Lectio divina quotidiana: capire cosa Dio ci dice in un particolare verso della Bibbia

La Lectio divina quotidiana consiste nella lettura di un brano specifico della Bibbia attraverso un approccio metodologico strutturato e suddiviso in fasi distinte. La finalità è quella di capire cosa Dio ci stia dicendo attraverso quel particolare verso. Questo metodo può essere attualizzato con cadenza quotidiana, facendo sì di ricavarne qualcosa, di arrivare ad una scoperta concreta, nel corso del tempo, possibilmente prima della Parusia.

Per evitare che il fedele cada vittima dell’inganno dell’auto-interpretazione (non cosa Dio mi stia dicendo, ma cosa io creda che Dio mi stia dicendo), vedendo – per l’appunto – ciò che lui crede di vedere in accordo con il proprio io (e rivendendo la formulazione personale dell’io come l’ispirazione ascetica di Dio), la Chiesa Cattolica ha dapprima ideato ed successivamente donato ai propri fedeli, facendola divenire parte della tradizione popolare, la sopracitata “Lectio divina”. Strutturata, metodica e guidata, non abbandona il fedele a se stesso, aiutandolo di seguito nel processo di discernimento interiore, intellettuale e spirituale.

Essa non si pone quale metodologia esclusiva di lettura e comprensione della Scrittura né tantomeno quale metodologia infallibile: quanto esposto chiarifica cosa la lectio divina non sia. Essa è dunque una via, una delle possibili, per costruire una relazione con la Parola di Dio. La sua metodologia matematica offre un approccio di relazione tra i più solidi che ci siano.

La lectio richiede la lettura del brano, il suo approfondimento analitico e l’accompagnamento conseguenziale e parallelo della preghiera. Le materie prime della lectio sono dunque lettura, analisi, silenzio e preghiera. Lo scopo è dunque di risolvere il seguente enigma:

Cosa mi dice questo brano?

Per far si di arrivare alla risposta, si passa dunque attraverso otto fasi distinte, che potremo definire momenti di spiritualità individuale, personale e intima. Qualora uno di questi passi venga a mancare, si rischia di compromettere l’integrità sostanziale del processo strutturato.

L’errore generico

L’errore generico capace di precludere la lectio, facendo sì che non avvenga mai, è la convinzione automatica, talvolta evoluta in presunzione, di ritenere ovvio un particolare messaggio delle Scritture, credendo di sapere già cosa dica senza attuare questa metodologia pastorale. L’innesto mentale di ritenere ovvio – già saputo e dunque non diversificabile – il messaggio predisposto per noi, può portarci, senza rendercene conto, a precluderci ciò che di differente Dio vorrebbe dirci attraverso un particolare brano, in quel particolare momento. Potremo credere che in quel particolare verso non vi sia nulla di nuovo; potrebbe poi accadere che di fatto ne esca qualcosa di, effettivamente, distinto dal nostro sapere già ottenuto e immagazzinato. Certamente uno può già conoscere il messaggio di un particolare verso; ma si può anche aprire alla possibilità di scoprirne un altro di differente. Scoprire “altro” dal “già saputo”, ecco la lectio divina.

Raccomandazioni preliminari

È raccomandato – ma non propriamente necessario né logicamente obbligatorio – avere con sé una copia della Bibbia (ovviamente), rigorosamente edizione CEI (consigliata 1974 o 2008), una penna ed un foglio dove poter annotare qualora uno lo volesse. Le fondamenta del processo sono la lettura e l’estrazione analitica degli elementi propri del verso scritturistico: l’accadimento, la sequenza degli eventi, la struttura, i personaggi, gli aggettivi, i verbi, le azioni, la qualità delle azioni, la tipologia delle azioni, i tempi delle azioni, il contesto prossimo e remoto, i testi affini. È nuovamente raccomandato – e, come poc’anzi esposto, non strettamente necessario – attuare delle enfasi visive, sottolineare. Infine, scrivere il vocabolo sottolineato e le considerazioni ad esso associate.

Lectio divina quotidiana

I. Lectio divina. Dunque il primo passo assume il nome di questo processo e si chiama proprio lectio divina (lettura del Libro Sacro). Leggere, rileggere, capire, cercare di capire; poi si cercano ulteriori fonti, in seno alla Scrittura, che abbiano e riportino situazioni simili. Queste possono essere nell’A.T. o nei Vangeli o nelle lettere paoline o nella giovannea. Il primo gradino è la ricerca del testo e la sua assimilazione, dunque. E con sé l’espansione delle fonti basate sull’evento simile o medesimo che abbiamo trovato, cercando i versi restanti.

II. Meditatio. Il secondo passo è la meditatio e consiste nel ricercare i valori eterni annunciati nel versetto, detti permanenti. Significa estrarre, ottenere, attraverso un processo analitico e teologico, la semantica di ciò che è espresso nel versetto. Significa rispondere alla domanda: che cosa ci dice il testo? Si medita, dunque, attuando un’azione attiva del nostro pensiero, che subentra in qualità di strumento necessario del processo. Per meditare si legge, si pondera, si pensa, ci si fa delle domande, possibilmente provvisti di un supporto teologico ecclesiastico (un documento, una fonte, un sacerdote). Si cerca di capire quali siano e perchè siano importanti questi messaggi de facto. Si entra dunque in dialogo con la Parola di Dio: che cosa mi stai comunicando? Cosa vuoi dirmi? Quale valore eterno vuoi darmi oggi? Cosa vuoi dirmi attraverso questo verso? Cosa vuoi da me? Tutto ciò è possibile se, dopo aver letto, si medita, attraverso una santa riflessione contemplativa e prolungata, che non si bruci in fretta e furia.

III. Oratio. L’oratio è il passo successivo, il terzo. Qui avviene la lode, la preghiera, il ringraziamento, il rendimento di grazie, la domanda. Diceva santa Teresa d’Avila: «L’orazione non è altro che un intimo rapporto di amicizia, un intrattenimento con Colui da cui sappiamo di essere amati». Qui possono avvenire una serie di sensazioni spirituali, emozioni nello spirito suscitate dallo Spirito Santo. Avvengono qualora il cuore sia aperto e in preghiera. Questo passo va attuato in religioso silenzio, affinchè l’anima dialoghi con lo Spirito Santo e ne percepisca l’operato nell’interiore. Si invochi lo Spirito Santo e ci si lasci abbracciare dai suoi venti: si lasci che il suo operato entri in noi, facendosi sentire.

IV. Contemplatio. La contemplatio è il quarto momento. È uno dei passi primari e fondamentali del processo. Qui si ha “il gradino caldo” di questo cammino graduale, strutturato e metodico, che il fedele compie con Dio. Se i passi precedenti sono conseguenze dell’operato umano, si spera sorretto e cooperante con la grazia, questo passo specifico è l’intervento di Dio in noi con la nostra conseguente contemplazione del mistero divino. In questo passo è il brano che parla a me, me persona, e non è solo e soltanto un verso veicolante un messaggio universale, ma un verso che veicola un qualcosa di specificatamente costruito per me, che mi parla in maniera talmente unica, dedicata e particolare da sembrare la parola di un amico intimo che ci conosce da sempre (Dio, per l’appunto!). Verso che rimane universale, per tutti, e dunque, ed è questa la rivoluzione, anche e particolarmente per me. È entrambe le cose contemporaneamente. In questa fase si contempla la bellezza del messaggio divino che parla al nostro cuore e dunque si contempla Dio, che è cuore e radice di ogni verso, parola, rigo e pagina della Bibbia. Se lectio è leggere e ascoltare, contemplatio è abbandono passivo. È contemplare ciò che abbiamo udito.

V. Consolatio. La consolatio, che potrebbe parlare da sé, è quella fase successiva in cui si sperimenta, si vive, sensibilmente nell’anima, la gioia di sentire Dio nel cuore, e ciò avviene dopo aver compiuto i passi precedenti. Dio agisce e ci consola. Si sperimenta gioia e chimica con quanto il Signore ci comunica attraverso quel particolare verso. Si degustano i frutti delle cose di Dio, racchiuse, e dunque emanate, nelle Scritture. La consolatio è quando si entra in una comunione di gioia con Dio: ciò permettere di sopportare, tra le altre cose, croci, fatiche e apostolati.

VI. Discretio. Subito dopo subentra la discretio. Il nucleo del discernimento analitico e spirituale: separare e attuare la differenza tra valori e non valori, valori cristiani e disvalori condannati. Il discernimento è quando Dio ti fa capire l’entità e la differenza delle cose, tra le cose, ed è qui che subentra il tocco specifico dello Spirito Santo. Questo passo vuole aiutarci a riconoscere lo spirito di Satana, lo spirito di menzogna, lo spirito di inganno, lo spirito di amarezza, lo spirito di confusione. Il discernimento può essere sottoforma di sensazione spirituale suscitata dallo Spirito Santo, immediata, istintiva e permanente, ed è il dono del discernimento degli spiriti. Ci aiuta a capire cosa sia buono e cosa no, dove sia Dio e dove si trovi Satana, mascherato da Dio; ci aiuta a riconoscere il valore reale della Scrittura da ciò che noi crediamo che dica. C’è, ad esempio, chi usa i versetti di Cristo per avvalorare l’omosessualismo pratico: falso, ingannevole e menzognero.

VII. Deliberatio. La deliberatio è il gradino successivo, penultimo, semifinale, e indica la scelta concreta dell’agire, il gran finale. Significa deliberare, finalizzare, concludere, compiere quanto stabilito, giungere ad una conclusione concreta e permanente. Compiere una scelta definitiva in virtù delle Scritture e attuarla nella vita reale, nel quotidiano. Giungere al compimento del percorso e stabilire cosa, in sostanza, la Scrittura ci abbia comunicato.

VIII. Actio. L’actio è l’agire cristiano. Una volta stabilito quanto stabilito, al fedele tocca agire: compiere e vivere quel verso, quel messaggio, che Dio ci ha dato, traducendolo in atteggiamento pratico.

Con il compimento della Lectio divina, il fedele parla con Dio e ottiene da Lui il messaggio particolare estratto da un particolare verso. Si compie dunque la dualità indivisibile preghiera-azione (fede e opere), ove dalla prima scaturisce la seconda e la seconda nasce dalla prima, nella speranza che il fedele abbia ottenuto un messaggio particolare e lo voglia tradurre all’atto pratico.

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