Ad oggi, il concetto di comicità, nell’industria cinematografica, è stato in larga parte degradato. La comicità che viene veicolata per mezzo del cinema ha subito un declino artistico che ha fatto decadere le speranze dello spettatore. Oggi, il cosiddetto cinema comico, è morto, perlomeno a tempo indeterminato. Non è più frutto di un ragionamento intellettuale, di una costruzione che vuole esprimere, veicolare un messaggio, facendo ridere. Oggi, il cinema comico non è più frutto di una significazione del contenuto. Non è più: vorrei raccontare la storia e la racconto ridendo e facendo ridere. Non si usano piu i linguaggi dell’ironia, plurali e ricchissimi di sfumature che non hanno un inizio e una fine.

Oggi costruire la risata significa assemblare e comporre un patchwork dell’ironia (o presunta tale), una sorta di strutturazione lineare della risata che viene inserita tramite una gang, verbale e comportamentale. Oggi il cinema comico, italiano ed esterofilo, vive di situazioni, di comportamenti e di battutine verbali calcolate che derivano dalla cultura del bar, del concetto medio di ironia che va forte quando si ha 12 anni, della situazione da candid camera che vomita la prevedibilità, l’ovvietà e l’ignoranza dell’atto che dovrebbe, teoricamente, fare ridere.

Il cinema comico, nella sua pluralità di forme, non è più, ormai, vivo e vegeto, perchè non viene più pensato, ragionato, creato. Fare ridere significa ragionare, significa voler costruire un corpo linguistico che sia compiuto, significativo, tramite una caratterizzazione ironica. Il cinema cosiddetto “comico”, invece, va avanti assorbendo e componendo assieme trame che interagiscono con il gusto medio dello spettatore, che lo intercettano e lo compiacciano, rapinando il suo gusto e disgustando chi invece vuole davvero ridere.

La commedia intellettuale è più una realtà del cinema esistente, così come non esiste piu la commedia surrealista, critica, satirica, che vuole raccontare ed esprimere, o la semplice commedia umoristica. Non esiste più la dolce e ingenua comicità “pura”, che si esprime senza necessariamente fare del semiotismo intellettuale ma che di fatto ti giunge al cuore come pura essenza di ironia scritta in buona fede. Oggi il cinema comico italiano è tale solo nel nome, perchè di fatto il comico televisivo, Vacanze in Ghana e Natale non so dove, portano avanti una ripetizione dell’idiozia, una santificazione della convenzione che satura fino all’esasperazione il concetto di ironia e commedia.

La commedia e la comicità, l’ironia e l’humor, nel mondo del cinema, possono ancora esistere, se qualcuno avrà mai un bisogno creativo di esprimersi in modo umoristico, e se lo farà con intelligenza e in buona fede. Fin quando, però, i produttori e i dirigenti della gerarchia cinematografica metteranno sotto contratto mediocri script giocati sulla barzelletta elaborata del comportamento medio e della battutina media, sarà difficile vedere qualcosa al cinema che faccia ridere ma che lo faccia con intelligenza, o che faccia ridere in buona fede.

Perchè Zalone, per dirne uno, farà anche ridere, e quando la bocca la apre lui per parlare, la apri anche tu per ridere, ma il suo humor “affermazione e risposta” non è intelligente, non veicola alcunché, non esprime messaggi o significati, non è particolarmente abile o astuto, non è un ironia che può permettersi il cinema. E’ populismo puro, è qualunquismo della commedia. E’ il sempliciotto per il mercato di massa. Siamo distanti dai tempi di Troisi, Benigni e quant’altro, ma anche solo da quel capolavoro di demenza che era (è) un film come Scemo e piu scemo, del 1994.

Se si vuole ridere con il cinema, bisogna rivolgersi al passato, perchè il panorama attuale non offre alcun prodotto degno di nota. Ogni anno siamo alla merce di una manovra di mercato che ha globalizzato i contenuti: prodotti tutti uguali e concepiti in serie, costruiti attorno al modello prestabilito della risata, che funziona come sketch breve da cabaret all’interno di uno spettacolo televisivo, ma che, dipanato attraverso i 90′, 100′ o 120′ minuti di celluloide, risulta spiazzante per il suo imbarazzante essere, ripetuto, ovviale, saturo, sotto-sviluppato e privo di ogni talento comico da parte di colui che dovrebbe, in primis, veicolare questa presunta comicità.

Oggi, ridere non è piu esprimere e costruire con intelligenza un contenuto, fosse anche una semplice storia ironizzata, tenendo conto di atteggiamenti, modalità di comportamento, verbalità e linguaggi ironici. Oggi ridere significa che ti faccio una battutina ad effetto, assorbo un topic populista per farti sentire compiaciuto a livello critico, ci piazzo uno o due corpi femminili per compiacerti il lato non-pensante e così ottengo il tuo feedback, che sarà totale e mi permetterà di incassare 9, 14 o forse 65ml di euro.

Oggi il cinema “comico” significa fare andare avanti l’utilizzo del dialetto meridionale inserito in un collage di scene realizzate singolarmente e incollate l’una all’altra, ma che poi di fatto non hanno anima, perchè prive di una costruzione intelligente e di una storia che permetta di esprimere l’ironia. Se prima si costruiva la storia, che veniva dipinta con il talento comico dell’artista, oggi invece si costruiscono singole scenette da bar, singole situazioni a consumo immediato, che vengono poi strutturate come pretesto per dar sfogo ad una trama che sarà riempita di propaganda ideologica di ogni tipo, qualunquismo contemporaneo, argomenti modaioli che piacciano a chiunque e quant’altro.

Al giorno d’oggi, se si vuole ridere “con” il cinema, bisogna guardarsi film di “altro tipo”: una qualsiasi opera cinematografica che racconterà si la sua vicenda e che all’interno, magari, ti farà anche ridere. Il cinema invece “direttamente” comico, umoristico, allegro, che nasce e proietta la cultura dell’ironia e della risata, è praticamente stato declassato, e non ci sono nemmeno piu esponenti creativi degni di nota. Chi c’era non c’è più e chi è rimasto non infiamma piu come un tempo.

In epoca contemporanea, l’investimento finanziario punta verso il modello unico dominante, e non c’è spazio per far ridere senza volerlo fare forzatamente. La bellezza comica dietro un capolavoro senza tempo come Non ci resta che piangere (1989), è data dall’autonomia e dal deliberato consenso creativo dei suoi autori. Lo han fatto perchè han voluto e lo han costruito in buona fede perchè erano realmente interessanti a raccontare questa intensa storia umoristica. Il loro talento era nel pieno massimo della propria maturazione. Ad oggi, chi vuole far ridere commissiona progetti a tavolino, permettendo che ad esprimersi sia solo un infinità banalità mediocre.  L’uscita di film “comici” avvenuta lo scorso anno è stata desolante: una proposta di mercato tra le peggiori nella storia del cinema italiano.

L’ironia e la comicità esistono, ma nel cuore dell’uomo; nel cinema invece sono morte, e vengono ogni anno deturpate di fronte a modelli di “ironia” che fanno davvero pena. In piena contemporaneità, l’attore comico italiano di punta incassa 65ml e fa la commedia sul lavoro fisso e sulla ricerca dello stesso, intercettando una sorta di hashtag tra i piu ricercati su google e usufruendo di un argomento serio con modalità qualunquiste. Ma i corti di Stanlio e Onlio erano davvero un altra cosa.

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