La maratona del Signore degli Anelli – Cronache di una maratona cinematografica durata 10 ore


Era un giorno di settembre, ben 4 mesi fà, quando venivo a scoprire l’esistenza di una maratona de Il Signore degli Anelli che avrebbe avuto luogo a Bologna, il 16 settembre, nel cinema/teatro Bellinzona, in via Bellinzona. Decisi subito di andarci e chiesi al mio amico Cesare di aggiungersi, in modo da andare insieme. Egli rimase titubante e non disse né si né no, non particolarmente convinto di quanto fosse fattibile un operazione del genere, sia dal punto di vista fisico che da una prospettiva prettamente psicologica. Io, istintivo e col retaggio da punkabbestia, buttai subito il mio si nel mezzo dicendo che ci sarei andato in ogni caso. Lui, più dubbioso e preso da vari ragionamenti analitici sulla fattibilità tecnica della cosa, rimase nel dubbio fino al giorno della maratona stesso, indeciso se venire o meno e con una decisione che pendeva, inizialmente, più sul no che sul si.

La maratona sarebbe avvenuta, come detto, il 16 settembre, e nel momento in cui entrambi venimmo a sapere tramite internet della maratona stessa, mancavano almeno 3 o 4 settimane. Il mio si fù istantaneo e non avevo dubbi che avrei partecipato. Man mano che si avvicinavano i giorni, lui continuava a chiedersi quanto avrebbe retto nel caso fosse venuto e se avesse davvero avuto voglia di sorbirsi una maratona-cinema di 10 ore; io mi facevo pure delle domande simili ma, contemporaneamente, mi preparavo a gustarmi l’esperienza, a rivedere al cinema la più grande trilogia al mondo e a studiare la mappa della città per capire come raggiungere il cinema/teatro.

Le Cronache della Maratona

15 settembre
E’ la sera prima del maratona-day. E’ un giovedi. Sono eccitato, non vedo l’ora che arrivi il giorno dopo per godermi il capolavoro di Jackson al cinema. Cesare è ancora titubante e non si è deciso. Continua a pensare e a modellare i suoi pensieri per cercare di prendere una decisione. Io sono certo che l’indomani, scoppiasse anche una guerra nucleare, ci andrò.

ore 22.00. Io e Cesare ci vediamo a casa mia e ci guardiamo un film preso a noleggio, Heat La Sfida (qui la mia recensione). Almeno mi pare di aver visto quello. Se non era Heat, allora si trattava di Disconnect. Bellissimo, piaciuto e tutto quanto. Durante il film, vedo che continua a riflettere, in parallelo alla visione, sul dubbio se verrà o meno.

ore 01.00. Si fà l’una di notte, è tardino, scendo per accompagnarlo alla macchina. Prima di aprire la porta, faccio un sondaggio e chiedo se sente di poter rispondere riguardo l’annosa questione. E’ ancora indeciso. Lungo le scale, arrivati alla seconda rampa, chiedo se ci sono sviluppi e se sa già quale risposta avrà la meglio. Mi dice di no. Continua a pensarci sopra, indeciso se venire o meno a causa di alcuni dubbi specifici. Arriviamo nel giardino condominiale, siamo davanti la sua macchina. Fà caldo, si stà bene. Chiedo se ci sono novità. Mmh. Apre la macchina, si siede. Mi chiede se andrò in tutti i casi, indipendentemente dalla sua decisione. Ovvio, rispondo. Gli chiedo nuovamente, per la sua gioia, se ha deciso o sentito qualcosa dentro di lui, se può sbilanciare un risultato. Niente, ancora no. Ci salutiamo e, mi dice, mi aggiornerà il giorno dopo. Deciderà in tempo reale. Dentro di me, penso ok, ho capito, non verrà.

16 settembre
E’ il mattino ed è il giorno della maratona. Cesare non ha ancora scritto, sono ormai quasi certo che andrò da solo. Mi devo preparare a vivere l’esperienza in solitario. Mi viene la depressione. Solo al cinema per 10 ore, quando tutti saranno in compagnia, penso. Immagino la sala piena, con tante coppie ed amici assieme ed io solo, come uno stronzo. Poi, però, penso al fatto che sono stato solo per tutta la vita, che ho racimolato almeno 20 anni di esperienza nella solitudine e che ho alle spalle anni di esperienza sociale fatta e compiuta da solo, senza nessuno accanto. Quindi, anche in questo caso posso farcela. Sono stato solo per tanti anni, ho fatto tutto da solo per tanti anni, dalle uscite agli eventi, dai viaggi alle trasferte estere, dai campi di lavoro ai pellegrinaggi, dalle uscite pomeridiane ai vari appuntamenti di vita, quindi anche questa volta ce la farò. Mi faccio forza.

ore 11.30. Cesare mi scrive, si è finalmente deciso e mi dice che verrà. Fantastico, sono contento. Dice di partire per le 12.30 e di farsi trovare entro le 13 sotto casa mia. Il piano che gli avevo proposto, nel caso fosse venuto, era proprio quello di partire all’incirca per le 13.00, in modo da essere a Bologna alle 13.30, arrivare al parcheggio verso le 13.45 e giungere davanti il cinema, a piedi, verso le 14.00. Massimo 14.15 in caso di ritardo nel tragitto. Un piano perfetto, privo di svirgole, che avevo pianificato a puntino. Sono convinto che tutto andrà secondo i piani. Mi immagino davanti la biglietteria in prima fila già alle 14.15.

ore 12.15. Inizia a piovere. Prima piano, in modo leggero, poi viene giù il diluvio. Un acquazzone forte e potente. Cade una pioggia da fine del mondo. Entrambi ci sentiamo al telefono e decretiamo che si, non sarà facile fare questa cosa con questo diluvio torrenziale. Speriamo di non trovare la stessa pioggia anche lungo la strada e a Bologna.

ore 13.00. Cesare non è ancora arrivato. Inoltre, mi scrive dicendomi che è in ritardo a causa di un incidente e quindi arriverà dopo l’orario previsto. Io intanto scendo e mi infilo in macchina, fuori piove fortissimo, c’è una pioggia assurda come non si vedeva da mesi. Ho i pantaloncini corti e spero soltanto che a Bologna non pioverà.

ore 13.15. Più o meno verso quell’ora, Cesare arriva. Siamo già in ritardo. Constatiamo i primi intoppi. Noto anche che devo fare benzina alla macchina, dato che sono a secco, quindi perderemo altro tempo. Cesare sale, mi racconta il motivo del ritardo al dettaglio, poi parliamo del diluvio e discutiamo se sia una buona idea fare il tragitto fino a Bologna con questa pioggia allucinante, fortissima, che fà cadere sul mondo miliardi di gocce scoscese al metro quadro. Io dico, facciamolo. Però ho davvero dei forti dubbi, e anche lui li ha. Gli dico anche che devo fare benzina e, di seguito, il ritardo aumenterà ancora. Partiamo.

ore 13.20. Secondo i miei calcoli, a quest’ora dovevamo già aver superato i confini comunali di Castelfranco Emilia ed essere a meno di 15 minuti da Bologna, già belli avviati lungo la statale (la via emilia), se fossimo partiti puntuali. Invece, mi sto per fermare dal benzinaio lungo la tangenziale di Modena, poco dopo l’uscita 4, e piove a dirotto. Non siamo a nemmeno 5 minuti da casa mia che già tutta la tabella di marcia si stà lentamente spostando verso il declino. Quanto segue merita un capitolo a parte.

  • Dal benzinaio. Tutto si rallenta, peggiora e l’orario di arrivo si allontana via via sempre di più. Scendo e preparo tutto per la benzina; il guantino di plastica, l’apertura del boccale, il portafoglio, la preparazione strategica per fare in fretta, tutto, quando mi accorgo che nel portafoglio ho solo un maledettissimo pezzo da 50. E nient’altro. Non posso consumarlo tutto per la benzina, anche perchè devo fare soltanto una ricarica diesel da 20. Chiedo a Cesare se ha da scambiare. Purtroppo, non ha pezzi con cui potrei scambiare il mio mazzo da 50. Rimetto tutto a posto, il guantino, il boccale, il portafoglio. Ri-scendo dalla macchina e inizio una delirante ricerca di qualche essere umano che possa scambiarmi i 50 euro. Mi avvio oltre la tettoia, piove tipo Quarta Guerra Mondiale e mi ricordo dell’ombrello. Torno indietro, apro la macchina e lo prendo. Mi avvio verso l’ignoto. E’ tardissimo. Entro in un negozio sconosciuto, vado alla cassa, chiedo se hanno da scambiare ma niente. Chiedo al commesso, niente. Esco, vado in quello successivo, non c’è niente. Vado in fondo alla strada, nel frattempo sono un lago d’acqua, sopratutto ai piedi, ormai fradici. Entro in un ristorante e faccio l’offerta. Hanno il pezzo da scambiare. Finalmente ho i miei agognati pezzi da 20, torno indietro correndo, è tardissimo, piove ovunque, tutto sembra tenermi fermo. Arrivo, faccio benzina e sono pronto a ripartire.

ore 13.30. Ci rimettiamo in cammino. A quest’ora dovevamo già essere entrati a Bologna, all’altezza della rotatoria con quel coso sopra brutto come la fame che rappresenterebbe un’opera d’arte (…). Prima di arrivare alla svolta che mi permetterà di avviarmi verso Bologna, chiedo a Cesare sè se la sente di andare, anche perchè io, per primo, sento la mia convinzione sgretolarsi e farsi meno sicura e decisa a causa della pioggia e del già pronunciato ritardo. Siamo già in ritardo di 30 minuti, mi sento come il trio di 3 uomini e una gamba e sono già mediamente fradicio con i piedi che ospitano una pozzanghera al chiuso con le rane. Il dubbio ci assale. Nell’incertezza, continuo a tirare dritto e anche arrivato al punto di non ritorno, non mi rimane che svoltare verso Bologna e proseguire.

ore 14.15. L’orario in cui prevedevo di essere già davanti il cinema. Invece abbiamo appena varcato i confini comunali di Bologna, all’altezza della fila di prostitute che da anni oramai infesta l’angolo della via d’accesso alla città. Ci dirigiamo verso il centro e siamo in super ritardo. Immaginiamo entrambi 3 cose. La prima, che arriveremo con la maratona già iniziata ed i primi minuti persi. La seconda, che non troveremo posto. La terza, che è una variante implicita della seconda, che non troveremo un biglietto, dato il sold-out, e quindi dovremo tornarcene a casa. La paranoia ci assale e iniziamo a tirare giù delle maledizioni, pensando seriamente alla possibilità che andrà male e che dovremo tornare a casa a mani vuote. Ci convinciamo sempre di più che, probabilmente, andrà così. Inizio a pensare che tutto questo viaggio sia stato vano. Ci avviciniamo alla mega rotatoria che mi permette di scegliere se raggiungere il parcheggio passando dalla città o dalla tangenziale. Faccio presente a Cesare questa scelta prima di arrivarci e chiedo a lui quale strada preferirebbe scegliere, in quanto ospite. Ha pochissimo tempo per decidere, così pensa in fretta. In realtà voglio passare dalla città e anche se sceglierà diversamente, sceglierò il tratto urbano. Prendi la tangenziale, sicuramente faremo prima, dice. Ok, e sia. Imbocco la tangenziale. Tanto faremo prima. Eh.

ore 14.20. In tangenziale, il traffico è pari al casino autostradale del 1 agosto. Tutto è fermo, immobile, statico e si muove alla velocità di 1km/h. Si rende e ci rendiamo conto dell’errore di aver scelto questa soluzione nefasta. C’è un casino totale. Siamo sempre più abbattuti, nonchè sempre più convinti che non ce la faremo in tempo e che alla fine, dopo tutto questo bordello, non troveremo neanche un biglietto disponibile. Gli dico, mal che vada, ci facciamo un giro e ti porto a mangiare una crepes. Siamo all’altezza della 2° seconda uscita e dobbiamo raggiungere la 5°. Dalla seconda alla quarta uscita, faccio tutto il tragitto in prima, senza mai passare in seconda. Vedo, alla mia destra, una lumaca sorpassarci e farci il dito medio.

ore 14.40. Siamo al parcheggio Tanari, a nord-ovest di Bologna. Finalmente. Con un ritardo infinito, dopo 20 minuti di tangenziale per fare 3km e dopo una mirabolante peripezia del territorio all’interno del parcheggio, trovo un posto libero. Altro ritardo che si accumula, e tutto si fà più lontano, improbabile, siamo ormai sempre più convinti che probabilmente non troveremo un biglietto disponibile e che ce la prenderemo in quel posto. Il programma è andato tutto allo scatafascio, non siamo riusciti nel rispettare l’obiettivo da me stabilito. Parcheggio e scendiamo dalla macchina. Che bello, diluvia un casino anche qui a Bologna, esattamente come nella statale ed esattamente come a Modena. Siamo proprio contenti. Mi chiede, ok, ora quanto ci vuole da qua al cinema? Rispondo, bhe, poco, 10 minuti e saremo lì, ci arriviamo in un attimo, è qui vicino! Si consola e lo vedo rasserenato. In realtà, non è ancora consapevole che quando dico “ci vuole poco”, “è qui vicino”, “10 minuti”, tutte queste belle cose le intendo a modo mio.

ore 14.50. Fabio, ma non ci volevano 10 minuti? Dove siamo e quando arriviamo? mi chiede. Gli rispondo, poco, tranquillo, 5 minuti e ci siamo. Piove a dirotto, il diluvio non smette di tartassarci l’anima. Ogni tanto mi giro, lo vedo nero. Non parla ed è davvero seccato per tutto quanto, tra ritardi, pioggia, scelte di percorso sbagliate e i vestiti fradici e consumati dall’acqua. Anchio provo tutte queste cose e anchio, come lui, sono seccato. Forse anche più di lui. Mi sale la pazzia. La strada è lunga il triplo di quello che mi immaginavo dopo averla vista su google maps. Piove troppo, siamo in ritardo di 1 ora e mezza circa, probabilmente non troveremo posto e dovremo tornarcene indietro, siamo fradici come anatre nello stagno e pensiamo anche come potremo fare una maratona di 10 ore bagnati e infradiciati come siamo. E vabbe, pazienza, penso. Il tragitto è lunghissimo e no, non dista 10 minuti come pensavo. Non siamo neanche a metà, la pioggia è terribile, la strada è un bombardamento di pozzanghere e di ragazzine antipatiche che non si spostano quando passiamo, ridendo come delle galline, e io le acceco in un occhio con l’ombrello.

ore 15.10. Dopo 2 ore di viaggio, 1 ora e 40 minuti di ritardo e dopo 30 minuti circa di camminata sotto il diluvio (un tantino in più dei 10-15 minuti che avevo detto a Cesare), giungiamo finalmente sulla soglia del cinema/teatro Bellinzona. Ce l’abbiamo fatta. Incredibile. Ci siamo, vediamo il cartello gigante della maratona, entriamo, siamo nell’atrio. Alla mia destra c’è il corridoio che porta al cinema. Tutte le nostre “paure” e incertezze su quello che avremmo trovato e su come sarebbe andata, si annullano all’istante non appena vedo la sala. Di gente ce n’è, e anche tanta, ma ci sono un sacco di posti liberi! E anche quelli migliori, ovvero quelli che prevedevamo di prendere io e Cesare. Fantastico. Tutto quanto si disfa, io sono felice, lui è più tranquillo, tutto è bene ciò che diventa bene. Compriamo i biglietti, 10 euro l’uno per 3 film più due buffet inclusi. Io prendo e, finalmente, mi siedo. Ci sono due, anzi tre tipi che parlano e che presentano la maratona. Uno promuove il fantastic fest, o mi pare che fosse quello. Sembra interessante. Poi l’altro parla del Signore degli Anelli, facendo una breve introduzione e ringraziando la Medusa per non ho capito bene cosa (pensavo per la copia che stà per venire proiettata, ma poi scopro che non è così, lo capirete più avanti). Dice “in questo caso, non possiamo parlare di esalogia, perche Lo Hobbit non esiste”. Esagerato. Non condivido. I due finiscono, tutti e tre escono di scena e, finalmente, la maratona ha inizio.

ore 15.20. La Compagnia dell’Anello. Inizia il primo dei tre volumi de Il Signore degli Anelli. E’ l’unico dei tre a non aver mai visto al cinema. Lo vidi la prima volta a noleggio nell’ inverno del 2002, e fù una cosa incredibile, mise un prima e un dopo nel mio modo di vedere e concepire il cinema. La versione proiettata è la theatrical cut, niente extended quindi. Dura 3 ore. Guardo attentamente il croma, che rispecchia la fotografia del formato 35mm e DI vista al cinema (non da me), e scorgo comunque che la copia proiettata dev’essere un blu-ray. Noto anche come l’aspect ratio riempia lo schermo e fortifico questa affermazione. Mi chiedo se sia effettivamente un blu-ray o, piuttosto, un DCP recuperato dalla Medusa, e in questo pensiero ricollego il ringraziamento fatto a questa casa di distribuzione. La visione è ovviamente stupenda. Del fatto che sono bagnato ai piedi, non me ne frega nulla. Il posto è comodissimo. Sono seduto con uno spazio di almeno 2 metri davanti alle mie gambe. Non c’è nessuno al mio fianco e ciò significa che posso fare il ragno quanto mi pare.

ore 18.20. Finisce la proiezione e ci si avvia verso la pausa di 20 minuti. Ho fame, tanta fame e voglio divorarmi il buffet. Vorrei scavalcare tutti per fiondarmi per primo nel tavolo del rinfresco, chiudere la porta e mangiare tutto da solo. Fermo l’addetta alla proiezione, una ragazza che fà tutto da sola: vende i biglietti, ti dà i pop-corn, proietta il film. Da appassionato di cinema, sono troppo curioso. Gli chiedo, ma il master che state proiettando è un DCP in 2k? O Cosa? Mi dice, no, non è un DCP. Le chiedo quindi cosa sia. Mi risponde, il blu-ray. Era quello che avevo detto anchio. Mi sento particolarmente intelligente. Ho indovinato, sono un genioArrivo nella sala all’aperto dentro la struttura, che appartiene a non so quale congregazione religiosa ed è comunque gestita da consacrati, e mi fiondo davanti il tavolo dove sopra è posato di tutto, cercando di farmi strada tra la folla. Faccio il pieno come si deve. Mangio affettati con gnocco, degli squisiti rivoltini tipo tortellini ripieni di nutella, pizzette e robe da rosticceria in quantità. Scorgo i visi che sono presenti, non conosco nessuno. Mi chiedo con Cesare se ce la faremo a resistere per ben 10 ore, fino all’una di notte. Io la butto lì. Al massimo, finiamo Le Due Torri e poi ce ne andiamo, dico. Cosa che aveva pensato di fare anche lui. Stabiliamo che faremo come ci sentiremo di fare. Finito il rinfresco si torna in sala, ma la mia pancia ha soddisfatto il suo bisogno nemmeno al 9%. 

ore 18.40. Le Due Torri. Inizia il mio preferito dei 3, quello che ho visto più di tutti. Il capolavoro dei capolavori. Questo lo vidi al cinema quando uscì originariamente nel 2003 (da noi), e fù un esperienza straordinaria e indimenticabile. Avevo 13 anni, ero con alcuni miei compagni di classe, che esperienza ragazzi. Per cui questa è la seconda volta che lo vedo in sala. Possedendo e guardando unicamente la versione extended da ormai più di 10 anni (prima in dvd e poi in blu-ray), non vedo la versione originale da sala da un era. Questa è quindi la prima volta dopo tanti anni che rivedo la theatrical cut, dopo un decennio in cui ho assorbito solo la versione integrale. Arriva la battaglia del fosso di helm. Che ricordi. Stupendo. Riesco a intravedere la scena estesa dietro ogni fotogramma e a ricordarmi dove mancano le scene tagliate. Mi diverto, con Cesare, ad anticipare i dialoghi del film.

ore 21.40. Finisce la proiezione. Altro buffet, il secondo ed ultimo. Mi fiondo e finisco tutto. Ci sono nuovamente quegli squisiti tortellini alla nutella crudi, le pizzette, lo gnocco, l’erbazzone o qualcosa del genere più torte salate di vario tipo. Il buffet si chiude e via, tutti in sala per il terzo e ultimo pilastro della trilogia. Io e Cesare decidiamo all’unanime di rimanere. Ormai dobbiamo viverla fino in fondo quest’esperienza, sfruttandola fino all’ultimo centesimo. E sia, ce la facciamo tutta.

ore 22.00. Il Ritorno del Re. Inizia il terzo e ci vengono i brividi. E’ il preferito di Cesare. Ovviamente lo considero un capolavoro, come tutti gli altri. Anche questo lo vidi già al cinema ai tempi dell’uscita originale in Italia, avvenuta nel gennaio del 2004. Quindi, come per il precedente, è la seconda volta che me lo godo in sala. E, sempre come il secondo, non lo vedo nella versione theatrical da tanti anni, sempre per il fatto che mi sono quasi sempre visto l’integrale da 10 anni a questa parte. Mancano ben 40 minuti di scene. Meglio così, altrimenti una maratona fatta con l’extended sarebbe stata più dura. La stanchezza fisica inizia a farsi sentire, ma siamo entrambi contenti e tranquilli. Il cinema è sempre mezzo pieno, con tanta gente, e tutti quelli che hanno iniziato alle 15 come noi, sono rimasti. Apparte un gruppo di ragazzini di scuola media che se ne sono andati dopo Le Due Torri.

ore 01.15. A quest’ora circa, finisce la maratona. Che spettacolo. Applausi a scena aperta. Ce l’abbiamo fatta e siamo pienamente soddisfatti. La conclusione della trilogia mi dà un pò di nostalgia e di tristezza. Mi riporta a tempi passati nonchè alla realtà. Ora che la maratona si è conclusa, dobbiamo tornarcene a casa e un pò di malinconia sale. E’ stata una grande esperienza. Dopo averne passate di tutti i colori, tra ritardi, l’incidente che ha beccato Cesare, il benzinaio, la pioggia, la tangenziale, il traffico, il tragitto di 30 minuti sotto il diluvio, gli abiti fradici,  alla fine ne è valsa la pena. E’ stato bellissimo. Usciamo dal cinema, condividiamo le sensazioni, poi, nel pieno della notte, con la pioggia finalmente cessata, ce ne torniamo verso il parcheggio. Lungo il ritorno, parliamo sempre del Signore degli Anelli, di tutto ciò che significa, delle sensazioni e delle emozioni che ci ha dato, dei mille spunti filosofici, dei valori nobili che porta e del perchè Frodo, alla fine, lascia la terra di mezzo. Ne esce fuori una discussione estremamente interessante. La serata è finita. Abbiamo vissuto un esperienza che non dimenticherò mai.

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5 pensieri su “La maratona del Signore degli Anelli – Cronache di una maratona cinematografica durata 10 ore

    1. Grazie! Si, concordo! Anche a me piacerebbe che ci fossero più maratone di questo tipo, anche di altre trilogie/saghe, come quella di Mad Max ad esempio. Inoltre, anche se l’han già fatta, mi piacerebbe anche una bella maratona de Lo Hobbit.

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