Recensione | Fast and Furious 7 | Quintessenza del cinema mondano su celluloide

Fast and Furious 7 rappresenta la quarta o quintessenza del concetto di cinema: uno spettacolo mondano su celluloide, il quale esiste non come veicolo di ideologie costruttive e morali (o perlomeno significative), le quali possono venire diffuse da un film che funge da “tramite” in maniera consapevole (ovverosia concepito così apposta), ma come esempio d’esercizio esistente solamente per se stesso e nient’altro; unicamente per far vedere quanto sia figo, sontuoso e imponente per la vana gloria di se stesso senza che vi sia altro fine al di fuori dell’idolatria personale. Mi posiziono al centro e attraggo a me la folla, godendo dell’adorazione della massa. E’ il pensiero di Satana, lo sapete? Ed è ciò che lo fece cadere dall’alto dei cieli. Vanità e ostentazione di se stesso. Ok, qui siamo in una recensione di un film, quindi torniamo al film.

La serie di cui questo episodio è parte è un effetto collaterale del capitalismo americano: al suo interno, ci puoi trovare tutti gli slogan dell’edonismo made in USA; tutti quei parametri, o caratteristiche, con le quali si stabilisce programmaticamente l’identità di un prodotto da posizionare sul mercato, nel tentativo pre-calcolato di venderlo e, quindi, di ricavare un profitto. Questo franchise è sempre stato una sorta di film-giocattolo, una scatola-contenitore vuota, svuotata di qualsiasi significato, prodotta in serie, fin da sempre pre-impostata nella sua “direzione artistica”.

Sneaks Furious CarsArriva il primo prodotto, apri la scatola e ci trovi fanciulle svestite e avvenenti, il genere femminile ridotto ad un oggetto sessualizzato privato della propria dignità, un background musicale degno del sistema fognario televisivo, sequenze di azione tipo videogioco, una trama consistente quanto lo sputo riversato nel fondo di una busta di plastica, un valore spirituale e/o morale pari ai videoclip musicali odierni e una serie di presunti valori, di messaggi concettuali e di personaggi positivi quanto un serial televisivo sceneggiato da un ateo nichilista filosofo del pessimismo. Arriva il secondo prodotto, lo scarti, togli la carta pacchi, apri il box contenente il regalo e trovi, al suo interno, lo stesso prodotto con gli stessi accessori, con in dotazione lo stesso hardware e lo stesso software, solo con una skin appiccicata differente.

E così via per gli episodi successivi, da sempre concepiti specificatamente per quella fetta di pubblico che, investendo i propri soldi, dava ragione ai produttori del progetto di continuare, coprendo le finanze dello studio, permettendo un introito netto e, di seguito, la continuità della serie. Così facendo han continuato a inondare il mondo di pessimi episodi per almeno altri 6 film, monetizzando un franchise ormai serializzatosaturo di contenuti e con una propria fanbase ormai storicizzata.  Fast and Furious 7 segue la medesima identità “intellettuale” degli episodi precedenti (perchè pur sempre di un prodotto frutto del raziocinio stiamo parlando), ripetendo quanto già concepito precedentemente. Cambia regia, cambia la fotografia e l’aspetto tecnico, preservando la (non) sostanza della serie. Il film è una spettacolarizzazione dell’immagine fine a se stessa; uno show teatrale atto al disinteresse e alla distrazione mentale dell’utente. Qui non si pensa né si ragiona; si agisce, senza che vi sia un significato “alto”. Il consumatore è portato, a sua volta, a non pensare, seguendo la mondanità caratteriale del film che osserva.

original Fast and Furious 7 è una bomba iperbolica, artificialmente vitaminica, capace di sollecitare il vostro sangue come se l’effetto del terremoto avvenisse all’interno dei vostri tubi sanguigni. Questo prodotto è un elaborato chimico da laboratorio artificiale che racchiude al suo interno la proteina del tessuto muscolare dei film d’azione anni 80′, l’agitazione emotiva dei film con Jason Statham e il core di Commando del 1985. L’esperimento d’azione ultimo e totale, il prototipo ridefinito e definitivo. Agita e inscena azione no-stop per due ore consecutive, distribuendo mondanità ad ogni fotogramma. Ignorance power. Peccato che non via senso, volutamente. Si badi quindi che, consapevoli di questo, tocca a noi prendere o lasciare. E’ un prodotto cinematografico che non porta a Cristo ed in quanto tale costruito per il mondo, paganizzato e mondano, amante dello show “mangia e ingoia”, del fast-food e del non-pensiero. Frutto di un epoca temporanea che dimenticherà i suoi lavori, così osannati e idolatrati dalla massa, entro pochi anni.

Quel che va contro il vangelo di Cristo, in modo specifico, è la rappresentazione dei personaggi femminili, qui sessualizzati in modo specifico ed esplicito in talune scene, nonché associati e conformi in pieno a caratteristiche di aggressività, maleducazione, arroganza e violenza, risorse prese di petto dall’universo maschile non positivo, finendo quindi nell’inevitabile ideologia pubblicitaria della maschilizzazione della donna, atta a distruggere la femminilità; una sorta di corrente, diffusa dai media e dal cinema, imperante in epoca odierna e di derivazione satanica. La donna è quindi un oggetto sessuale, dipinta per veicolare una “fantasia” per un pubblico di massa. Inutile e tossica. Non che accada spesso, ma basta che accada una volta e per poco è il gioco è fatto.

Come esposto, dietro lo spettacolo circense visuale e geometrico, non vi sono messaggi significativi da poter dare una ragione d’esistenza al tutto. Da tale si comporta e da tale va preso. Il film, accostato a musiche modaiole, azione costruita razionalmente come contenuto primario, un po’ di lussuria evocata e personaggi “macchietta”, gode di un ignoranza tutta sua che quasi piace per la sua stessa ignoranza ammaliante e affascinante. Perchè l’ignorante affascina e gode del potere di attirare a se le masse, senza dire o fare nulla di buono “per il mondo”. Il mezzo del veicolo (la macchina) è qui il soggetto protagonista del film, finalizzato alla coreografia della scena; il protagonismo della macchina è al servizio della scena, non più il “centro” della stessa come se fosse uno spot.

Questi sono gli strumenti “di sostanza” del lungometraggio, il quale accentra “il tutto” attorno ad action-sequence e macchine di lusso da tripla A con personaggi bidimensionali senza profondità alcuna, maschili e femminili. Detto ciò, il film finisce senza che possa fare più di quanto i suoi ideatori abbiano stabilito.  Quintessenza del cinema USA mondano, Fast and Furious 7 non è più di quanto sia stato programmato per essere: intrattenimento fine a se stesso per circa due ore. Inutile per l’universo e opera magna della serata “persa”. Piace nella sua ignoranza, ma obiettivamente è uno scarto di ciò che è il linguaggio espressivo. Consapevoli di ciò, prendere o lasciare.


Fast and Furious 7

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  • Regia: James Wan
  • Sceneggiatura: Chris Morgan
  • Musiche: Brian Tyler
  • Cast: Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Michelle Rodriguez, Chris Bridges
  • Durata: 137 minuti
  • Anno: 2015
  • Box Office: $1.516.000.000
  • Like personale: 60%+

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