Brian Carroll a.k.a. Buckethead – Il curioso caso del chitarrista mascherato

Ogni persona che viene al mondo sulla Terra è una creatura di Dio: tutti noi, creature umane ed animali, siamo una creazione del Creatore. Laddove l’uomo riceve il Sacramento del Battesimo, viene lavato dalla Colpa Originale acquistando la dignità di Figlio di Dio. Quest’oggi voglio parlarvi di una creatura di Dio; una persona che egli ha creato, come tutti noi. Una persona che ha intrapreso un proprio cammino, come tutti noi. La persona di cui parlo si chiama Brian Carroll, ed è meglio conosciuta con lo pseudonimo di Buckethead. Una creatura piuttosto peculiare, riservata, con un immensa passione per la chitarra.

Non sono qui per promuovere la sua discografia, anche perchè penso che occorrerebbe lo stesso tempo che mi ci è voluto per completare i cinque anni di scuola elementare, né tantomeno per parlare della sua attività professionale o della sua figura, ma soltanto per parlarvi un po’ di lui; di colui che c’è dietro la maschera, di colui che si esprime, o “nasconde”, dietro il personaggio “Buckethead”, personaggio alquanto curioso e peculiare, esponendo, a conclusione, un mio personale pensiero a riguardo.


Buckethead nasce come Brian Carroll il 13 maggio del 1969. Figlio di Tom e Nancy Carroll, può contare su quattro fratelli. Iniziò a suonare la chitarra a 12 anni, anche se di fatto prese seriamente l’apprendimento chitarristico soltanto quando la famiglia si trasferì da Huntington Beach a Claremont.

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Prima di diventare Buckethead, Brian era un ragazzo piuttosto timido che spendeva gran parte del suo tempo dentro camera sua e a Disneyland. Nel 1988, Brian “creò” Buckethead, la persona ideò il personaggio, divenendo la figura che oggi si conosce e che, a quanto pare, sembrerebbe aver preso il sopravvento per grandissima parte del tempo. Proprio in quell’anno, Brian andò al cinema ad assistere ad una proiezione di Halloween 4 (film mediocre e inutile, Nd); ispirato dal personaggio, si comprò una maschera bianca come quella vista nella pellicola (film di pessima qualità, Nd). Brian acquistò la maschera il giorno stesso della visione, poco dopo essere uscito dal cinema. L’idea del cappello gli venne più tardi, mentre mangiava il Kentucky Fried Chicken. Due elementi grafici che sono poi divenuti la caratteristica predominante della sua figura, accompagnata da una personalità fuori da qualsiasi modello comportamentale usuale.

Lo stavo mangiando (il pollo Kfc, Nd Fabio), e allora mi sono messo la maschera e poi il secchiello sopra la testa. Sono andato allo specchio. Dissi “Buckethead. Ecco Buckethead, proprio qui”. Era una di quelle cose che… Dopodichè, volevo essere ciò tutto il tempo.

Brian Carroll (Buckethead) – 1996, Guitar Player
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Parlare di Brian non è come parlare di una qualsiasi personalità dell’entertainment che fa ciò che deve nel momento dell’esibizione e poi è se stesso al di fuori dello stage. Brian sembra essere divenuto Buckethead a tutti gli effetti. A quanto pare, la persona è il personaggio, ed entrambe le cose non sembrano affatto essere divisi: lui ci è e non sembra fingere. Non c’è un Brian Carroll che fa Buckethead e poi, tra le mura di casa, si toglie la maschera e torna ad essere Brian, con il suo modello comportamentale al naturale. Poi, se nella realtà finge, ci è o ci fa o si impegna per fare entrambe le cose, non saprei dirvelo. Però, una cosa è certa: Brian esce e va in giro per il mondo come Buckethead in ogni occasione, dal bar locale all’aeroporto, dal dietro le quinte all’abitazione privata di qualcuno. Chissà se un giorno non cambierà idea? Buckethead è anche un ballerino (esperto di danza popping), nonchè abile maneggiatore di nunchaku.


Queste sono foto di Brian Carroll senza maschera. Brian come Brian, e non come Buckethead. Questo è l’unico materiale fotografico pubblico esistente su di lui senza essere nel personaggio.


Che dire… Brian, in arte Buckethead, è una persona del tutto normale, come chiunque noi. La caratterizzazione estetica del suo essere e le piccole informazioni “ambigue” distribuite attraverso l’atteggiamento, non lo rendono diverso, strano o associabile ad aggettivi qualificativi giudicanti. Anche lui ha diritto alla Misericordia di Dio; anch’egli non è escluso dalla destinazione del Paradiso; anch’egli, se vorrà aver accesso alla Vita Eterna, dovrà passare attraverso Gesù Cristo e pentirsi dei suoi peccati; anch’egli passerà attraverso il giudizio particolare e finirà ove egli stesso deciderà di andare, secondo la legge del Salario (ognuno dopo la morte va dove merita di finire) e del Libero Arbitrio (ognuno sceglie dopo la morte ciò che ha scelto lungo la vita fino al momento della morte). Il fatto che sia Buckethead non significa che sia meno abile e interessante di quanto lo siano gli altri né pericoloso o poco raccomandabile; lo può essere ai nostri occhi, ma non agli occhi di Dio. Egli è una sua creatura a tutti gli effetti e anche lui non è escluso dal piano salvifico.

Noi ci guardiamo non per quello che siamo ma per quello che ci presenta, che ci precede; se quindi Brian va in giro con un secchiello di pollo ed una maschera bianca, è difficile che qualcuno veda il bambino che è stato, o la persona che è; è piu probabile che invece venga visto come un uomo che va in giro vestito in modo ‘strambo’ e in quanto tale non è possibile che sia soggetto a determinate cose o che sia degno dell’amore o dell’attenzione nostra.

Brian ha dei talenti e sicuramente è ora “chiuso” in questo personaggio peculiare che si è creato da solo; pur se visto in modo così estraneo dalla gente, anche lui è una persona osservata sotto l’occhio divino di Cristo nonchè presente nel Pensiero Divino. Noi guardiamo il secchiello, il talento, la maschera, la voce bizzarra che usa quando parla, mentre Gesù guarda altro; egli guarda il cuore, il passato, le ferite, le azioni, la miseria; nessuno come lui può vedere le persone per quello che sono realmente, dietro la materia, oltre l’estetica del proprio corpo che custodisce l’anima, invisibile ai nostri occhi.

Brian è quindi una persona che ha scelto la sua caratterizzazione, la sua vita professionale e il suo cammino: Dio lo accetta così com’è. Se noi lo guardiamo in modo strano, Dio non lo guarda allo stesso modo; se noi lo giudichiamo bizzarro e non lo accettiamo così com’è, Dio lo vede diversamente e lo accetta come lui è. Il fatto che sia come sia non lo esclude dall’amore di Gesù; non lo esclude dal pensiero di Dio; non lo esclude dal piano della redenzione.

Personalmente, avrei piacere di incontrarlo, di parlargli, di porli delle domande. Per quanto possieda la sua email personale, avendogli quindi scritto un po’ di volte, c’è da dire che le mie email non hanno mai ricevuto risposta. Ma confido che, prima o poi, mi risponderà. Quel che gli auguro, se non gli è ancora capitato, è di conoscere Gesù. Il suo talento chitarristico potrebbe suonare per lui.

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