3 dicembre del 1946: le persone si svegliano all’alba di un giorno privo di una qualsiasi guerra. La seconda guerra mondiale, terminata da piu di un anno, aveva lasciato il mondo nella difficile impresa di risorgere dalla propria cenere. Il primo anno di questa nuova vita, senza la minaccia dell’evento bellico mondiale, si affacciava verso un’era di ricostruzione e continuità, di conti e di prospettive, in virtù di un progetto coeso di rinascita, sia individuale che di gruppo.  Il mondo, nei suoi equilibri sociali, culturali e finanziari, era in ripresa. Il 1946 fù quindi il primo anno, dal 1938, senza che una guerra avesse luogo sulla terra. Finalmente la grande guerra era finita. E coloro che si ritrovarono vivi nel periodo post-bellico, dovettero fare i conti con quanto ora rimaneva.

Quest’oggi vi presento un piccolo speciale, riassuntivo e suddiviso in parti, nel quale è possibile assorbire alcune delle informazioni basilari su quanto accade durante quell’anno, certamente un anno solare ricco di avvenimenti e di eventi, così come gli ultimi 20 anni della storia italiana.

1. La ricostruzione del paese e la conta dei danni

Il progetto di ricostruzione ebbe luogo fin da subito la conclusione della grande guerra. L’intenzione di fare la summa dei dati e gestirne le conseguenze, agendo in relazione ad esse, si presentò come il primo passo da fare verso il cammino di rinascita. Il calcolo dei danni fù oggetto di studi in virtù di questo progetto, che coinvolgeva tutti i rami della società italiana, a tutti i livelli.

Ogni aspetto di tipo storico, culturale, strutturale era coinvolto nella conta dei danni, per poter agire e ripartire laddove la guerra aveva colpito, danneggiando o distruggendo. I numeri dell’economista Pasquale Saraceno offrivano i seguenti dati:

  • Danno globale pari a 3.200 miliardi di lire (pari a 3 volte il reddito del 1938)
  • Danni moderati all’apparato industriale
  • Danni significativi all’apparato siderurgico
  • Danni gravi alla produzione agricola, in particolare nel centro Italia, con campi non fertilizzati e abbandonati a sé stessi dapprima allo sciacallaggio e poi all’incuria del periodo bellico
  • Apparato zootecnico estremamente danneggiato con gran parte del bestiame perso
  • Colpite duramente ferrovie, porti, flotta, parco automobilistico

Secondo i dati della Banca d’Italia , i danni all’apparato industriale erano pari all’8% del valore degli impianti. The Economist riferiva che il 62% della rete ferroviaria risultava illesa e così il 50% del materiale rotabile.

Grazie al ricavo di questi dati, i punti di riferimento dalla quale partire per ricostruire e curare, furono sufficientemente solidi per poter avere le corrette conoscenza in virtù della pianificazione strategica da attuare. L’industria aveva insomma ricavata una parte dei numeri necessari.

La maggior parte delle città, sopratutto quelle del Nord Italia (la parte del paese principalmente assediata dai tedeschi, in contrapposizione al Sud che in conclusione della guerra era occupato dagli alleati), risultavano gravemente danneggiate, con gravi danni all’apparato globale dei comuni, sopratutto alle strutture stradali e alle strutture abitate prevalentemente distrutte.

La produzione dello zucchero si trovava al 10% rispetto al dato anteguerra, così come la produzione della carne scesa al 25%. Questo causava falle nella distribuzione degli alimenti, incapace di coprire la domanda del fabbisogno alimentare nazionale, sopratutto tra il 1945 e il 1946. Si presentava così una condizione opposta ad un ipotetico servizio capillare su scale nazionale, che fosse omogeneo per tutti e donasse il fabbisogno di nutrirsi a chiunque fosse presente sul territorio.

Una serie di manifestazioni sociali, tra cui quella di Milano del 1945, iniziarono a diffondersi in tutta Italia, per richiedere a gran voce il razionamento alimentare, che all’epoca favoriva il fenomeno della borsa nera, ovvero il commercio clandestino di beni di prima necessità.

Ovviamente, permaneva nel range della gravità anche il dato della disoccupazione, in crescita durante il 1946. Il valore della lira era in forte perdita e il costo della vita era aumentato di 20 volte rispetto al 1938, con prezzi raddoppiati nel 1946.

Il reddito nazionale del 1945 si era dimezzato rispetto all’epoca pre bellica, e risultava pari al 51,9% di quello del 1938, passato da 146 miliardi di lire a 71 miliardi. Il 1946 vide quindi un reddito nazionale altrettanto bucato e in perdita. Il reddito pro-capite era addirittura inferiore ai valori del 1861. La massa monetaria in circolazione era di 451 miliardi di lire, ovvero 14 volte quella del 1939. I dati della ripresa videro comunque una crescita rapida e sostenuta. L’attività industriale, per esempio, era pari al 70% di quella del 1938.

2. Reduci di guerra, natalità ed emigrazione

Il 3 dicembre 1945 il Ministero per l’assistenza post-bellica emanò una circolare tesa ad evitare la distinzione tra combattenti e non combattenti. Nel 1946, il numero di soldati catturati come prigionieri e ancora presenti nel mondo, era pari a 1.300.000 uomini circa, di cui 650.000 in mano ai tedeschi, 50.000 in mano ai sovietici e 600.000 agli alleati.

Nel febbraio dello stesso, almeno 50.000 erano ancora negli USA, e solo piccoli gruppi di soldati riuscirono a venire rimpatriati in Italia. Si stima che circa 1 milione di soldati tornarono tra il 1945 e il 1947, anche 2 anni dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.

La natalità subì una forte crescita. Fù il boom del tasso di nascite nel dopoguerra; uno dei piu alti tassi di nascita che si siano mai registrati. Nel 1945, a nascere furono 815.678 bambini, mentre nel 1946 il numero di nascite complessive arrivarono a 1.036.098 nati, un aumento di oltre 200.000 unità, pari al 20%.

Il flusso emigratorio vide anche una considerevole stima di emigrati italiani in rotta verso l’estero, in cerca di fortuna. Nel 1946, furono 110.286 gli italiani che emigrarono all’estero. La colonia più numerosa era ovviamente presente negli Stati Uniti, che già contava tra i 31 e i 47 milioni di immigrati italiani arrivati tra la fine del 1800′ e il 1946. Durante l’anno, 48.808 italiani raggiunsero la Svizzera, formando una delle comunità di italiani più ricche in Europa. La Francia vide l’arrivo di ben 28.135 italiani.

3. L’abolizione della Monarchia e la nascita della Repubblica Italiana

Fù un anno ricco di eventi anche per la vita politica. Il 1946, infatti, fù l’anno che vide al voto i cittadini italiani per decidere se proseguire o meno con la monarchia o se dare vita per la prima volta nella storia alla nascita della Repubblica Italiana. A giugno si decise quindi la nuova forma di governo da dare al popolo. Di seguito una piccola cronologia.

  • 1 marzo: si lavora sul disegno di legge relativo al referendum istituzionale da proporre al popolo, con oggetto “monarchia o repubblica”. Si avviano così le procedure per la realizzazione del referendum.
  • 12 marzo: vengono stabili i giorni del referendum. Vengono scelti come date il 2 e 3 giugno.
  • 2-3 giugno: i giorni del referendum istituzionale. Le 48 ore in cui i cittadini italiani andarono al voto. Fù anche la prima volta nella storia dell’Italia in cui fù permesso in una consultazione politica il voto alle donne.
  • 4 giugno: si avvia lo spoglio per il resoconto dei dati.
  • 10 giugno: il giorno in cui i risultati furono proclamati dalla corte di cassazione. I risultati viderono 12.717.923 di voti, pari al 54,3%, favorevoli alla repubblica e 10.719.284 di voti, pari al 45,7%, favorevoli alla monarchia e con 1.498.136 di voti nulli (scheda bianca).
  • 11 giugno: la Stampa diffonde la notizia a livello nazionale
  • 18 giugno: la corte di cassazione conferma la vittoria repubblicana.
  • 25 giugno: viene proclamata la Repubblica Italiana.

A seguito di questi eventi, l’ex re Umberto II lasciò l’Italia, dirigendosi a sud del Portogallo. Il politico Alcide De Gasperi assunse la carica di capo provvisorio dello Stato dal 18 al 28 giugno, sostituito poi da Enrico De Nicola, a sua volta nominato capo provvisorio dello Stato dal 28 giugno del 1946 al 31 dicembre del 1947.

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