Recensione | Locke | L’arte dell’onestà umana dopo aver commesso “il guaio”


La maggioranza dei film vengono costruiti attorno ad uno o più personaggi e alla scelte che questi compiono consapevolmente o meno, nonché dall’azione che scaturisce dalle loro scelte, con l’aggiunta dei relativi effetti di causa ed effetto. Ci sono film che mettono in gioco personaggi ed azioni, liberi di esprimersi e di evolversi in contesti tra i piu disparati. E poi c’è Steven Knight, che piazza un unico personaggio all’interno di un abitacolo e mette a segno così un one-man show interamente costruito attorno alla persona e alla sua scelta, che qui il personaggio compie e porta avanti fino a conclusione, e dai suoi dialoghi. Ma se sei in macchina e sei solo, come potresti mai comunicare con qualcun’altro? Con il cellulare, ovviamente. Un uomo e il suo cellulare, questo è il soggetto/premessa di Locke, una creatura intellettuale di Steven Knight. Da lui scritto e diretto.

Locke si costruisce grazie alla scelta del suo protagonista, Ivan Locke, interpretato da Tom Hardy. Egli, uscito da lavoro, si avvia per tornare a casa per vedere assieme alla sua famiglia un importante partita di calcio. Famiglia composta da moglie e figlio, che lo attendono con grande ansia. Il giorno dopo, dovrà supervisionare un importante colata di calcestruzzo a Birmingham per la costruzione di una struttura da cui dipende un business da milioni di dollari. Tuttavia, nel mezzo di tutto ciò, avviene una telefonata. E’ Bethan Maguire, ragazza con la quale Locke ha avuto un’incontro intimo sette mesi prima, che lo avvisa di essere incinta e di essere prossima ad un parto prematuro. E il bambino è suo.

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Il Sig. Locke decide così di non tornare a casa e di avviarsi verso l’ospedale dove il parto avrà luogo. Avrebbe potuto scegliere di tornare a casa e, l’indomani, si sarebbe svegliato per andare a lavoro e chiudere così uno dei più importanti affari della sua vita. Ma Locke sceglie di assistere alla nascita di una nuova vita, la quale è una sua responsabilità. Il film si avvia così con lui già intento a guidare verso la scelta da se stesso stabilita, deliberatamente e consapevolmente, e di cui è convinto di voler portare a termine. I dettagli dell’accaduto li scopriremo man mano che il film si evolverà. La sceneggiatura si rivela gradualmente. Locke parla di scelta e di responsabilità. Ma anche di reazione nei confronti della propria responsabilità, della reazione altrui nei confronti della propria scelta e di qualità delle scelte. Il sotto-testo ricavabile è chiaro: ciò che si subisce da bambini influenza ciò che si è e si sceglie di compiere da adulti. L’io pensante è determinato da ciò che si vive nel passato. E l’io pensante di Locke è quello che lo porta a scegliere di andare in ospedale, piuttosto che tornare a casa, rifiutando il programma prestabilito della sua vita. La micro-variazione da lui scelta causa una grande variazione immediata nel disegno della sua vita.

Quel che si sa è che Ivan Locke è stato abbandonato dal padre quando era piccolo, e questa scelta del padre da lui subita lo porterà a compiere la scelta di dirigersi verso l’ospedale, per non fare vivere al bambino, prossimo a nascere, la stessa esperienza che lui ha vissuto in prima persona. Così Locke compie la sua scelta in virtù di quello che lui non vuol far vivere ad un altro quello che per primo ha subito, soffrendone. All’avvio del film siamo dentro l’abitacolo con lui. Lo vediamo da fuori, grazie ad una regia che lo inquadra aldiquà dello specchio anteriore, ma lo viviamo da dentro, grazie ad un intelligente gestione del personaggio e della sua psicologia, scritta con attenzione.

locke-1Una regia minimalista sotto il profilo concettuale, attenta però a non rendere semplicistica la qualità dell’idea progettata. Semplice, ma non semplicistico. Knight scrive con attenzione ciò che Ivan Locke vive dapprima all’interno del suo cuore (il caos delle scelte e delle decisioni e la loro gestione) e poi all’interno del suo abitacolo. E noi diventiamo partecipi di ciò che lui vive lì dentro. La comunicazione è il veicolo di espressione, la scelta e la responsabilità sono le tematiche genetiche dell’opera. Ivan Locke non ha solo scelto, autonomamente e con deliberato consenso, di andare in ospedale per non lasciare un figlio che gli appartiene, ma anche scelto di affrontare in sincerità e trasparenza il principio di causa ed effetto, ovvero le conseguenze che si sono già posizionate nel disegno della sua vita e che si stanno per scatenare.

Sono tanti i perchè che vengono a galla. “Perchè” che il personaggio qui affronta con onestà e coraggio, senza mai cercare dei sotterfugi o degli stratagemmi costruiti nel nome dell’ambiguità, che renderebbero dubbio il valore morale del personaggio. Ivan Locke rivelerà ogni cosa così come è in realtà, e, come espresso, non proverà nemmeno a costruirsi delle soluzioni para-deretano. La “scienza della comunicazione” è limpida e offre un trattato di onestà e di trasparenza coraggiosa, valorizzando le qualità umane anche quando si commettono delle grosse cazzate. L’eroismo, solitamente rappresentato con azioni iperboliche e spettacolari, fisiche e d’azione, personaggi “enormi” e violenza fisica venduta come “la cosa giusta”, qui viene invece espresso differentemente, diversamente rappresentato e interpretato, attraverso il ritrovamento di un umanità normale e quotidiana. Knight compie un introspezione matura e contenuta del suo personaggio. L’umanità di Ivan Locke è il linguaggio di quest’opera.

Cinematograficamente parlando, Locke è un film squisito. La fotografia notturna così com’è stata concepita permette ad una colorazione ambientale, o per meglio dire stradale, di caratterizzare graziosamente la resa visuale di questa pellicola, girata in real-time nell’arco di 8 giorni. Colori caldi e notturni, graziati da un attenta e specifica correzione e gradazione colore che riempie con grazia ogni sfumatura del disegno visivo. Non che ambientare interamente un film all’interno della macchina semplifichi le sfaccettature di una produzione finendo per pensare di trattare con sufficienza il corpus ideologico che c’è dietro. Steven Knight ha dosato con intelligenza ogni frammento del suo progetto. I dialoghi sono eccellenti. La scelta delle parole, l’inter-comunicazione tra personaggi per mezzo del telefono, attraverso il quale hanno luogo le sfumature della personalità, le emozioni e le reazioni dei e tra i singoli personaggi, creano una personalità distinta. Un modello di relazione atipico, che qui viene utilizzato come strumento per esprimere il personaggio e valorizzare la sua persona, per mezzo di una scelta compiuta e vissuta con maturità.

lockeSteven Knight è riuscito a farci appassionare agli 85 minuti di vita che Ivan Locke vive dentro l’abitacolo della sua macchina, attraverso le 36 telefonate dietro le quali vi è sempre la sorpresa di cosa accadrà dopo e di come il nostro personaggio riuscirà a risolvere il rompicapo. Mentre film da 150ml di dollari, che durano pure 3 ore, non riescono a farci buttare fuori nemmeno un sentimento, un emozione o una riflessione intellettuale che sia. La qualità delle idee dipende dalla naturale creazione di concetto che avviene dentro la mente dell’autore. E dalla qualità e disponibilità dei mezzi che si ha per realizzare il materiale che è stato prima pensato e poi scritto. Knight è riuscito nella totalità dei fattori che rendono completo un film. Locke è una sorta di thriller verbale e relazionale, un tema riflessivo e costruttivo, reso vivo dall’impeccabile performance di Tom Hardy che ben interpreta l’uomo qualunque che non finirà di certo al telegiornale ma che, nella vita di tutti i giorni, affronta le sue scelte con coraggio, riconoscendo i suoi errori, e affrontandoli, senza tirarsi indietro. Una storia che ci lascia poi in balia dell’epilogo. Steven Knight ci porta fino ad un punto del suo personale tragitto, ma non ci racconta né ci fa presupporre come andrà dopo. Il bello di Locke è che ci ha fatto appassionare alla vita privata di questo cittadino qualunque. Uno sconosciuto che ci ha tenuti sospesi con il fiato e coinvolti mentalmente. Un film positivo e riuscito.


Locke

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  • Regia: Steven Knight
  • Sceneggiatura: Steven Knight
  • Musiche: Dickon Hinchliffe
  • Cast: Tom Hardy 
  • Anno: 2013
  • Box Office: $5.000.000
  • Durata: 85 minuti
  • Like personale: 80%+

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