La caduta di Humpty Dumpty


La caduta si verificò nella notte dei tempi. E’ stato un tonfo che nessuno si aspettava. Aveva parlato così bene di sé stesso e del suo talento che si credeva sarebbe durato in eterno e che lui, in persona, avrebbe raggiunto le stelle. Si era riempito la bocca di parole grosse. Grosse in termini di significato e concetto. Dei bellissimi involucri all’interno dei quali c’erano presupposti teorici, dei sogni, venduti come verità certe. Della serie: sarà così, accadrà così, avrò successo, farò grandi cose. Tante belle teorie immaginifiche che proiettavano la sua immaginazione fervida, frutto dell’arroganza e della presunzione. Ma non è andata come da lui predetto. Si era seduto sopra il muretto, guardando dall’alto verso il basso chiunque lo incontrasse. I suoi discorsi erano diventati leggenda. Avevano riempito il cielo, per quanto grandi erano. Le sue parole viaggiavano tra le nuvole, riempivano l’aria, venivano visti perfino dalle creature del mare. Doveva essere una leggenda.

gymtreeDoveva essere il n. 1. Doveva fare questo e quest’altro. Doveva comparire su carta il suo nome, il suo volto, la sua storia, tutto. Perchè, giustamente, diceva che sarebbe diventato una leggenda. Ha continuato per mesi. Il muro sopra il quale era seduto ha iniziato a frammentarsi, dividersi, sgretolandosi sotto di lui. Ma la sua arroganza era tale che non ha voluto capire quale fosse la realtà. Lo avevamo avvertito: occhio, che il muro si stà sgretolando, scendi da li che ti fai male. Vieni qui dove ci siamo noi, in mezzo alla realtà, e metti i piedi a terra. Ma non ha voluto ascoltare. Il muro ha continuato a sgretolarsi e lui ha continuato a rimanere lì. Piu o meno tutti noi lo avevamo avvisato, ma la sua presunzione era talmente alta che lo teneva prigioniero di sé stesso, incapace di capire anche la più semplice delle realtà che gli si parasse davanti. Così, alla fine, il muro è crollato e con lui anche Humpty Dumpty. E’ caduto e il tonfo si è sentito ovunque, come il riverbero fisico di un terremoto che si espande e raggiunge le regioni adiacenti. Le venature della caduta, l’effetto, la risonanza, si sono allargate da coprire una larga fetta della terra. Molti, ora, sanno della sua caduta. Molti altri la sapranno domani.

Humpty Dumpty è caduto e ha sbattuto contro il muro della sua arroganza. Ha capito che la realtà che credeva fosse tale, era tale solo dentro la sua mente, e la realtà esterna al suo cervello era invece ben altra. Ha visto la realtà di cui si era circondato frantumarsi, come si frantumano i sogni della ragazzina viziata che capisce che il mondo è un pò diverso da come lo aveva immaginato, che la società non gira intorno a lei e che, di seguito, i suoi sogni, quelli da 13enne, non possono e non potranno necessariamente realizzarsi come voleva lei. Ma se colui che non riesce a realizzare i suoi sogni potrà, comunque, riuscire a realizzarli anche se in un altro modo, Humpty Dumpty, invece, non potrà mai più. Perchè ora è cascato, auto-generando la sua stessa caduta, e ogni consapevolezza della realtà che aveva dentro di sé si è distrutta contro la vera realtà che aveva e ha sempre avuto davanti a sé e che, alla fine, ha dovuto riconoscere.

Non si è adattato, non ha voluto ascoltare facendo così la fine dell’angelo ribelle, caduto per orgoglio. E ora dovrà raccogliere ciò che è rimasto e tornarsene a casa. E’ sceso dal muro, finalmente. I suoi piedi sono poggiati a terra, per la prima volta da quando ha iniziato. Ora lo vediamo girare in giro per la città, ancora colto nella sua presunzione (“non è colpa mia se sono caduto, è colpa degli altri, io ho fatto tutto perfettamente”), vaneggiando sul passato e sulla caduta. La vera realtà del mondo lo ha messo alle strette. Il mondo ha parlato: sei caduto e ora devi raccogliere i pezzi. Non eri nessuno. Hai pagato il prezzo della tua presunzione. A poco a poco, stà scomparendo dalla città. Si stà ritirando dalla vergogna. Perchè, forse, ha capito. Dopo la caduta, la piccola Alice non si è più voltata indietro, lasciandolo solo nella sua auto-distruzione. Addio Humpty Dumpty. La prossima volta, ricordati almeno di ascoltare.


Lucifero cadde per orgoglio, perchè non si riconobbe più come portatore di luce, ma come essenza di luce. Egli esclamò “io sono”, si rifiutò di obbedire durante la prova degli angeli, e cadde. Così fece anche Humpty Dumpty. Carroll mise così a segno una delle più belle metafore cristiane velate in un libro di sempre. Ho voluto parlare di Humpty Dumpty in quanto complesso e metafora dell’orgoglio, dell’io egocentrico. Colui che non accetta di dire “scusa”, di riconoscersi come una creatura “bassa”, perchè “io sono, non chiedo scusa, è lui che mi deve chiedere scusa” o “io ho recitato in un film, io sono uno che conta! Non mi abbasso ai miseri”, potrebbe fare la stessa caduta. Non oggi. Non domani. Ma alla fine della sua vita. La caduta in questa vita implica la possibilità di rialzarsi. La caduta eterna, a seguito del giudizio particolare, non da più la stessa possibilità. Tutti, nessuno escluso, possono dannarsi in eterno anche e soltanto per mezzo di questo peccato: l’orgoglio interiore.

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Un pensiero su “La caduta di Humpty Dumpty

  1. Trattasi di un individuo borioso, poco intelligente e pieno di se. Questi appellativi bastano per descrivere un essere che in poco tempo ha distrutto quello che poteva essere il sogno di una vita; una vera disfatta! ma non quella di Caporetto ma un’altra ancora più grande consumata in tempo di pace per la quale anche nell’ipotesi che qualcuno si fosse messo d’impegno non ce l’avrebbe fatta. Ma lui si, è riuscito a distruggere l’indistruttibile, a far piovere col bel tempo, ad oscurare il sole a mezzogiorno….Egli si è proclamato CONAN il notturno, dall’odore caratteristico di profumo francese “frittur pour homme”.

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