Il martirio di san Policarpo di Smirne

Il martirio è la forma più alta di fede in Cristo che vi sia: significa donare se stessi nella propria interezza, versando il proprio sangue per Cristo. Così come Cristo morì per noi, per amor nostro, il fedele può morire per Cristo, per amor nei suoi confronti: è il retribuito di amore più alto che un fedele possa donare a Gesù. È l’unione d’amore reciproco più alto che vi sia: morire per colui che per primo è morto per noi. Il martirio cancella il peccato mortale, revoca la conseguenza della colpa e permette all’anima di entrare nei Regno dei Cieli in direttissima. Giacchè Dio si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, esiste il martirio in odium fidei: morire per odio alla fede.

Vi è la storia di un martire antico, il cui martirio viene collocato intorno al 155 d.c. Trattasi di san Policarpo di Smirne, vescovo e teologo cattolico, che morì arso vivo nello stadio della città di Smirne. Il nome deriva dal vocabolo in greco antico Πολύκαρπος (Polykarpos), divenuto Polycarpus in lingua latino. Le fonti storiche su san Policarpo sono varie e tra queste vi è il discepolo Ireneo di Lione (130-202), che lo menzionò in Adversus haereses (III 3, 4).

Il martirio di san Policarpo di Smirne è tratto da
“I Padri Apostolici” © Città Nuova
in mio possesso 😉

Dalla copia in mio possesso (bellissimo volumetto color arancia rossa, ve lo consiglio), si scopre dunque il martirio di questo vescovo dei tempi antichi.

[ESTRATTO]

L’argomento della lettera
I. 1. Vi scriviamo, fratelli, riguardo ai martiri e al beato Policarpo che sigillandola col suo martirio ha fatto cessare la persecuzione. Quasi tutti gli avvenimenti svolti accaddero perché il Signore ci mostrasse di nuovo un martirio secondo il Vangelo. 2. Infatti, come il Signore, egli attese di essere arrestato, perché anche noi divenissimo suoi imitatori, non preoccupandoci solo di noi, ma anche del prossimo. E’ della carità sincera e salda volere non solo salvare se stesso ma anche tutti i fratelli.”

[Acquistare l’opera]

Il martirio così accadde.
Policarpo, dapprima nascosto in una villa
e poi catturato, venne portato
presso lo stadio della città di Smirne,
attuale città della Turchia.
Egli, prima della cattura,
aveva visto in sogno
il fuoco del suo guanciale,
prodotto onirico premonitore
del martirio.
Dio lo aveva avvisato.

Policarpo, entrando presso lo stadio,
udì una voce discendere dal cielo,
che gli disse: “Sii forte, Policarpo,
e mostrati valoroso”
.
A lui venne chiesto di dire “Cesare è il Signore”.
Ma non volle: Gesù è il Signore.
Insistendo, gli venne ancor detto: “Giura per la fortuna di Cesare!”.
E Policarpo disse: “Se ti illudi che io giuri per la fortuna di Cesare,
come tu dici, e simuli di non sapere chi io sono,
sentilo chiaramente. Io sono cristiano. Se poi desideri conoscere
la dottrina del cristianesimo, concedimi una giornata e ascoltami”
.
Rispose il proconsole: “Convinci il popolo”.
Policarpo di rimando: “Te solo ritengo adatto ad ascoltarmi.
Ci è stato insegnato di dare alle autorità e ai magistrati
stabiliti da Dio il rispetto come si conviene,
ma senza che ci danneggi.
Non ritengo gli altri capaci di ascoltare la mia difesa”
.

Il proconsole allora gli disse: “Ho le belve e ad esse
ti getterò se non cambi parere…”
.
E Policarpo rispose: “Chiamale, è impossibile
per noi il cambiamento dal meglio al peggio;
è bene invece passare dal male alla giustizia”
.
Di nuovo l’altro gli disse: “Ti farò consumare dal fuoco,
poiché disprezzi le belve, se non cambi parere…!”
.
Policarpo rispose: “Tu minacci il fuoco che brucia per un’ora
e dopo poco si spegne e ignori invece il fuoco del giudizio futuro
e della pena eterna, riservato agli empi.
Ma perché indugi? Fa’ quello che vuoi!”
.

Il verdetto fu presto raggiunto.
Policarpo confessò d’essere cristiano.
Il proconsole mandò il suo araldo in mezzo allo stadio
ad urlare tre volte: “Policarpo ha confessato
di essere cristiano”.

La folla racimolò legna e frasche dalle officine
e dalle terme affinchè Policarpo potè ardere vivo.

Policarpo non venne inchiodato ma legato.
Le sue mani dietro la schiena,
pronto per essere arso vivo,
quale vittima di persecuzione,
Policarpo fece la sua ultima preghiera
rivolgendosi al cielo.
Disse amen ed il fuoco venne acceso.

I testimoni videro un prodigio
e lo testimoniarono nei racconti storici,
affinché si sapesse.
Policarpo prese fuoco;
il fuoco divampò grande;
ma il suo corpo non venne consumato
dalle fiamme.
Si dice bruciò non come carne che brucia,
ma come pane da forno,
oro e argento che brilla nella fornace.
Si sentirono profumi di incenso che si innalzavano.

I persecutori,
vedendo non si consumava,
presero un pugnale e lo infilzarono.
E così morì Policarpo, martire e santo.
Egli divenne dunque san Policarpo martire,
di Smirne, datato 155 d.c.
Si narra che il sangue che uscì dal corpo
spense il fuoco.

Questo è uno dei numerosi martìri che avvennero nella storia del mondo. Coloro che sono morti, per amore di Cristo, senza abdicare la propria fede.

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