Sono ormai anni che la squallida tv italiana ci propina il solito ritornello retorico che è natale è natale si può fare di più, è natale è natale si può fare di più, a natale puoi io invece dico che questa farsa buonista insaccata nel miele ha rotto i coglioni portandoci verso l’unica soluzione possibile, ovvero cambiare canale ogni qual volta la suddetta “pubblicità” fà la sua comparsa. Questo spot, figlio dello squallore del buon costume, ha ormai esasperato talmente tanto il concetto di ripetizione, da aver generato un ondata di sentimento comune che ha ormai portato l’intera nazione all’odio viscerale verso questa pubblicità.

Qual’è il punto di questo articolo? Non lo so nemmeno io e sto cercando di trovarlo. Ah, si, giusto. La morale ipocrita che siccome è Natale siamo tutti più buoni e si può fare di più. Mi viene da pensare che quando il bambino del papà ricco riceverà la sua Ps4, il bambino del papà povero continuerà invece a contemplare la miseria, ma non voglio distribuire facili concetti popolari facendovi credere che voglio il vostro feedback. Tutt’altro. Sono le associazioni che mi vengono causate dal Natale dallo spot pubblicitario.

Quindi, prima di sparpagliare tutti i proverbiali effetti collaterali associativi che partono dallo spot, vorrei ribadire quanto detesti quest’ultimo, che continua il suo assillamento annuale, senza freni. Sembra quasi impossibile avere un anno senza quella pubblicità. “E spegni la televisione!”. Pensi che la tenga accesa? Eppure se qualcuno, nella casa in cui vivo, la tiene accesa, in un modo o nell’altro finirò per sentire, di nuovo, quello spot.

Ecco il Natale, ed ecco che la sottile linea di disparità sociale, per un attimo, precisamente alla mezzanotte del 25 dicembre, sciorinerà il più grande dualismo sociale al mondo. Da una parte, milioni di bambini con pantofole, al caldo, sotto l’albero mentre scartano i regali, dall’altra qualche milione di bambine schiave del mercato sessuale, milioni di bambini rubati all’infanzia per il mercato del lavoro minorile, milioni di bambini disadattati e disagiati e milioni di bambini sotto lo stento della fame. Per loro il 25 di dicembre sarà soltanto un altro giorno.

E così, giusto per dire, se la gente è malvagia, rimane tale anche il giorno di Natale. A Natale sarete tutti gioiosi sotto l’albero per ricevere l’oggetto che farà la felicità della vostra vita (eh, come nò), mentre qualcuno da qualche parte sarà solo, in camera sua, a piangere. Magari quel ragazzo di 16 anni che è solo, non ha amici, viene discriminato per i suoi gusti e per il suo modo di vestire e passerà la mezzanotte del 25 davanti un film o un videogioco, giusto per rinchiudersi in una realtà virtuale, perchè fuori, la vita, non gli è andata poi tanto bene. O magari quella ragazza di 14 anni, altrettanto sola, triste, discriminata, bullizzata e presa in giro. Nel giorno del 25 nasce Gesù e mediamente molte persone cercano di togliersi la vita. La tv mostra che tutto è bello e felice quando fuori il mondo è buio. Completamente.

Sarebbe bello che il tempo si fermasse, o si fosse già fermato quando eravamo tutti bambini, in modo da rimanere eternamente fanciulli nel giorno di Natale. Ci avete mai pensato? E’ il 25, il tempo si ferma, la molecola della proteina non può più farci crescere, il nostro corpo non è più soggetto alla crescita materiale. Rimaniamo bloccati nel corpo da bambini nel giorno di Natale, per l’eternità. Un pò come la scena finale del terribile film Krampus.

Però non è così e il Natale passa per tutti. Quindi se a 8 anni, magari, lo si vede e vive con gioia, probabilmente verrà il tempo, magari a 22 anni, o anche a 27, che lo si vivrà diversamente. Scomparsi i regali, gli affetti della famiglia, i nonni, le luci, gli addobbi, l’albero e l’atmosfera familiare, si finirà, un giorno, per viverlo soli, sofferenti e senza motivo per gioire. Magari penserete di volerla fare finita, proprio nel giorno che da molti viene decretato come il più gioioso dell’anno. E ciò non vi capiti mai.

Il Natale dovrebbe rappresentare, per noi cristiani, la festa cristiana per eccellenza, ma in realtà, grazie alle nostre azioni, diventa il più strepitoso pump-up per l’industria del consumo, trasformando una festività di origine cristiana in un giorno speciale di consumo, mettendo quindi la motivazione laica al centro della festività, in sostituzione della motivazione cristiana.

Ci sono gli elementi che rendono il Natale speciale. Oltre la sua radice, ovvero la nascita del Signore. C’è anche la famiglia, la riunione dei parenti, il ritrovo annuale con tutti coloro che in teoria dovrebbero amarti, supportarti durante la crescita e il cammino. Quelle persone con cui dovresti crescere. Cose bellissime. Ma che molti ormai non hanno più nella loro vita. Il Natale può regalare momenti nella nostra vita estremamente vari, ricchi, pieni di colori, così come può arrivare a donarti il giorno vuoto, piatto, lacrimoso, privo di colore. Che questo vi sia successo almeno una volta da bambini o da adulti, spetta a voi saperlo.

In ogni caso, a Natale non saremo più buoni. Solo più sorridenti sotto l’albero. Più gioiosi per un istante, grazie a quell’oggetto che abbiamo ricevuto. Più emotivamente eccitati. Poi passerà e chi è in un tale modo, rimarrà così anche nei giorni successivi. Se lo festeggiassimo come andrebbe festeggiato, ovvero come festività cristiana, ricordandoci di pregare e di invocare lo Spirito Santo, forse noteremmo qualcosa di diverso. Ci starebbe anche un regalino da fare a qualcuno. Lo vivremmo diversamente. Sarebbe bello anche lo spacchettamento dei regali sotto l’albero. La riunione familiare, lo stare assieme, tutto bellissimo. Per chi ce l’ha e può ancora godere di questo dono. Tutto quanto che fà Natale è cosa gradita. Meno gradito è invece il Natale secondo le industrie e le multinazionali.

Personalmente, nel mio Natale ideale, che ormai non esiste più, farei gli auguri di compleanno a Gesù, andrei a messa a mezzanotte, farei l’albero e il presepe e farei in modo di avere tutta la famiglia riunita, con tanto di regali da scartare, senza che questo diventi il centro della festa. L’industria di consumo invece ci tiene a ricordare che Natale significa acquisto e quindi compra e regala.

Sono giunto a conclusione. Cosa ho voluto dire? Quello che ho detto. I pensieri che mi sono venuti liberamente, mentre scrivevo, partendo dall’insopportabile e ormai sofferente spot pubblicitario di Natale, con quella cantilena che quando la senti, anche se sei stato distante dalla terra per 45 anni, sai al volo che ti trovi a dicembre. Spot pubblicitario che non si può proprio più vedere. E si. Ha anche torto marcio riguardo quello che dice, che blatera ogni anno, con tutta l’ipocrisia del messaggio morale. Non siamo più buoni e non si può fare di più. Perche si può e si deve fare di più tutto l’anno, non solo a Natale. E si dovrebbe essere altrettanto più buoni durante l’anno, sopratutto nei confronti dei genitori (e quest’ultimi nei confronti dei loro figli), non solo quando arriva il 25. Poi arriva il Natale e…potreste evitare di ripeterci questo spot?

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