L’amicizia con lo Spirito Santo

Talvolta tendiamo ad uniformarci con un solo elemento buono escludendo l’altro, dimenticando di poter far proprio ambo gli elementi grazie alla legge naturale della coesistenza e dimenticando che ambo gli elementi possono esserci, e dunque costituire, il nostro “tutto”. La nostra vita deve esser sì cristocentrica, vissuta con e per Cristo, ma ciò non esclude che non possa esserci amicizia e rapporto con le figure restanti proprie della Rivelazione. Anzi, l’opposto: la Rivelazione esclude la non amicizia con le parti restanti ed include anch’esse nella propria vita. Nella vita del fedele coesistono dunque Cristo, Alfa e Omega, Dio Uno e Trino, Maria, Madre di Dio, e i santi. Vi è dunque, implicitamente e coesistente, anche lo Spirito Santo.

Del nostro “tutto” fa parte Cristo e con Esso le figure proprie della Rivelazione: compreso e vissuto questo, è tutta una questione misura e centralità della figura. È una questione di mettere al centro chi dev’essere centralizzato e di metter in successione le figure restanti. Si da misura massima a Cristo e si da una misura “secondaria”, pur massima nel suo essere, alle figure restanti, anch’esse coesistenti nel nostro “tutto”.

Vi è il nostro rapporto con Cristo e vi è anche l’amicizia personale con lo Spirito Santo, terza persona della Trinità Sacra. Qui di seguito non parlerò del rapporto personale dello Spirito Santo traendo quanto segue da un ipotetico volume di teologia, nulla di tutto ciò, ma dal principio esperienzale: l’esperienza personale, intima e privata. Nulla di particolarmente elaborato, sotto il profilo teologico: forse quanto segue non è nemmeno “teologia”.

Il rapporto con lo Spirito Santo
avviene e nasce nel cuore.
Lì, nasce l’amore.
Lì, nasce il rapporto,
scaturito dall’amore.
Lì, nasce il germe,
il seme,
il desiderio di relazione,
da cui scaturisce
la conseguenza del rapporto concreto.
Nel proprio cuore,
previa atto libero di volontà,
si può dire “ciao” allo Spirito Santo.

Ci si può parlare,
e dunque lo si può conoscere.
Ci si può parlare,
confidare,
esprimere,
rivolgerSi,
e dunque lo si può conoscere
propriamente.
Gli si può parlare della propria vita,
del proprio quotidiano,
delle proprie cose,
del proprio cuore,
delle proprie difficoltà,
dei propri problemi,
dei propri dilemmi,
delle proprie croci.

Dal dialogo personale,
subentra il frutto
del rapporto proprio,
la preghiera.
Vi è una preghiera
spontanea
ed una preghiera
canonica.
Vi sono preghiere,
invocazioni,
atti di consacrazione,
preghiere di guarigione,
c’è di tutto e di più.
Quel “tutto” in preghiera
che lo Spirito Santo può offrirci,
è liberazione,
è guarigione dell’anima,
è beneficio spirituale,
è ispirazione,
è amore,
è supporto spirituale.

Lo Spirito Santo ha
il ruolo divino di aiutare,
di ispirare,
di suscitare risoluzioni,
di ispirare strategie in seno
alla propria vita,
di essere laddove lo invocherete,
a vostro vantaggio.
Egli agisce nella misura in cui
glielo permettere.
Egli sarà presente nella misura in cui
gli permetterete di essere.
Egli vi sosterrà tanto quanto
sarete voi a pregarLo.
Il rapporto è bilaterale,
non unilaterale.
È cooperativo,
è reciproco
e prevede il rapporto consensuale
da ambo le parti.
Se non lo sentite presente,
siete voi che non ne coltivate l’amicizia.
Usufruitene,
conoscetelo,
amateLo,
pregateLo,
e camminate con Lui!

Romani 8, 26,30
26 Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; 27 e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.28 Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 
29 Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30 quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

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