, del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l’angelo buono che la Provvidenza aveva messo avanti ai miei passi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per me, suo uccisore.
Seguirono trent’anni di prigione. Se non fossi stato minorenne, sarei stato condannato a vita. Accettai la sentenza meritata; rassegnato espiai la mia colpa. Maria fu veramente la mia luce, la mia Protettrice; col suo aiuto mi diportai bene e cercai di vivere onestamente, quando la società mi riaccettò tra i suoi membri. I figli di San Francesco, i Minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto fra loro non come un servo, ma come fratello. Con loro vivo dal 1936.
Ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore e alla sua cara mamma, Assunta. Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliano trarre il felice insegnamento di fuggire il male, di seguire il bene, sempre, fin da fanciulli. Pensino che la religione coi suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, la unica via sicura in tutte le circostanze, anche le più dolorose della vita. Pace e bene!

Alessandro Serenelli, testamento autografo, 5 maggio 1961

Racconto dell’incontro con Alessandro Serenelli di Don Giuseppe Tommaselli – Nel novembre del 1967 partivo in macchina da Ancona; feci una visita alla Santa Casa di Loreto, poi una tappa a Recanati per vedere l’abitazione di Giacomo Leopardi e dopo mi spinsi sino a Macerata. Qui cercai e trovai chi da tempo desideravo vedere: l’uccisore di Santa Maria Goretti, Alessandro Serenelli. Era ed è tuttora nel convento dei Padri Francescani; non è frate, ma vive con loro. Ci scambiammo un abbraccio ed un bacio. Parlammo a lungo. Guardavo il Serenelli e pensavo: ecco qui un assassino, che ha dato una santa alla Chiesa di Dio! È grande la Provvidenza Divina, che dal male sa ricavare il bene! A diciotto anni, spinto da malvagia passione, crivellò di coltellate il puro corpo di Mariettina Goretti. Il suo delitto indignò il mondo. È vero che il Serenella è stato un assassino, però si è riabilitato con il vero pentimento e la lunga penitenza. Gli domandai: “lei che concetto aveva della Goretti prima ancora di ucciderla?”. “Era una santina. Il mio fu un momento di pazzia. Sono tanto pentito del mio delitto. Scontai nelle varie Case Penali; quattro anni mi furono tolti per amnistia e ventisei anni li trascorsi nella cella. Appena uscito dal carcere, andai a gettarmi ai piedi di Assunta, la madre di Mariettina, domandando perdono. Ebbi una dolce visione della Santa, che poi narrai a Roma ai Monsignori prima che la fanciulla fosse santificata.” “Signor Alessandro, non pensi più al passato. Ripari sempre il suo delitto, facendo opere buone e pregando. Le raccomando la Comunione.”. “Tutti i giorni mi comunico; e poi… preghiere, rosari, visite a Gesù Sacramentato.” Serenelli è così pentito del suo omicidio, che vuol lasciare un documento ai posteri. Con i piccoli risparmi ha pensato di fare erigere un monumento di marmo «la statua del perdono», raffigurante la giovane Goretti in posizione eretta e lui in ginocchio, ai suoi piedi, implorante perdono. Un solo delitto commise il Serenelli e per tutta la vita lo sta riparando. E quelli che hanno le mani macchiate di sangue e non per uno ma forse per più delitti, togliendo la vita ai pargoli, quale pentimento ne hanno e quale penitenza ne fanno? Per costoro: o dura penitenza e forte riparazione, oppure eterna dannazione!

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