Quando Nolan appoggia la sua mano e dirige il faro della sua mente su una pellicola norvegese, decidendo di rifarla, non può che avviarsi una di quelle produzioni che in un modo o nell’altro rimarranno memorabili. E così è stato per Insomnia, il remake che sfida il dubbio e la fragilità delle scelte morali. E, probabilmente, decise di puntare su questa pellicola perchè vide in “lei” temi di interesse che voleva fare suoi e reinterpretare, nonche un potenziale narrativo affascinante, che lui per primo ha analizzato per poter fare suo. Tant’è che già da questa sua opera, che sua in modo letterale non è, essendo per l’appunto un rifacimento, si notano i testi morali tanto cari al regista, nonchè quegli spunti e quelle cellule intelligenti che hanno sempre caratterizzato tutte le sue opere.

Anche in questo caso mi sono trovato dinanzi un thriller avvincente, dove l’arbitraggio della coscienza morale, in balia della libera scelta umana, è il perno sopra il quale si struttura il testo intelligente di Nolan. La gestione “personale” delle scelte morali dei due protagonisti, offre un saggio critico sul relativismo decisionale e su come il sottile bilico tra scelta soggettiva per interesse e scelta per il bene comune sia facilmente valicabile, offrendo una prospettiva matura sul libero arbitrio delle scelte morali, da sempre tematica di riferimento nelle opere di Nolan (si può dire che sia una di quelle caratteristiche persistenti nella sua mente creativa). Basta che uno dei due offra l’altro un interesse per il quale tacere e che faccia comodo a sé stesso, e via, l’uomo è pronto a degradare i propri principi, intraprendendo un percorso di distacco dove l’integrità dei suoi principi viene regressa, declinando. 

maxresdefaultlCosì accade al poliziotto Will Dormer, interpretato da Al Pacino, protagonista sofferente di questo film. Il poliziotto navigato, il professionista di fiducia della polizia, sbarcato da poco nella cittadina dei boschi (setting ambientale del lungometraggio) per indagare su un recente omicidio di una giovane ragazza. Will scopre l’identità del killer che ha ucciso la ragazza adolescente, killer qui interpretato da una magistrale performance di Robin Williams, nel ruolo di Walter Finch. Quest’ultimo, a sua volta, sà il segreto che Will ha scelto di tenere stretto con sé per evitare la rovina della propria vita. Ovvero, un omicidio colposo di cui Dormer è colpevole e che, tuttavia, si è rivelato essere il risultato di una fatale distrazione, portando il poliziotto a reputare giusta e corretta l’insabbiamento di questa sua azione (ecco il principio del libero arbitrio). Così i due patteggiano. L’uno offre l’altro un accordo strategico, dove il codice morale discende verticalmente verso il fondo per venire cucito su misura in virtù del proprio interesse. Accordo con il quale entrambi potranno permettersi uno scorrimento fluido e senza intoppi della propria vita, evitando la sorte della giustizia. La scelta di scendere a compromessi e di varcare la soglia per l’eventuale patto col diavolo, sarà il tormento dell’anima per il protagonista, incapace di convivere in pace con sé stesso dopo la sofferta decisione di coprire una verità e di acconsentire al patto proposto da Finch. Questa inaspettata svirgola nella vita professionale del personaggio interpretato da Al Pacino, rappresenterà quella sorta di principio gravitazionale cui basta una spinta per ritrovarsi a terra, esattamente come vuole la legge gravitazionale, finendo nel tunnel del k.o. morale.

hero_Il cammino graduale del poliziotto soffrirà di una doppia vita, una al servizio del corpo di polizia, presentandosi sempre come personaggio affidabile e privo di peccati (e costantemente a disagio nel tentativo di non far scoprire niente a nessuno, mantenendo alto il profilo dell’agente moralmente integro), l’altra al servizio della copertura della verità, offrendo così un interpretazione disagiata e frammentata di un duello interiore, talvolta sofferente dinanzi l’ammirazione dei suoi colleghi, con i loro feedback così ben nutriti di idolatria nei suoi confronti. La destrutturazione di un uomo dapprima integro e ora sceso a compromessi, viene sapientemente gestita grazie al rapporto di azione e reazione e alle relative conseguenze, ove avrà luogo un Finch che si vedrà divenire una sorta di master of puppets, mentre Dormer si ritroverà ad essere l’ombra di sé stesso, disattento ai richiami dogmatici della coscienza e persistente nel suo intento di mantenere un segreto.

Nolan, con Insomnia, dipinge un thriller atipico, modellando la naturale strutturazione di tasselli, segmenti e risvolti della diegesi con intelligenza e grazia, ponendo l’accento sulla scelta dell’individuo, quella di Dormer, e sul personale rapporto tra lui e il killer, generando una differente prospettiva sul binomio competitivo buono/cattivo. Laddove lo standard concettuale vede il buono contrapporsi al nemico, delineando un confine di separazione netto tra male e bene, dove l’uno è sempre e programmaticamente l’opposizione dell’altro (opposizione sia morale che comportamentale, etica e di principio), qui, invece, lo script offre una visione differente che si distingue dalla tipicità tassonomica. In due si combattono poco o nulla, piuttosto patteggiano. Il combattimento non è tanto tra poliziotto e killer, ma tra poliziotto e poliziotto, nell’interiorità spirituale della sua persona, tra la fragilità e il dubbio delle azioni di percorso, ponendo l’enfasi espressiva sulla psicologia del personaggio, sofferente di insomnia, deluso da sé stesso, irrequieto dinanzi il suo graduale declino morale, confuso sul da farsi.

lost-mistNella sua interezza, Insomnia si alimenta attraverso una regia riflessiva, dove la metodologia del racconto si dispone con intelligenza, sostituendosi all’eccessive e convenzionali ritmologie dell’action-thriller di genere, offrendo così il suo argomento intellettuale nell’intimo dibattito della persona, nelle solitarie scene verbali, nella solitudine ambientale dentro al quale i personaggi sono avvolti, nel declino morale circondato dal silenzio e nella relazione squisitamente verbale, quasi mai “fisica”, tra personaggi, gestendo sapientemente il dialogo, la sorpresa, il modello di suspense narrativo, la dinamica consequenziale di un’azione e l’azione stessa che si pone come elemento di supporto, complementare e non esclusivo, senza mai essere il centro dell’opera. Nolan dispone quindi una serie di idee di sviluppo che vedono anche l’azione, certo, evitando, però, il solito costrutto ovviale da action-movie, divergendo dagli stereotipi di genere. Non solo. Anche quando l’azione avrà luogo, non sarà la solita sequenza standardizzata. Il suo supplemento è sempre una risorsa derivata da conseguenze di azioni specifiche, e avrà sempre una contestualizzazione intelligente, che non solo sfrutterà l’intima personalità dei suoi due protagonisti, ma anche le specifiche e particolari caratteristiche del suo ambiente. Come quando Dormer si ritrova ad inseguire Finch sopra una serie di tronchi di legno armeggianti in riva ad un lago, in prossimità di una zona di montagna sperduta. Giusto per dire, dimenticatevi le sequenze di genere di Seven, qui le modalità comportamentali sono ben differenti, ma non pensiate che non verrete alimentati da una forte corrente di emozioni, che invece hanno luogo con grande costanza.

L’ambiente di Fincheniana memoria offre una location che grazia la pellicola della sua solitudine invernale, dei suoi luoghi isolati, assenti da una certa metropolitanità di genere, e una presenza di personaggi contenuta, moderata e circoscritta a determinati ambienti. Qui il risvolto tra Dormer e Finch può quindi trovare lo spazio giusto e il silenzio necessario per esprimersi e svilupparsi, evitando il caos indecifrabile del tessuto urbano di una qualsiasi location metropolitana. Se c’è un dialogo, un inseguimento o un qualsiasi altro tipo di azione, esso sarà avvolto tra la nebbia e il silenzio dei boschi della propria area, conferendo così un identità visuale, oltre che narrativa, ben specifica, valorizzata dal talento creativo con il quale la sceneggiatura ha preso vita. Un ambiente che contiene una robusta costruzione narrativa, ricca di un linguaggio morale e riflessivo, riuscendo così a valorizzare il rapporto tra ambientazione e scena, scena e ambientazione.

download-1Così come Dormer, anche Finch è colpevole di un atto di omicidio non realmente voluto o  intenzionato, convincendosi quindi della bontà di dover coprire la verità, convinto di avere ragione, ed esaltando l’aspetto dell’arbitrio morale, liberamente gestito con deliberato consenso. Del tutto relativizzato, direi. Dormer sà bene che è stato lui ma, se aprisse bocca, a sua volta Finch potrebbe cantare. Ecco la natura del patteggiamento. Ecco come i due personaggi, che teoricamente sarebbe dovuti essere opposti, si allineano, addirittura cooperando, pur con le contrarietà della coscienza di Dormer. Notate l’inversione dei ruoli. Laddove la preda doveva venire cacciata e il cacciatore doveva ricoprire il suo ruolo mantenendosi fermo e saldo in esso, ci ritroviamo invece dinanzi una preda che diventa padrone del cacciatore e un cacciatore che viene denaturalizzato e svilito nella sua natura dalla preda, compromesso dalla propria scelta. Una gestione della propria personalità che porta dapprima all’incontro, verbale e del tutto quieto, fino al naturale decadimento della calma e della pazienza, e alla successiva caduta del patto. 

Un protagonismo supplementare lo avrà anche la collega poliziotta di Dormer. Anch’essa sulla ricerca della verità dinanzi i piccoli dettagli rilevati e analizzati, ed anch’essa tentata dalla sensuale tentazione di varcare la sottile linea morale che la vedrà a sua volta nella posizione di scegliere tra un bene soggettivo e un bene oggettivo. La collega vivrà un percorso di ricerca solitario, essa ricaverà una serie di indizi da cui partirà una graduale interpretazione e deduzione di eventi, ribaltando così la percezione di quello che lei credeva fosse accaduto. Una sorta di para-plot che sembra quasi tributare l’abc del giallo, soltanto implementato, nel film, da una prospettiva al margine. Lo sviluppo narrativo pone la speranza e la redenzione al centro delle sue finalità, lasciando così un risvolto che non si perderà nei legami tortuosi del male, ma che piuttosto offrirà una tematica di redenzione, conseguente un preciso richiamo della coscienza. 

In conclusione, con Insomnia siamo di fronte ad un thriller di grande qualità, significativo e compiuto, dotato di una ricchezza tutta sua. Un thriller dove l’azione non è il centro “assolutista”, ritrovandosi ad essere soltanto una variante delle dinamiche di eventi che accadono, e dove invece la narrazione più squisitamente intellettuale, che pone l’accento su una semantica espressiva che risucchia e rielabora dubbi e riflessioni morali, che pone l’obiettivo sui dialoghi e sull’intreccio ritmato tra riflessione e azione, si rivela essere il core dell’opera, con una ricchezza di contenuti che si rivelano essere la colonna portante di una storia che avrebbe potuto scadere nell’inflazionata sequela di archetipi e che invece si difende bene, esprimendosi con una personalità distinta. Storia variegata di spunti e di qualità narrative, denotando una certa forza di linguaggio di un’opera riflessiva, che Nolan ha voluto fare propria non a caso.


Insomnia

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  • Regia: Christopher Nolan
  • Sceneggiatura: Hillary Seitz | Christopher Nolan (uncredited)
  • Musiche: David Julyan
  • Cast: Al Pacino, Robin Williams, Hilary Swank
  • Durata: 118 minuti
  • Anno: 2002
  • Box Office: $113.000.000
  • Like personale: 85%+
  • Edizione consigliata: blu-ray

 

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