Se hai smesso di pregare, non disperare: ricomincia!

Dal giorno in cui mi sono convertito, sono stato testimone di cammini di preghiera iniziati e poi interrotti, di anime che avevano intrapreso la via della trascendenza e che poi, mediante un processo graduale a ritroso, han perso la fede, di fanciulli che erano nel pieno della propria ascesa verso Dio e che solo successivamente sono ricaduti nelle tenebre e di fedeli che si sono persi strada facendo nel cammino di vita, dapprima evolvendosi verso la santità e soltanto in seguito de-evolvendosi verso l’abisso, degenerando – e dunque perdendo – i frutti maturati in seno al cammino ascetico: io stesso ho fatto e vissuto tutto questo. Sono caduto e mi sono rialzato, e con me moltissimi altri.

I fedeli si dividono in due gruppi distinti: vi sono coloro che cadono e che si rialzano, con fede e speranza, e vi sono coloro che cadano e che non si rialzano, convinti che non ci sia più nulla da fare. I primi manifestano speranza, i secondi disperazione. Cadere è naturale; rialzarsi dipende unicamente dalla volontà intellettiva: si necessità di un atto di volontà libero, spontaneo, affinchè ciò accada. I primi, facendo violenza, entreranno nel Regno dei Cieli. I secondi, se non si rialzeranno, rischieranno di procurarsi da se stessi la propria condanna eterna. Perchè chi si rialza riprende verso Dio; chi non si rialza discende verso l’abisso. La libertà umana, pre-esistente, propria, incondizionata e autonoma (si ricordi che “La via della libertà” è propria della metafisica della persona), può questo. Può scegliere per Dio o contro Dio; può scegliere di essere unita alla sostanza divina o di privarsi da sé della sostanza divina (est privatio boni debiti, sant’Agostino), ovverosia dell’unione in grazia con Dio, di propria scelta.

est privatio boni debiti

Il male come privazione di una perfezione presente nella sostanza che ha in sé il bene. Il male come privazione del bene, come allontanamento consensuale da ciò che è bene in natura.

Ho conosciuto un gran numero di anime le quali avevano intrapreso un cammino di fede, sacramenti e preghiera; erano entrate nell’ordine sovrannaturale del creato. Camminavano e andavano avanti, contro qualsiasi avversità; per poi cessare la prosecuzione del proprio cammino senza soluzione di continuità per ferite, delusioni e amarezze personali. C’è un agire – e reagire – contro le tenebre secondo il presupposto cristiano (andare avanti e mai mollare, nonostante le croci e le avversità); e c’è un agire – e reagire – contro le tenebre secondo la disperazione e la sfiducia. Il principio del delusionismo emozionale è lo stato psichico da cui sgorgano semi di ateismo, apostasia, abbandono, delusionismo cinico, disinteresse e disperazione.

Si parte da quella sorta di “delusionismo emozionale”, come poc’anzi esposto, per poi cessare gradualmente la preghiera, la fede ed il cammino spirituale, divenendo aridi e indifferenti e de-evolvendosi in una continua spirale discendente, che porta l’anima dapprima all’abbandono della fede e alla condizione perenne di sconfitta e di sfiducia, ed infine alla disperazione continua, autogenerandosi in piena autonomia nella privazione di Dio. È il peccato della disperazione di cui parlava Kierkegaard“La malattia mortale” (1849). Dalla fonte del delusionismo interiore derivano gli opposti dei frutti della fede: indifferenza, aridità, abbandono alla disperazione, assenza di speranza, malinconia perenne, accidia spirituale, assenza di fede, disperazione della salvezza. Così facendo l’anima si inferna, costituendosi dei contenuti immateriali propri della dannazione.

“La malattia mortale” Søren Kierkegaard

La malattia mortale (in danese Sygdommen til Døden. En christelig psychologisk Udvikling til Opbyggelse og Opvækkelse) è un’opera del filosofo Søren Kierkegaard pubblicata nel 1849, mediante lo pseudonimo di Anti-Climacu

Una delle condizioni nelle quali cadiamo maggiormente è quella di smettere di pregare, quale atto collaterale di una decisione intellettiva, prodotta per sola ragione, interiormente e in noi stessi. Con l’intelletto si decide di smettere di credere, di sperare, di affidarsi e di confidare in Dio; la decisione psichica influenza e determina l’agire, ovverosia ciò che noi sceglieremo di attualizzare, concretizzare, vivere. La prima conseguenza naturale di una decisione intellettiva quale l’abbandono interiore della fede, è la cessazione della preghiera, atto collaterale della fede. Credo e quindi prego. Smetto di credere, di sperare, di confidare, mi dispero e dunque smetto di pregare.

E ciò avviene – può avvenire – per innumerevoli ragioni; tra le suddette, vi sono:

  • La mancata ricezione di una particolare grazia;
  • Il mancato accadimento di una serie di eventi dei quali eravamo in attesa;
  • Eventuali ferite e delusioni spirituali e morali;
  • Eventuali peggioramenti della propria vita spirituale, sociale e professionale.

E proprio quando le cose peggiorano che bisogna continuare e perseverare; è proprio quando si pensa di non ricevere che bisogna continuare, perseverando nell’insistenza; è proprio quando ogni cosa sussurra buio, che noi dobbiamo proseguire il nostro cammino di fede e preghiera, con Dio e per Dio.

Gesù esorta continuamente alla preghiera. Ai fedeli insegnò il Padre Nostro, invitò loro a chiedere a Dio ciò di cui hanno bisogno, pose l’enfasi sulla continuazione e sulla perseveranza, invitando loro di pregare senza mai stancarsi (cfr. Lc 18, 1), perché senza il Suo aiuto non si può fare nulla.

Il Vangelo non è il corso della disperazione, ma il manuale di sopravvivenza in un mondo di tenebra. Qualora abbiate smesso di pregare, riprendete in mano la corona del Rosario e tornate a pregare. Fatelo, decidetelo, vogliatelo: ora, non dopo, non domani! Consiglio, per concludere, la lettura di questo quesito avvenuto nel sito dei domenicani – amicidomenicani.it.


Qui.

Quesito

Reverendo Padre,
sono …, non sono una cristiana praticante, però ho recitato sempre il Rosario, ma la Vergine sembra non sentire le mie preghiere.
Siamo una famiglia perbene, ma piena di guai.
Ho smesso di recitare il Rosario, sono triste e avvilita, poiché a parer mio, Dio non mi vuole sentire.
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. ti ringrazio per la sincerità che hai manifestato nella tua mail.
Se non ci fosse stata questa sincerità, sarebbe stata più difficile la mia risposta.
Ebbene, hai detto che non sei una cristiana praticante, vale a dire che non partecipi alla Santa Messa e non ti confessi.

2. Certo, pregare con il Santo Rosario è un’ottima cosa perché il Rosario rientra in quella preghiera insistente di cui parla il Signore nel capitolo 18º del Vangelo di San Luca.
Ebbene, questa preghiera insistente non serve perché Dio senta, perché sente benissimo.
Serve invece a noi per comprendere che per ricevere determinate grazie e per eliminare determinati guai dalla nostra vita è necessario rimuovere quello che dispiace al Signore e ci impedisce di ricevere il bene più grande in assoluto che Dio ci vuole accordare, qual è quello della grazia sua e della comunione di vita con Lui.

3. Quando dopo tanti rosari non ottenevi nulla, piuttosto che tralasciare il rosario, dovevi domandarti: ma perché Dio non ci ascolta?
Di San Giuseppe Benedetto Cottolengo si legge che quando vedeva che la divina provvidenza era meno munifica verso la sua casa che ospitava migliaia di persone malate o rifiutate dalle loro famiglie diceva: “Qui c’è qualcuno che fa la parte di Gionas”.
Giona era quel profeta al quale Dio aveva comandato di andare a Ninive per predicare la conversione.
Invece di andare a Ninive, prese la strada opposta e si imbarcò. Ma la sua persistenza a non fare la volontà di Dio gli ha ottenne di tenere chiusa la porta ai benefici di Dio e di aprirla invece ai suoi avversari (i demoni) che si sono scatenati contro di lui.
Quando San Giuseppe Benedetto Cottolengo osservava che la mano di Dio era diventata meno munifica, capiva subito che c’era qualcosa all’interno di quella casa che chiudeva la porta all’aiuto di Dio.
Per questo provvedeva subito a portarvi rimedio e la divina provvidenza subito si manifestava come sempre.

4. Pertanto quei rosari dovevano servirti a rimetterti in carreggiata nella vita cristiana, e cioè a cominciare una vita santa, di partecipazione ai Sacramenti e di comunione e di amicizia con Dio.
Infatti il bene più grande che Dio ci vuole accordare e in ordine al quale ci dona tutti quanti gli altri beni è Lui stesso, la sua presenza personale mediante la sua grazia dentro di noi.

5. In conclusione, osservando che i guai non sono venuti meno eliminando la preghiera del Rosario, io ti direi di fare così: comincia con una buona confessione e riprendi la vita cristiana in maniera seria con il desiderio di stare in comunione con Dio con la partecipazione ai Sacramenti, con la volontà di  eliminare i peccati gravi qualora ci fossero, di ascoltare la sua parola e di godere della sua grazia.
Tornata in grazia e riaperta la comunione con Dio, conservala e alimentala con il Santo Rosario quotidiano.
Chiedi anche ai tuoi familiari di fare la stessa cosa.
Quando il sole torna a risplendere, la vita si risveglia. Nel nostro caso il sole è Gesù Cristo.

Ti auguro ogni bene, sono felice di accompagnarti con la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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