Statistiche

  • Data: sabato 3/12/2016
  • Luogo: pizzeria Ci Voleva, Sassuolo (MO)
  • Prezzo pagato: 10 euro

Cena

  • 1 pizza emiliana
  • 1 profiterole al cioccolato
  • 1 sorbetto al limone
  • 1 fetta di torta al limone

Primo

  • Pizza emiliana

Mi trovo in un gruppo numeroso per un compleanno. Siamo in troppi, circa 50, stipati all’interno della pizzeria. Logicamente penso che chiedere il menu e stare lì a scegliere potrebbe portare qualche complicazione. Scelgo nel menu virtuale che ho in testa e nomino la vecchia modena. La tipa mi risponde “l’emiliana con scaglie e aceto?”. Ribatto “si, la vecchia modena”. Ripete “si, l’emiliana”. Ribatto “perchè, avete delle varianti? La vecchia modena non ce l’avete, avete solo questa variazione?”. Fà “no, è che noi la chiamiamo emiliana”. “Perchè, cos’ha di differente?”. Lei “uguale, solo con crudo, scaglie e aceto, non so volevi metterci qualcos’altro?”. Concludo “no, apposto”. Ed emiliana sia.

Vengono servite 44 persone, io rimango l’ultimo. Pazzesco. Arriva. E’ buona, molto buona. La cottura è ottima, lo spessore non particolarmente abbondante, con una pasta sottile che si taglia molto facilmente. Si oltrepassa la pasta e si tocca la superficie del piatto sul quale poggia come una fetta di formaggio. Le scaglie, la rucola, il crudo, l’aceto balsamico, c’è tutto. Gli ingredienti sono ben ripartiti e usati in quantità sufficiente. Non risicati. Il gusto c’è, buona qualità delle materie e buona preparazione. La grandezza è buona, offrendo un diametro discretamente largo. La finisco, mi piace, ne voglio un altra. Evito di ordinarla, però, pur tentandomi da solo per vari minuti.

Dolce

  • Profiterole

Chiedo il menu dei dolci e mi viene dato. Lo guardo, ne vedo vari (di dolci), ho fatica a scegliere, sono l’eterno indeciso. Quello che, ai tempi, poteva passare due ore e mezza al Gamestop per capire quale gioco scegliere tra due o tre concorrenti. Leggo le caratteristiche del profiterole e mi sale la golosità del bimbo zuccheroso. Ci sono le palline di cioccolato al latte, ripiene di panna, affogate in una crema al cioccolato dolce e cremosa che nemmeno la nutella, all’interno di un bicchiere. Dopo due richiami dalla cameriera alla quale ho fatto presente la mia perseveranza e indecisione nella scelta, scelgo il morbidoso e pacioccoso profiterole. Neanche due secondi, tipo scena di Benigni ne La vita è bella, e il dolce arriva. Lo finisco ad una velocità pari al tempo che ci vuole per ingoiare un cumulo di saliva. E’ buonissimo, gusto puro. Un esplosione di golosità nucleare. La crema è eccezionale e ci farei il bagno dentro. Mi ci affogherei tipo tuffo in piscina. Me la divoro col cucchiaio e non lascio neanche una striscia di cioccolato sul bicchiere. Le palline sono squisite e sono di un morbido morbidoso che ha dell’assurdo e sfida le leggi del gusto, risultando pannose, cicciose, morbidose tipo panna cotta e soffici come la neve. Tutto troppo buono. Tutto troppo pacioccoso. Nella mia mente sogno di prenderne altre otto porzioni.

  • Sorbetto al limone

Penso che devo fermarmi per fare il bravo ma non voglio. Sogno di immergermi in una piscina di profiterole, faccio un viaggio astrale dove, durante un viaggio spaziale nel cosmo, incontro un pianeta di profiterole grande quanto la terra che si può mangiare tutto e mi consente di rimanere attraccato al pianeta in eterno grazie alla legge di gravità. Mi giro verso destra mentre preparo le battute da dire alla cameriera che stà per passare quando incrocio lo sguardo di Guido. Mi tenta, mi dice “prenditi un sorbetto al limone”. Penso di farmi sia il profiterole, di nuovo, che il sorbetto, e magari di fare un tris del primo e un bis del secondo. Mi limito onde evitare di farmi venire attacchi di dissenteria e scelgo il sorbetto al limone. Arriva. Squisito. Si sente il gusto del limone. Voglio essere un tutt’uno con quest’ultimo. Il sorbetto è cremoso, denso, compatto, solido, il gusto penetra ogni centimetro cubico. Buonissimo.

  • Torta al limone

Arriva la torta del festeggiato ma sto facendo le preghiere di Santa Brigida. La vedo davanti, mi tenta mangiarla mentre prego al tavolo ma no, non voglio, sono un professionista della preghiera e da tale mi devo comportare. Mi alzo dal tavolo e vado a pregare altrove. Vi risparmio dove sono andato a pregare pur di distanziarmi dal casino. Potete arrivarci. Indizio: ero sempre dentro il locale. Finite le preghiere, torno al tavolo. La torta non c’è più. Ira, sdegno. Fermo il boss, gli chiedo se posso avere anchio la torta. “Certo, subito” mi fà. Aspetto qualche minuto. Troppo. Voglio la torta. Arriva. La mangio, dividendola col cucchiaino, non senza scomporla e far scattare i pezzi. Sento una crema vagamente al limone, me la godo, da fanatico del limone. Niente di eccezionale, ma buona. Una pasta sfoglia solida, ripiena di questa crema limonata con sopra dello zucchero a velo, o almeno pare. La finisco e si, alla fine mi sento sazio. O Forse no. In conclusione, un ottima cena.

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