Se hai smesso di pregare, non disperare: ricomincia!

Dal giorno in cui mi sono convertito, sono stato testimone di cammini di preghiera iniziati e poi interrotti, di anime che avevano intrapreso la via della trascendenza e che poi, mediante un processo graduale a ritroso, han perso la fede, di fanciulli che erano nel pieno della propria ascesa verso Dio e che solo successivamente sono ricaduti nelle tenebre e di fedeli che si sono persi strada facendo nel cammino di vita, dapprima evolvendosi verso la santità e soltanto in seguito de-evolvendosi verso l’abisso, degenerando – e dunque perdendo – i frutti maturati in seno al cammino ascetico. Io stesso ho fatto e vissuto tutto questo poc’anzi esposto. Sono caduto e mi sono rialzato, e con me moltissimi altri.

I fedeli si dividono in due gruppi di «reazione»: vi sono coloro che cadono e che si rialzano, con fede e speranza, e vi sono coloro che cadano e che non si rialzano, convinti che non ci sia più nulla da fare. I primi manifestano speranza, i secondi disperazione. I primi cercheranno sempre e comunque di camminare verso Dio, indipendentemente dal numero di cadute che avverranno; i secondo si fermeranno. I primi, facendo violenza, entreranno nel Regno dei Cieli 1. I secondi, se non si rialzeranno, rischieranno di procurarsi da se stessi la propria condanna eterna.

  1. Matteo 11, 12 Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono

Cadere è naturale, può capitare come no; rialzarsi è altrettanto naturale, può capitare come no; sia cadere che rialzarsi dipende unicamente dall’io, la cosiddetta volontà intellettiva 2. È necessario un atto di volontà libero, spontaneo, in cooperazione consensuale con la grazia, affinchè ci si possa rialzare dopo la caduta. Rialzarsi dipende unicamente da noi e dalla misura in cui cooperiamo con la grazia divina, colei che ci aiuta nel processo di recupero ad ogni caduta avvenuta.

  1. Così come la definiva san Tommaso D’Aquino, Dottore Angelico, nella Summa.

Chi si rialza riprende verso Dio, di sua scelta; chi non si rialza discende verso l’abisso, di sua scelta (non essendo rialzato, sarà conseguenziale rimanere nell’abisso). La libertà umana, pre-esistente, propria, incondizionata e autonoma (si ricordi che “La via della libertà” è propria della metafisica della persona), può questo. Può scegliere per Dio o contro Dio; può scegliere di essere unita alla «sostanza» divina o di privarsi da sé della sostanza divina (est privatio boni debiti, sant’Agostino), ovverosia dell’unione in grazia con Dio, di propria scelta.

est privatio boni debiti

Il male come privazione di una perfezione presente nella sostanza che ha in sé il bene. Il male come privazione del bene, come allontanamento consensuale da ciò che è bene in natura.

Ho conosciuto un gran numero di anime le quali avevano intrapreso un cammino di fede, sacramenti e preghiera; erano entrate nell’ordine sovrannaturale del creato. Camminavano e andavano avanti, contro qualsiasi avversità; pregavano, frequentavano e credevano; per poi cessare la prosecuzione del proprio cammino, senza soluzione di continuità, per ferite, delusioni e amarezze personali.

C’è un agire – ed un reagire – contro le tenebre, secondo il presupposto cristiano (andare avanti e mai mollare, nonostante le croci e le avversità); e c’è un agire – ed un reagire – contro le tenebre, secondo la disperazione e la sfiducia. Il principio del delusionismo emozionale è lo stato psichico da cui sgorgano semi di ateismo, apostasia, abbandono, delusionismo cinico, disinteresse e disperazione.

Si parte da quella sorta di “delusionismo emozionale”, come poc’anzi esposto, per poi cessare gradualmente la preghiera, la fede ed il cammino spirituale, finendo per divenire aridi e indifferenti e de-evolvendosi in una continua spirale discendente, che porta l’anima dapprima all’abbandono della fede e alla condizione perenne di sconfitta e di sfiducia, ed infine alla disperazione continua, autogenerandosi in piena autonomia nella privazione di Dio.

È il peccato della disperazione di cui parlava Kierkegaard«La malattia mortale» (1849). Dalla fonte del delusionismo interiore derivano gli opposti dei frutti della fede: indifferenza, aridità, abbandono alla disperazione, assenza di speranza, malinconia perenne, accidia spirituale, assenza di fede, disperazione della salvezza. Così facendo l’anima si inferna, costituendosi dei contenuti propri della dannazione (lo spirito disperato e disperante).

“La malattia mortale” Søren Kierkegaard

La malattia mortale (in danese Sygdommen til Døden. En christelig psychologisk Udvikling til Opbyggelse og Opvækkelse) è un’opera del filosofo Søren Kierkegaard pubblicata nel 1849, mediante lo pseudonimo di Anti-Climacu

Una delle condizioni dell’anima nelle quali cadiamo maggiormente è quella di smettere di pregare; è la conseguenza naturale di una decisione intellettiva, prodotta per sola ragione, interiormente e in noi stessi; talvolta sollecitata dal sentire e dall’emozione. Con l’intelletto si decide di smettere di credere, di sperare, di affidarsi e di confidare in Dio. La decisione psichica influenza e determina l’agire, ovverosia ciò che noi sceglieremo di attualizzare, concretizzare, vivere. La prima conseguenza naturale di una decisione intellettiva quale l’abbandono interiore della fede, è la cessazione della preghiera. Credo e quindi prego. Smetto di credere, di sperare, di confidare, mi dispero e dunque smetto di pregare.

E ciò avviene – può avvenire – per innumerevoli ragioni. Ne mostro quattro, pur ricordando che in natura ve ne sono un’infinità.

  • La mancata ricezione di una particolare grazia è tra le prime cause da cui sgorga il ‹‹delusionismo emotivo››.
  • Il mancato accadimento di una serie di eventi dei quali eravamo in attesa e nei quali avevano profuso grande speranza.
  • Eventuali ferite e delusioni spirituali e morali, ripetute e continuate nel corso del tempo.
  • Eventuali peggioramenti della propria vita spirituale, sociale e professionale.

E proprio quando le cose peggiorano che bisogna continuare e perseverare; è proprio quando si pensa di non ricevere che bisogna continuare, perseverando nell’insistenza; è proprio quando ogni cosa sussurra buio, che noi dobbiamo proseguire il nostro cammino di fede e preghiera, con Dio e per Dio.

Gesù esorta continuamente alla preghiera. Ai fedeli insegnò il Padre Nostro, invitò loro a chiedere a Dio ciò di cui hanno bisogno, pose l’enfasi sulla continuazione e sulla perseveranza, invitando loro di pregare senza mai stancarsi (cfr. Lc 18, 1), perché senza il Suo aiuto non si può fare nulla.

Il Vangelo non è il corso della disperazione, ma il manuale di sopravvivenza in un mondo di tenebra. Qualora abbiate smesso di pregare, riprendete in mano la corona del Rosario e tornate a pregare. Fatelo, decidetelo, vogliatelo: ora, non dopo, non domani! Consiglio, per concludere, la lettura di questo quesito avvenuto nel sito dei domenicani – amicidomenicani.it.

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