Man mano che negli anni ho esplorato la filmografia di Nolan, guardando di volta in volta tutti i film da lui scritti e diretti che mi mancavano, un osservazione logica si è fatta strada nella mia mente e mi sono resto conto di una cosa alquanto facilmente deducibile. Ovvero che tutti i suoi film, o quasi, sono capolavori. Quindi, se con una data pellicola mi posso ritrovare dinanzi un capolavoro inaspettato, con Memento è andata diversamente. Infatti, con l’opera di Nolan mi sono ritrovato dinanzi un capolavoro aspettato, di cui ero già consapevole anzi tempo. Memento, frutto di una sapiente creazione analitica costruttiva, è l’ennesimo capolavoro di Nolan. Benvenuti quindi nella mia nuova e personale analisi, nella quale sviscererò in abbondanza la genetica di quest’opera, concretizzando un esegesi vera e propria.

mementoSpesso e volentieri sulla bocca di appassionati di cinema intellettuale, sempre presente laddove si nomini una o due sentenze a livello terminologico e grammaticale mediamente più complesse della media e spesso e volentieri nominato quando ci si vuole illuminare dinanzi gli occhi dell’altro. O quasi. Chiamato in causa unicamente per la celebre caratteristica di cui è famoso e della quale parlerò in sede di analisi (voi che l’avete visto avete già capito, vero?) e quasi mai emancipato a livello intellettuale per le sue qualità che vanno oltre la suddetta caratteristica sopracitata e la sua conseguente architettura tecnica. Per cui, e questo và detto, la pellicola offre una certa grandiosità per la somma delle sue parti e non solo per una o due feature caratteristiche, poc’anzi sovrintese. Memento è uno dei più grandi capolavori di Nolan, che mostra (va) di già le capacità costruttive e analitiche del regista, capace di fornire un labirinto visionario degno della sua profondità di pensiero, perlomeno in relazione al talento registico.

Memento ha una risorsa caratteristica che balza subito come oggetto primario di discussione ogni qual volta si nomini il film, e che è divenuta una sorta di lascito culturale dell’opera, imponendosi come un influencer stilistico e narrativo dei film a venire. Un retaggio della sua essenza divenuta, ad oggi, tra le più ricordate e mitizzate, tra le feature di questo film, nel corso del tempo. Questa risorsa di cui parlo è il montaggio tecnico. Non solo sostanza, quindi, ma anche forma, al servizio della sostanza. Forma che modella la sostanza divenendo un alleata creata in virtù della stessa. Non solo il contenuto a sé, quindi, ma anche il modo di usufruire del contenuto, di comporlo razionalmente, di presentarlo al pubblico. Una dualità cooperativa fusa e indivisibile. La composizione strutturale delle scene è tra le più creative che si siano mai viste.

Il film propone una strutturazione invertita della time-line, offrendo una cronologia retroattiva, con uno scorrimento graduale inverso. Parte nel punto x, avvenuto in una data frazione dello spazio tempo, procede a ritroso e in sequenza, passo dopo passo, per poi visualizzare l’evento nel punto y, accaduto nell’attuale ed effettivo presente, quindi dopo quanto mostrato prima. Esempio pratico. Ora che scrivo sono le 18.41. Immaginiamo che vi mostri quanto accaduto alle 18.39, poi, subito dopo, vi mostri quanto avvenuto alle 18.35, poi quanto successo alle 18.30, poi alle 18.20, alle 18.10 e così via. Poi, dopo 5 tasselli distinti della sinossi, mettiamo che vi mostri quanto accaduto alle 18.45, ovvero dopo aver mostrato quanto accaduto prima, in una sorta di gradazione degli eventi ora a ritroso, ora lineare, il tutto perfettamente strutturato attraverso un processo razionale attento. Geniale, vero? E Nolan lo fà con cognizione di causa, usufruendo di tutte le sue capacità creative e cognitive. Niente è buttato al caso. Il quadro è volutamente criptico, enigmatico, ma, al tempo stesso, paradossalmente chiaro, costruito con una pulizia d’esecuzione eccelsa. Il tutto è forte di un perfezionismo creativo d’annata.

memento-filmApprofondendo ulteriormente, dico che la strutturazione tecnica di Memento, un’autentica visione alternativa del montaggio, è al servizio delle idee filo-narrative concretizzate su carta. Ovvero, la forma con la quale il contenuto è stato composto fisicamente e quindi presentato, dona una sorta di sovra-struttura senza precedenti, ed è uno di quei casi in cui la forma è al servizio della sostanza, come anche detto poc’anzi, con entrambi gli elementi unificati in un ibrido collaborativo indivisibile. Nel modo in cui la composizione dell’ordine cronologico della sinossi è stato pensato risiede, come già ribadito, una delle particolarità storiche di questa pellicola, concretizzando una modalità di sfruttamento strutturale e concettuale dello script davvero inventiva. Il film, offrendo un ordine filologico delle scene, in termini di sequenzialità, invertito e volutamente scomposto, centra un parallelismo referenziale relativo alla mancanza di memoria a breve del protagonista (Leonard), offrendo si una visione volutamente caotica e confusa, ma precisamente specifica in questo suo essere, e quindi chiara nella sua deframmentazione. La destrutturazione della consequenzialità degli avvenimenti è quindi una scelta visionaria e registica inscindibile per l’identità artistica del contenuto.

Tuttavia, come già detto, la forma non sarebbe nulla senza la sostanza, ovvero il contenuto. Lo stile di proposizione delle scene è il mezzo, non il fine, con il quale Nolan vuole esprimersi (riuscendo a farlo, e alla grande). Se avesse usufruito di questo modello, ma le scene fossero state quelle di American Pie, il coefficiente artistico sarebbe stato certamente diverso. Con ciò, la chiara emancipazione dell’opera è dovuta non solo grazie alla sua qualità a livello estetico, stilistico e tecnico ma anche implicitamente per la sua grazia a livello di contenuti, sceneggiatura e story-telling. Chi pensa invece che la sua genialità sia esclusiva della particolarità del montaggio e basta, pensando quindi che il film finisce lì, si sbaglia di grosso. Niente di più sbagliato. Non solo, Nolan, ha concretizzato uno degli apparati strutturali meglio concepiti nella storia del cinema, ma anche costruito uno script altrettanto intelligente, tematico e riflessivo.

La sua graduale scoperta delle informazioni, tramite il processo invertito retro-attivo, concede allo spettatore i punti di riferimento basilari per procedere alla decodificazione “accompagnata” del caso in cui il protagonista è implicato, caso che lo vede alla ricerca dell’assassinio di sua moglie. Soffrendo, però, di memoria a breve termine, non ha la capacità neurologica di immagazzinare informazioni che sia state ottenute da ormai vari minuti, perdendo così ogni evento avvenuto a ridosso del presente. Per tenere traccia di quanto gli accade, il protagonista Leonard, interpretato da Guy Pierce, segna sul suo corpo appunti, tatuaggi, memo e quant’altro che lo aiutino a tenere incollata quel preciso pezzo di informazione di cui ha bisogno. La sua confabulazione mnemonica, lo porta inconsciamente ad essere vittima di ricordi ora distorti, persi e frammentati, con l’unica convinzione di non potersi fidarsi di nessuno. Dimenticando anche di questo. E quindi finendo per fidarsi di coloro che cercava di ricordare come persone delle quali non fidarsi.

iiiUn’allegoria cucita sulla delusione esistenziale, riflessiva e quasi surrealista, dentro la quale il nostro Leonard si ritrova perso, confuso, incapace di tracciare una chiara consequenzialità logica degli eventi e di reagire in relazione ad essi. L’unico sentimento che lo muove, dinanzi la perdita di consapevolezza, è la voglia di scoprire l’assassino di sua moglie. Incapace di processare le informazioni ricavate a breve termine, Leonard viene così sfruttato a piacimento dai suoi conoscenti, che di volta in volta modellano informazioni diverse sfruttando la falla della sua memoria, facendogli credere ciò che loro vogliono fargli credere. Vedrete delle scene di inter-relazione tra personaggi dove potrete scorgere il creativo uso della strutturazione invertita, poi gradualmente riportata al presente, effettuato da Nolan, che concretizza, così, come espresso in sede di recensione, un connubio tra forma e sostanza dove l’uno senza l’altro non esiste e dove l’uno è al servizio dell’altro, cooperando in modo unificato, senza poter essere complementari o scindibili, ma solo comprimari indivisibili. Un gioiello della narrazione, dove la ricerca della verità viene presentata ad immagine e somiglianza di Nolan, lasciando, a ridosso dell’epilogo, una conclusione spiazzante.

Un film estremamente interessante, appassionante e coinvolgente per la propria mente, stimolante per l’intelletto, non solo grazie alla sua personalità tecnica e stilistica ma anche tematica e di concetto, frutto di idee qualitative. Un opera figlia di un lavoro intellettuale che và seguita con attenzione, possibilmente evitando di perdersi nella sua labirintica proposizione degli eventi. Và seguito senza perdere un fotogramma. Un gioiello che si sdogana dalla narrazione di genere ed offre un quadro estremamente fine ed efficace, puntuale e preciso, perfettamente chiaro nel suo obiettivo. Complesso ma pulito nella sua comprensione analitica, profondo nel suo corpo tematico, peculiare nel linguaggio, ricco di spunti morali e intellettuali, che prendono vita attraverso una serie di riflessioni che si possono estrarre dai dialoghi, componente del film che potrei definire un altro grandioso pezzo da 90 di quest’opera.

mementoPer una serie di particolari frasi, si potrebbe trarre lo spunto per una riflessione del tutto umanitaria, introspettiva, a sé stante. Dialoghi davvero ricchi di riflessioni, perle della comunicazione introspettiva, che costituiscono l’involucro di vari spunti teologici disseminati lungo la diegesi, che poi di fatto hanno un risvolto pratico nel tessuto narrativo, ovvero quando si tratta di andare al sodo. Un protagonista che, persa la memoria, si ritrova senza più le memorie delle sue azioni, con una coscienza messa quindi a ferro e fuoco dall’incapacità di ricordare sé stesso. E quindi di conoscere il proprio codice morale (ovvero, ciò che l’uomo conosce di sé stesso). Ecco un altra delle tematiche semiotiche estremamente brillanti. Persa la conoscenza di sé stesso, Leonard è in balia della confusione razionale e reattiva, tantè che i personaggi si faranno beffa di lui anche dinanzi semplici azioni. Egli non ha idea di cosa fare e di dove andare, perdendo così la traccia da seguire, la strada da percorre, con l’unica consapevolezza dell’obiettivo da raggiungere. Ciò riflette simbolicamente la tematica dell’essere, ovvero quando l’uomo perde di vista la propria identità, ritrovandosi smarrito dinanzi una perdita di conoscenza di sé stesso, privato dei suoi preziosi punti di riferimento morali ed etici.

Procedendo a ritroso, Nolan espone i ricordi frammentati del protagonista, permettendo uno sviluppo alternativo del mistero finemente ricercato, diversificando quindi la ricetta-tipo del thriller. Giunto a conclusione, non posso che ribadire l’essere dinanzi un capolavoro, primo di una lunga serie di successi, che ha portato il firmamento di Nolan tra le stelle più stimate dell’industria cinematografica, partendo, per l’appunto, dalla sua brillante opera personale Memento. La sua firma, da quel giorno in poi, è diventata riconoscibile, stimata, degna di attenzione per gli appassionati di cinema. Un film da vedere e rivedere più volte, nel corso del tempo.


Memento

memento

  • Regia: Christopher Nolan
  • Sceneggiatura: Christopher Nolan
  • Musiche: David Julyan
  • Cast: Guy Pearce, Carrie-Anne Moss, Joe Pantoliano
  • Durata: 113 minuti
  • Anno: 2000
  • Box Office: $39.000.000
  • Like personale: 90%+
  • Edizione consigliata: blu-ray
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