[Recensione] Star Wars Episodio VII – Il Copia e Incolla della Forza o Come rovinare un franchise secolare in due ore


L’attesa per qualcosa che non andava attesa è terminata. Qualcosa che il suo stesso creatore ed ex proprietario internazionale aveva eternamente ribadito che non esisterà mai. Cosa che poi, dopo che il medesimo artefice originale dell’IP aveva ricevuto l’offerta di vendere l’anima per 4 miliardi di dollari alla società del topo, è invece avvenuta. Quel che è certo è che, piu o meno, varie centinaia di milioni di persone attendevano questo nuovo film come se fosse il secondo o terzo pilastro della loro vita.

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Star Wars, la locandina ufficiale della nuova trilogia. Trovate il messaggio nascosto.

Io vi dico che sono solo stronzate. Sono solo film, non pilastri da piazzare al centro della propria vita. Prodotti costruiti da uomini, visti come idoli da altri uomini. Non cambiano né la vita né il mondo, non diversificano né migliorano gli equilibri socio-politici del pianeta, non donano gioia o speranza alla civiltà umana. Se invece voi che state leggendo avete appena pensato “a me questo o quell’altro film ha dato gioia e speranza”, quella è un emozione, per lo più temporanea, la quale illude dell’avvento di un cambiamento all’interno del proprio cuore. Gioia e speranza sono due sentimenti, due elementi, di cui una, la seconda, è una virtù teologale. Ciò che può intromettersi nell’animo umano per mezzo di un film, è invece cosa ben diversa. In sintesi, la venuta di questo o quest’altro film non cambia che in Africa la percentuale di popolazione sullo stento della fame sia pari o superiore al 63%. Né porta questo dato a ridursi. Un film può comunque si far riflettere ed arricchire una piccola parte della propria vita, in modo relativo e specifico. E’ qualcosa che può illuderci di darci una gioia più grande di quella che effettivamente può donarci in natura.

Avrete notato l’astio di partenza con la quale mi accingo ad analizzare quest’opera, dai più codificata ed emancipata intellettualmente come arte contemporanea, nel più totale marasma del qualunquismo critico e solo da pochi riconosciuta per quella che è, ovvero, consentitimi il neologismo assurdo, una mediocritata. Ovvero, usando lo slang quotidiano, una puttanata colossale. Una sorta di truffa artistica che raggira la mente dello spettatore medio, convincendolo della propria bontà (assente) sentimentale e spirituale.

Se mi seguirete e con attenzione, potrete scoprire e fare vostri i miei motivi personali. Forse non cambierete idea, o magari si. Forse la mia riflessione porterà una serie di addizioni razionali alla vostra e vi porterà a pensarla diversamente, a cambiare prospettiva e a vedere il lungometraggio diversamente da come lo avevate processato. Forse mi darete anche ragione. O forse no.

Siamo quindi dinanzi il settimo lungometraggio di Star Wars, 10 anni dopo l’ultimo episodio distribuito nelle sale. Eccomi qui presente per parlare di Il Risveglio della Forza o, per meglio dire, The Force Awakens, ovvero la forza si risveglia. Ma quale forza! Ma quale risveglio!

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Mickey Mouse in un fotogramma ricavato dal trailer di Star Wars Episodio XII – La vendetta del topo.

Seguitemi lungo questo processo di analisi dove vi dirò perchè non c’è stato nessun risveglio di nessuna forza ma, piuttosto, un banale esercizio accademico e industriale per muovere un business da 2 miliardi di dollari. Per risvegliare non la forza, ma il miraggio del fanta-dollaro. L’obiettivo, da parte dei produttori, era quello ed è stato centrato. La gente è soddisfatta e l’appetito emotivo del fan è stato saziato. Ma siamo davvero di fronte un nuovo capitolo di Star Wars e, perlopiù, un gran film?

Dunque, da dove inizio? Non mi resta che spargere e distribuire i miei pensieri così come vi vengono, non necessariamente in ordine random (ma quasi), strutturandoli certo, ma senza seguire una struttura di analisi predefinita.

Premessa: inoltro questa premessa dicendo che, il giorno in cui mi accinsi a vedere Episodio VII al cinema, il ragazzo che mise piede all’interno della sala era un fan di Star Wars. Per cui mi rivolsi al nuovo capitolo con un particolare legame emotivo nei confronti dell’Ip. Non andai a guardarlo come se stessi andando a vedere un film qualsiasi, ma il sequel di una delle mie saghe preferite di ogni tempo. Oggi, pur avendo un like per la trilogia originale e per l’episodio III, non sono più un fan di Star Wars. Non ho più quella sorta di attaccamento emotivo che avevo un tempo e il mio distacco spirituale nei confronti della serie si è ormai completato. E’ solo un film, mi piace, e nient’altro. Niente più fanboy, niente più attaccamenti eccessivi o comportamenti idolatranti o modi di vedere il film che vanno ben oltre quello che il film stesso è in natura.  E’ soltanto un (lungo) metraggio con un suo perchè e nient’altro. Non di certo il motivo attorno il quale gira il mondo e la sua società né qualcosa da amare o per la quale spendere soldi (o almeno non più del costo del biglietto e nient’altro, perchè del merchandise non me ne faccio nulla e l’home video acquistato non rientra più nella mia vita, grazie all’esistenza del noleggio fisico). La morale di quanto detto è che questa recensione non è di certo il frutto di un hater né la conseguenza di un hating esagerato, sappiate che Star Wars mi piace e che quanto esprimerò in questa sede sarà frutto di un analisi imparziale e obiettiva. E’ questa è solo la premessa con la quale mi accingo a destrutturare il mito artificiale di questo film, eretto a idolo generazionale.  Analizzerò a fondo, punto per punto, ogni singola concetto critico che mi naviga in mente.

1 – Il personaggio di Rey: l’archetipo maschile dei film d’azione rapportato al femminile, forzato, vuoto, irreale, stereotipato e costruito a tavolino per le masse di ragazzine pre-adolescenti

Definire il personaggio di Rey ridicolo è riduttivo. Anni e anni di protagonismo cinematografico secolare maschile e ora, così come vogliono i produttori maschi di Hollywood (perchè l’industria cinematografica è fondamentalmente e totalmente maschile, dai vertici fino ai ruoli tecnici minori), anche le bambine di 9 anni hanno il loro punto di riferimento. Si, di 9 anni. Sappiate, voi che leggete, che Rey, la ragazza protagonista di questo nuovo, patetico, episodio, è stata costruita a tavolino per le generazioni di ragazze pre-adolescenti contemporanee, prevalentemente per quelle creature di sesso femminile che vanno dai 6 ai 13 anni. Ella non è, né più né meno, che un archetipo di derivazione secolare, prevalentemente pescato a piene mani dalle linee guida della fiaba classica. Rey non è altro che quel personaggio, già presente in migliaia di storie, che nasce apparentemente come una persona normale per scoprire, inaspettatamente, di essere speciale, eletta, prescelta e destinata a salvare la galassia. Niente più di ridicolmente infantile. Non diversa da altre centinaia di migliaia di personaggi apparsi in centinaia di migliaia di libri  nell’arco di una decina di secoli di storia della letteratura. Le sue caratteristiche sono banali e preconfezionate, il suo sviluppo è inesistente. 

Certo, mi direte voi, che rielaborare qualcosa di pre-esistente è la base dell’ideazione. Nulla si inventa, tutto si rielabora da qualcosa che già esiste. Niente di più vero, certo, e sono io il primo convinto di questa teoria. Ma questo meccanismo naturale và bene quando il contenuto che si realizza è significato e qualitativo, non descrittivo e quantitativo.

Rey è semplicemente un personaggio mediocre, frutto della cultura banale e stereotipata della civiltà occidentale, dove tutto ciò che viene costruito viene poi fagocitato per le masse e messo in vendita per il consumatore casuale di prodotti dell’intrattenimento. Fondamentalmente, la Disney, con questo nuovo film, voleva catalizzare le famiglie, il papà, la mamma e i bambini, e dare loro un avventura per famiglie con, all’interno, intrecci familiari di tipo sentimentale costruiti a tavolino, e l’ideazione di Ray e la sua implementazione soppesata sono una delle chiavi di scrittura con la quale Disney voleva fare esattamente ciò che si era messa in testa, precludendo addirittura le varie idee proposte da George Lucas in persona, ben distanti dal risultato finale visto in sala.

Il personaggio di Rey non ha una costruzione voluta, sentita e intelligente. Non è frutto di un disegno razionale ed emotivo. E’ invece la combinazione di più elementi derivativi, presi di peso dall’archetipo più banale, stantio e precotto presente in circolazione nelle storie massive della cultura americana. E l’archetipo è una risorsa che viene sfruttata quando l’uomo esaurisce le idee creative. Il personaggio di Ray è il classico soggetto che vive una vita apparentemente ovviale e priva di interesse fino a scoprire di essere destinata a salvare la galassia come nel più classico ritornello trito e ritrito della concezione popolare dell’eroismo. Rey è imbattibile, indistruttibile, impeccabile, sempre perfetta anche esteticamente (a quanto pare, sarebbe riuscita a truccarsi anche poco prima dell’interrogatorio ad opera di Kylo Ren). Ella non viene mai colpita, non cede mai, non può essere uccisa e vince sempre contro ogni essere esistente. E in questo non potevano costruire uno script più irreale, forzato e ridicolo.

Ray non è frutto dell’espressionismo, non è linguaggio. Attraverso Luke, George Lucas esprimeva sé stesso, concretizzando una serie di idee di creazione con la quale aveva compiuto una strutturazione graduale, soppesata e intelligente, del suo personaggio. Un personaggio che cresceva progressivamente fino alla maturazione dell’età adulta. Questo significa esprimere e, di seguito, nel personaggio di Luke possiamo trovare un certo linguaggio, reale e credibile. In Ray, di contro, non possiamo trovare alcun linguaggio, perchè il suo è una macchietta forzata senza che vi siano i luoghi e le modalità di uno sviluppo razionale, il chè porta ad escludere che ella sia frutto di un espressione ma, piuttosto, di un operazione di marketing. Mentre Luke era la conseguenza della necessità d’espressione di una serie di artisti, Ray è la conseguenza di una scelta di mercato relativa all’audience da puntare e per mezzo della quale trarre profitto.

Luke, il personaggio della trilogia originale, scopre di essere uno Jedi, scopre la via della forza, apprende una serie di insegnamenti di vario tipo (da nozioni spirituali, per quel che può essere la spiritualità fittizia del film, fino ad apprendimenti morali), intraprende un cammino, un percorso, affronta il mio proprio fantasma, affronta una serie di decisioni e scelte personali, si pone dinanzi una serie di sfide ardue, agisce, sbaglia, matura e si compie come Jedi nell’arco di una trilogia, distribuita nell’arco di 6 anni. Ovvero, ben tre lungometraggi da due ore cadauno per 6 ore di pellicola. In questo nuovo, entusiasmante (?) episodio, la protagonista fà tutto questo procedimento appena descritto in circa 120 minuti. Meno, considerando il minuto in cui appare per la prima volta su schermo, e da lì in poi contando fino al termine del run-time. Scopre quindi di essere una Jedi, intraprende un cammino, apprende degli insegnamenti di vario tipo, agisce, matura e si compie in un film in poco più di un ora e mezza circa. C’è bisogno che spenda tempo per dirvi quanto tutto questo sia ridicolo e infantile? Dato che la gente è ignorante, io dico che sì, c’è bisogno. Sappiate che se un bambino nasce, come si usa dire, non nasce imparato. Ci vogliono anni per apprendere e maturare, e il processo che porta ad apprendere, evolversi, cambiare, maturare avviene lungo tutto la propria esistenza. Non esiste “sono maturato e non ho altro da cambiare o sapere”. Non esiste la maturità completa, ovvero quel punto in cui sei apposto così come sei e non hai bisogno di migliorare o capire ancora. Non si mette il punto nel percorso della vita. Ci sono solo virgole, oltre le quali la vita và avanti e non si ferma. Il punto si mette quando si muore. Il vostro Luke (perchè mio non lo sento, dato il mio distacco emotivo da queste cose) attuava un percorso nell’arco di una trilogia. Il suo personaggio era scritto con intelligenza e discrete capacità cognitive e prevedeva un cammino di maturità fino alla prova finale (nella quale l’eroe suddetto vince); il percorso di maturazione veniva spalmato nell’arco di tre film individualmente concepiti e ben distinti. In questo nuovo pseudo film di Star Wars, la protagonista raggiungere l’high point dell’eroismo ritrovato in poco più di 100 minuti, passando da abitante casuale di un pianeta a caso senza particolare motivo d’esistenza a protagonista della galassia nell’arco di un oretta e mezza. Essa si presenta come l’ennesimo abitante secolarizzato dalla normalità dell’essere e scopre, poi, di essere l’eroina della galassia, come nella più patetica e stereotipata fiaba per bambini, nel giro di un paio di sequenze. La velocità e la brevità con cui accade il processo di trasformazione raggiunge picchi di assurdità mai visti prima nella storia del cinema. Siamo di fronte il percorso di crescita di un personaggio più forzato e forzatamente veloce che sia mai apparso sullo schermo. La Disney voleva tutto e subito. Voleva subito l’eroe da dare in pasto alla massa, lo voleva subito compiuto, subito pronto e forte, subito definito per garantire un modello di riferimento per le bambine in virtù del mercato dei giocattoli, delle action figure e del merchandise.

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La sequenza in cui diventa ciò che diventa corre alla velocità della luce, si spalma nell’arco di una frazione di tempo estremamente breve e tutto accade in accessorie, isolate e sparute sequenze senz’anima. Inizia che Rey esiste e vive in un pianeta desertico. Arriva un pilota nero, la coinvolge in un avventura e ad un certo punto i due vengono presi di mira dalle forze dell’impero. I due fuggono e trovano il millenium falcon. Rey scopre di saperlo guidare come se l’avesse sempre fatto, pur non avendolo mai toccato in vita sua. Realistico. Poi, lungo l’avventura, finisce in un pianeta e viene poi catturata da Kylo Ren. Ecco quello che accade subito dopo la scena dell’interrogatorio, in prossimità della sequenza finale: in circa 5 minuti, scopre la forza. In 2 minuti la padroneggia e diventa un esperta del potere mentale e di tutti i poteri esistenti della forza stessa. 5 minuti dopo prende in mano, per la prima volta in vita sua, la spada laser. Prende, affronta il boss finale e lo sconfigge. Mette k.o. Kylo Ren in circa 2 minuti, con tanto di lacrime agli occhi del cattivo (film per famiglie rules #1) ed ecco che il film finisce con un inquadratura in cui lei consegna la spada laser a voi-che-l’avete-visto-sapete-chi. Devo per caso analizzare il motivo per cui tutto questo è ridicolo? Kylo Ren, il cattivo più potente della galassia, alto maestro del lato oscuro della forza, potentissimo Jedi oscuro e tutto quello che volete, perde contro Rey nella sequenza finale del film che, a sua volta, ha appena scoperto di essere una Jedi circa 12 minuti prima. 12 minuti prima Rey era una scavenger casuale nata e cresciuta come una creatura umana qualsiasi. In 10 minuti diventa una Jedi, padroneggia tutti i poteri della forza, diventa imbattibile, affronta e sconfigge Kylo Ren. Fine del film e tutti felici e contenti con le ragazzine urlanti ad esclamare “ma è la mia nuova idola!”. Ridicolo. In lei non c’è uno sviluppo, non c’è una psicologia compiuta e di fatto, non c’è una backstory vera e propria (anzi, di fatto, quest’ultima non esiste), non ci sono caratteristiche e risorse morali, etiche o di comportamento credibili. Non c’è una vera e propria caratterizzazione e concettualizzazione del personaggio. Ella non intraprende scelte duali, non affronta un cammino, non vive paure e sconfitte. Non ha una personalità tridimensionale. Non vince dopo aver perso. Semplicemente, lei è. E’ nata imparata. Lei si scopre come l’eroina che deve salvare l’universo e basta, e tutto questo porta al compiacimento delle bambine di quarta elementare. Questo perchè il film è stato prodotto dalla Disney e il mercato dei bambini era quello a cui la compagnia mirava per questo film. Come anche espressamente dichiarato dal regista. 

L’obiettivo forzato di avere una protagonista femmina completa di caratteristiche stereotipate e banali pronta per catalizzare il mercato femminile, raggiunge il culmine della mediocrità nella scena del combattimento finale. Scena in cui un guerriero estremamente esperto nell’abilità con la spada, perde con una ragazzina che a sua volta stà usando la spada laser da circa 5 secondi. Ridicolo. Patetico. A voi trarne le motivazioni. Chiaramente, se vi è piaciuto, il vostro inconscio che non accetta critiche contro il film produrrà una giustificazione sempre e comunque affascinante che continuerà a farvi indorare la pillola. Questo perchè non volete accettare la realtà del film.

2- Il Copia e Incolla della forza: come questo film non è altro che un remake copia e incolla, fotogramma per fotogramma, di Star Wars Episodio IV – Una Nuova Speranza, del 1977 

La realtà che è sotto gli occhi di tutti e che chiunque ha solo subliminalmente ammesso. Quello che tutti hanno visto ma che nessuno ha voluto dire esplicitamente, come se si volesse tenere questa ovvietà nascosta, come se ci si vergognasse di ammetterlo pubblicamente. L’informazione che è stata bandita dai club di critici cinematografici e che non si voleva condividere in pubblico come se non si volesse rovinare l’immagine del film. Quello che tutti non hanno voluto dire ad alta voce, affinchè nessuno sentisse e tutti continuassero a far finta di nulla. Ecco quindi che i critici lo hanno solo bisbigliato e da qualche parte della loro recensione, l’hanno pure scritto, certo, ma in piccolo, con sole poche parole, in fondo nell’angolino della pagina e facendo in modo che non si vedesse. L’hanno ammesso, scritto, esplicitato. Ma l’hanno fatto in modo che nessuno ci enfatizzasse sopra, come per continuare gli elogi del film. Hanno fatto finta di nulla.

Lo sanno tutti, lo hanno visto tutti, eppure ognuno fà finta di niente. I fan dell’ultima ora non lo vogliono ammettere, eppure è così: Star Wars Episodio VII Il Risveglio della Forza è un copia e incolla di Star Wars Episodio IV Una Nuova Speranza. Fotogramma per fotogramma. Informazione dopo informazione. Elemento dopo elemento, scena dopo scena. Ogni dettame dello script è uguale, ogni cellula della story-line è identica, solo filmata con una scenografia di sfondo differente. Come se domani scrivessi il giallo è bello e lo mettessi per iscritto su un pezzo di carta rosso. Poi, tra 20 vent’anni, un tizio a caso riscrive la stessa frase, solo su un pezzo di carta blu. E tutti ad applaudire quanto la sua frase sia originale, senza rendersi conto che era già stata concepita e messa per iscritto vent’anni addietro da qualcun’altro.

Se mi direte che questa considerazione è esagerata, andiamo ad analizzare gli eventi della sinossi della pellicola, mettendo per appunto ogni similitudine, ogni elemento copiato e trasferito nella nuova pellicola, ogni dettaglio ora simile, ora identico. Sarò sintetico e diretto.

Episodio IV vs. Episodio VII – trova l’intruso:

  • (1) Luke Skywalker vive nel deserto del pianeta Tatooine con, accanto, il  droide R2D2 (da noi conosciuto come C1P8). Vi è una scena in cui cammina nel deserto con il robottino di fianco.
  • Rey vive nel deserto del pianeta Jakku con, accanto, il droide BB-8. Vi è la medesima scena in cui cammina con il robottino accanto.
  • (2) Darth Vader era un nemico mascherato di cui non si conoscevano né le origini né il volto. Ed era parente di un protagonista buono.
  • Kylo Ren è un nemico mascherato di cui non si conosco né le origini né il volto (con l’unica differenza che si toglie la maschera). Ed è parente di un protagonista buono.
  • (3) Il droide R2D2, in Episodio IV, conteneva una preziosa informazione di cui era l’unico portatore nella galassia e che ha poi portato Luke a conoscere il suo mentore. Fondamentalmente l’informazione contenuta nel droide e’ uno degli elementi chiavi su cui ruota attorno il plot dell’intera vicenda in Episodio IV. Il droide è anche cercato dalle truppe dell’Impero.
  • Il droide BB-8 contiene una preziosa informazione che tutti cercano e di cui lui è l’unico possessore nell’intera galassia. La medesima informazione che porta poi Rey a conoscere Luke (scommettiamo che quest’ultimo diventerà poi il suo mentore nel prossimo episodio?). Inoltre, questo preciso key-element della sceneggiatura, è il tassello principale dell’intero tessuto narrativo su cui ruota attorno l’intera vicenda del film. Non una parte della vicenda: tutta. Il droide è ovviamente il ricercato numero uno dalle truppe del Primo Ordine.
  • (4) In Episodio IV vi era La Morte Nera, l’imperatore, un potente Jedi del lato oscuro della forza al servizio dell’imperatore (Darth Vader), un comandante dell’esercito dell’imperatore nonchè gli stoormtrooper, ovvero le truppe dell’imperatore.
  • In Episodio VII abbiamo La Morte Nera, l’imperatore, un potente Jedi del lato oscuro della forza al servizio dell’imperatore (Kylo Ren), un comandante dell’esercito dell’imperatore nonchè gli stoormtrooper, ovvero le truppe dell’imperatore.
  • (5) Il Pianeta Jakku è identico al Pianeta Tatooine di Episodio IV. Un copia e incolla stilistico e visivo. Stesso deserto, stessa colorazione, stessa fotografia, stesse strutture, stessi campi che si estendono verso l’orizzonte perdendosi senza fine.
  • (6) In Episodio IV Luke scappava dalle truppe dell’impero dal deserto di Tatooine, lasciando per sempre il proprio pianeta nativo per imparare le vie della forza.
  • In Episodio VII Rey scappa dalle truppe dell’impero dal deserto di Jakku, lasciando per sempre il proprio pianeta nativo per poi scoprire e imparare le vie della forza. Il modello di fuga è pressoché identico: entrambi finiscono nel Millennium Falcon.
  • (7) In Episodio IV abbiamo un ragazzo qualunque che vive nel deserto e che scopre di essere uno Jedi (Luke), una persona che fà da mentore al nuovo protagonista (Obi-Wan), un pilota di caccia delle truppe della ribellione (Wedge Antilles), dei droidi che fanno compagnia al protagonista che stà per diventare uno Jedi (R2D2 e D3Bo) e uno scontro tra due Jedi (Obi vs. Darth Vader), di cui uno buono e uno cattivo.
  • In Episodio VII abbiamo una ragazza qualunque che vive nel deserto e che scopre di essere una Jedi (Daisy), una persona che fà da mentore al protagonista che si è appena scoperto che diventerà uno Jedi (Han-Solo), un pilota di caccia delle truppe della ribellione (Poe), dei droidi che fanno compagnia al protagonista che stà per diventare uno Jedi (BB-8 con l’aggiunta casuale di D3Bo) e uno scontro tra due Jedi (Rey vs. Kylo Ren), di cui uno buono e l’altro cattivo.
  • (8) Alla fine di Episodio IV, un pilota di caccia (Luke) sparava un colpo nel punto debole e faceva così esplodere in mille pezzi La Morte Nera, distruggendola per sempre.
  • Alla fine di Episodio VII, un pilota di caccia (Poe) spara un colpo nel punto debole e fà così esplodere in mille pezzi La Morte Nera, togliendola di mezzo per sempre.
  • (9) Alla fine di Episodio IV, avveniva uno scontro tra caccia nello spazio, attorno alla Morte Nera, mentre il gruppo di protagonisti principali combattevano e cercavano di fuggire dall’interno della Morte Nera stessa.
  • Alla fine di Episodio VII, avviene uno scontro tra caccia nello spazio, attorno alla Morte Nera, mentre al suo interno il gruppo di protagonisti principali combatte e cerca di fuggire dall’interno della Morte Nera stessa. Le scene sono, non ci crederete, identiche.
  • (10) Luke è un personaggio che vive una vita monotona e senza particolari sorprese, in un deserto, vivendo una vita di routine, occupandosi di piccole faccende quotidiane, senza sapere che su di lui pende un grande destino. Si scopre poi essere un potente Jedi, la cui vita è destinata a cambiare.
  • Rey è un personaggio che vive una vita monotona e blanda, su un deserto, occupandosi di piccole faccende quotidiane con la quale si dà da mangiare. Anch’essa scopre poi essere destinata a qualcosa di più grande, quando scopre che la forza è potente in lei e che la sua vita è quindi destinata a cambiare. Rey non è altro che Luke al femminile.
  • (11) In una scena iniziale di Episodio IV, gli stoormtrooper (i cattivi) fanno fuori dei combattenti della ribellione (i buoni), facendo tabula rasa all’interno di una struttura di ribelli. Poi, in mezzo al fumo della battaglia e solo dopo che lo scontro si è ultimato, si fà avanti Darth Vader, accompagnato dai suoi soldati, mentre avanza nel campo di battaglia appena devastato.
  • Nella scena iniziale di Episodio VII, un gruppo di soldati del Primo Ordine (i cattivi) entra in scena ed elimina un gruppo di combattenti ribelli (i buoni), facendo tabula rasa di un’intero posto. Poi, circondato dal fumo della guerriglia e solo dopo che la battaglia è avvenuta, entra in scena Kylo Ren, seguito dalle sue truppe, mentre cammina nel campo di battaglia devastato.
  • (12) In una scena di Episodio IV, Darth Vader rapisce e interroga Leila Organa, rinchiudendola in una stanza della Morte Nera, cercando di sottoporla a metodi poco ortodossi per ricavare informazioni.
  • In una scena di Episodio VII, Kylo Ren rapisce e interroga Daisy, rinchiudendola in una stanza della Morte Nera, cercando di sottoporla a metodi poco ortodossi per ricavare informazioni.
  • (13) In una scena di Episodio IV, uno stoormtrooper avanza verso uno dei personaggi del film, Leila Organa. Quest’ultima, logicamente, pensa che si tratti di un soldato dell’Impero venuto per ucciderla. Lo stoormtrooper, in realtà, si rivela poi essere Luke Skywalker, venuto mascherato da soldato dell’Impero per aiutare Leila a fuggire dalla Morte Nera, dopo essere stata torturata durante un interrogazione.
  • In Episodio VII, uno stoormtrooper raggiunge uno dei protagonisti del film, Poe Dameron. Quest’ultimo ignora che, in realtà, lo stoormtrooper è un alleato mascherato da soldato del Primo Ordine, venuto per aiutarlo a fuggire dalla Morte Nera, dopo essere stato torturato durante un interrogazione.
  • (14) In Episodio IV, un gruppo di soldati dell’Impero scopre la posizione di alcuni personaggi che stanno inseguendo (i protagonisti principali) grazie alla soffiata di alcuni abitanti casuali del posto (nel Pianeta Tatooine). Scoprendo la loro posizione iniziano a inseguirli finchè questi non scappano a bordo del Millenium Falcon e, durante la fuga, vengono poi inseguiti da alcuni caccia dell’Impero, che riescono poi a distruggere.
  • In Episodio VII, un gruppo di soldati del Primo Ordine scopre la posizione di alcune persone che stà inseguendo (i protagonisti principali) grazie alla soffiata di alcuni abitanti casuali del posto (nel pianeta Jakku). Scoprendo la loro posizione iniziano a inseguirli finchè questi non riescono a scappare a bordo del Millenium Falcon e, durante la fuga, vengono poi inseguiti da alcuni caccia del Primo Ordine, che riescono poi a distruggere. Le inquadrature, le azioni dei personaggi all’interno della struttura del Millenium, le scene interne al Millenium Falcon, le scene di battaglia tra il Millenium e i caccia e le scene interne ai caccia che mirano contro il Millenium, fanno paura per quanto sono spiaccicate.
  • (15) Han Solo, in Episodio IV, viene raggiunto da un cacciatore di taglie, il quale fà notare a Han che sulla sua testa pende una grossa taglia posta da Jabba the Hut.
  • In Episodio VII, Han Solo viene bloccato da alcuni cacciatori di taglie i quali hanno un conto in sospeso con lui.
  • (16) In Episodio IV, Obi-Wan trova una spada laser dentro una sorta di cassa.
  • In Episodio VII, Ray trova una spada laser dentro una sorta di cassa.
  • (17) In Episodio IV, vi sono scene in cui i protagonisti, a bordo del Millenium Falcon, approdano in un nuovo pianeta, verde e soleggiato, in cui due caccia dell’Impero si avvicinano alla Morte Nera, in cui le truppe della ribellione si preparano negli hangar dei caccia per la battaglia nello spazio e in cui i ribelli osservano un ologramma virtuale della Morte Nera preparando un piano d’attacco.
  • In Episodio VII, vi sono le medesime scene, copia e incollate di pari passo, identiche in ogni più piccolo dettaglio: i protagonisti che a bordo del Millenium Falcon si avvicinano e approdano in un nuovo pianeta, verde e soleggiato, i due caccia che si avvicinano alla Morte Nera (perfino la tipologia di inquadratura e la scelta p.o.v. sono identici), i ribelli che si preparano in un hangar contenente dei caccia per la battaglia prossima nello spazio e i ribelli che osservano La Morte Nera tramite un ologramma virtuale escogitando una strategia di attacco. Le scene in ogni singola sequenza sono identiche. Perfino l’approdo del Millenium Falcon è di pari passo uguale ad Episodio IV, con la superficie del pianeta verde, come in Episodio IV, e l’intera area caratterizzata da una marea di alberi.
  • (18) In Episodio IV, La Morte Nera fà fuori un intera pianeta casuale con un singolo colpo di laser, distruggendolo.
  • In Episodio VII, la Morte Nera fà fuori un intero pianeta casuale con un singolo colpo di laser, distruggendolo.
  • (19) In Episodio IV, il gruppo di protagonisti entra in una cantina in cui vi è una banda musicale che suona.
  • In Episodio VII,il gruppo di protagonisti entra in una cantina in cui vi è una banda musicale che suona.
  • (20) In Episodio IV Obi-Wan trova il giovane ragazzo in cui la forza è potente. Vi è la famosa scena in cui si gira, guarda il protagonista e si toglie il cappuccio.
  • In Episodio VII, Luke trova la ragazza in cui la forza è potente. Si gira, la guarda e si toglie il cappuccio.

Notato qualcosa? Avete bisogno di un confronto visivo? Non siete convinti? Volete che continui? Io dico che quanto da me riportato parla da sé e che non ho alcun motivo per cui continuare a soffermarmi su questo punto.

E questo film sarebbe sceneggiato? In teoria ogni pellicola dovrebbe venire creata come un opera autosufficiente, capace di giustificare sé stessa, come lavoro stand-alone, con una propria personalità, nonchè originalmente concepito. Così non è stato per Il Risveglio della Forza, in quanto trattasi di un remake, venduto come nuovo, del primo originale Star Wars uscito nelle sale nel 1977.

Una considerazione ovviale: quelli di Walt Disney hanno tirato sù un business da miliardi di dollari proponendo un film vecchio di 39 anni. Alla faccia della creatività e della freschezza sbandierata dalle opinioni giornalistiche lungo il corso dell’esistenza del film!

3- Una delle tre chiavi strategiche di progettazione: il Fan-Service di massa, ovvero come dare ai fan quello che (i produttori pensano) volevano vedere

Apro questo nuovo punto di analisi critica legandomi a quanto detto precedentemente, ovvero a quanto questo film sia un copia e incolla dell’originale Star Wars, esplicito, chiaro e trasparente. Eppure in questo segmento di analisi appena sviscerato, sbuca fuori, ovvero se ne ricava, un’altro punto ancora per proseguire l’analisi di destrutturazione dell’opera. Infatti, dietro questo suo essere un copia e incolla subdolo, apparentemente nascosto, ma esplicitamente visibile, vi è una delle tre strategie messe in atto da Disney per la progettazione del nuovo episodio. Ovvero, il fan-service. Far vedere e mostrare ciò che i fan hanno amato nella trilogia originale. Dare loro quello che vogliono. Far vedere quello che loro vogliono vedere. Questa è la chiave su cui gira attorno il mercato dalla notte dei tempi, ovvero fin da quando il mercato stesso ha avuto inizio, o per meglio dire, fin da quando è esistita la meccanica/dinamica l’uomo crea, ma, colui che crea, per campare deve vendere ciò che crea, e quindi dev’esserci qualcuno che compra. Questa soluzione esiste da sempre ed è sempre adoperata nel mercato dell’entertainment, ovvero quello del cinema, della musica, dei prodotti digitali, dei videogiochi, dell’elettronica e via discorrendo. Dare al pubblico ciò che vuole affinchè il prodotto venda e quindi si guadagna.

Il fan-service, questo sconosciuto. Mito eterno del cinema, dei videogiochi e della musica. Se si costruiscono i prodotti a tavolino intercettando i gusti del pubblico di massa, allineando quindi le caratteristiche del prodotto (sia esse relative alla forma che alla sostanza) ai gusti inconsci, istintivi e razionali del pubblico, si finisce per vendere il prodotto e per istituire un principio di profitto più o meno sicuro. Questo meccanismo è usato dalla stragrande maggioranza delle figure dell’industria dell’intrattenimento, anche coloro che dicono di creare per passione o per libero sfogo artistico, ma non sempre, ovviamente funziona. Tanti e tanti sono i prodotti per la massa, ma non tutti hanno sempre un riscontro positivo della tabella finanziaria.

Star Wars 7 è stato costruito in virtù del fan-service più ignorante, binario e pedissequo, programmaticamente formato per le masse di fan storici della saga. Disney aveva con sè tre strategie specifiche:

  • attirare il mercato femminile tramite il personaggio principale progettato a tavolino.
  • attirare il mercato delle famiglie e quindi l’enorme fan-base dell’azienda, dipingendo e narrando una storia sentimentale, giovanile, con dei ragazzini come protagonisti, un testo ironico continuo e incessante, una serie di intrecci sentimentali retorici e un drama soft per famiglie.
  • attirare il mercato secolare dei fan storici del marchio mettendo in scena l’intera mitologia culturale della saga, tutti gli strumenti, i tratti distintivi e i marchi di fabbrica del franchise. Tutto ciò che si è visto nella trilogia originale.

Questo è il paragrafo dedicato al terzo punto. Cosa hanno amato i fan della trilogia originale, si è chiesta la Disney? Cosa volevano vedere in questo nuovo episodio? Cosa voleva trovare rispetto a ciò che hanno amato precedentemente? La risposta è presto detta.

I fan hanno amato le battaglie spaziali, le astronavi amiche e nemiche, gli scontri diretti tra quest’ultime e le fughe degli alleati inseguite dai nemici? Ecco quindi tutto questo perfettamente reintegrato come nell’originale. I fan volevano scontri tra Jedi? Ecco lo scontro tra jedi. I fan hanno amato il rapporto padre-figlio? Ecco il rapporto tra padre-figlio nuovamente ripresentato (Kylo-Han Solo). I fan hanno amato un cattivo in maschera e costume interamente nero che aveva una sorta di contraddizione tra sentimenti malvagi e buoni? Ecco un cattivo in maschera e costume interamente nero che ha una sorta di contraddizione tra sentimenti malvagi e buoni. Cos’altro? Ah si, le truppe, l’impero, i personaggi classici, il millenium falcon. Ecco tutte le connessioni nostalgiche costruite a tavolino per dar da mangiare all’appetito emotivo, non razionale, del fan storico che, subdolamente, lo ingannano, tenendolo a bada, mascherando l’universale assenza di originalità.

Seguitemi in questo ragionamento del produttore, che ha del diabolico: Maschero l’assenza di originalità copiando quanto già fatto prima, tu vedi su schermo quello che ti è sempre piaciuto nella trilogia originale, non ti lamenti perchè stai rivedendo gli elementi classici, ti fai prendere dall’emozione, non fai caso che è tutto così profondamente privo di originalità e tutti felici e contenti. Io butto su schermo laser, jedi, astronavi, duelli aerei, fughe, cavalieri e principesse, tu sborsi gli 8 euro per il biglietto e io mi faccio i miliardi. Ti becchi il Millenium Falcon, ti viene la lacrimuccia per la nostalgia (manipolazione dei sentimenti), non ti rendi conto di quanto la suddetta scena sia priva di originalità e copiata dal primo, perchè sei troppo felice di rivedere una parte di quella cultura che ti mancava, e te ne vai a casa contento perchè hai rivisto il Millenium Falcon. Senza renderti conto che è tutto privo di anima. Però c’è il laser, ci sono le battaglie, ci sono le astronavi storiche e quindi tutti felice e contenti e nessuno si rende conto di quanto sia a) costruito a tavolino b) finto come una moneta di latta c) copiato di pari passo dall’originale. Fan-Service. Dare quello che i fan volevano vedere. E tutti felici e con i soldi incassati. 

Ecco quindi che non c’è bisogno di dire, innovare, esprimere, creare. No, basta copiare. Basta rimettere su schermo, ributtare dentro il minestrone tutti gli attrezzi e gli strumenti storici della saga, fare un frittatone misto della cultura classica di Star Wars, e siamo apposto. Di fatto questo non è un sequel, ma un reboot mass-market.

4- Star Wars meets Lego: come sia protagonisti che cattivi sono bambini, ovvero figure infantili, costruite per favorire le action figure del mercato dei giocattoli e attirare il mercato delle famiglie 

Nel 1983, durante la formazione commerciale di Star Wars Episodio VI, George Lucas lo aveva ammesso pubblicamente. Disse chiaramente che aveva concepito e inserito nel film gli Ewook, gli orsacchiotti pelosi e teneroni composti di miele e zucchero, per favorire il successo commerciale del film nel mercato dei giocattoli; in poche parole, gli Ewook servivano per avere un prodotto commercializzabile come pupazzo (action figure), in modo da far approdare Star Wars anche nei negozi di giocattoli, alimentando così le strategie di mercato per monetizzare l’Ip. In questo modo i bambini avrebbero avuto un action figure da acquistare, capace di intercettare il loro gusto, e Lucas Arts avrebbe aumentato il profitto lordo, ovvero la massa monetaria ricavata su Star Wars. Fù una soluzione di mercato per pluralizzare le possibilità di indurre la gente a comprare qualcosa che fosse legato al marchio Star Wars, sia che si trattasse di una maglia, di una Vhs o un action figure (per l’appunto) e avere così una fonte di reddito maggiore. Questo fù l’avvio al meta-franchise di Star Wars, ovvero alla monetizzazione massiva di questa serie, portata ad esistere all’interno di ogni singolo medium esistente nel mondo, dal medium visivo (cinema e fumetti) a quello testuale (letteratura), da quello digitale interattivo (videogiochi) fino a quello interattivo di tipo fisico (giocattoli, carte e quant’altro).

Fù solo una delle idee di mercato attualizzate per far si che Star Wars portasse soldi. In qualsiasi modo.

Oggi, la storia si ripete.

Walt Disney conosce bene il proprio pubblico e sà che una larga fetta di fedeli consumatori legati al suo marchio sono le famiglie e i bambini. Acquistato il marchio di Star Wars per 4 miliardi di dollari, Walt Disney decise fin da subito che il prossimo Star Wars doveva essere concepito in modo da raccogliere l’intera fanbase mondiale della propria azienda. Ovvero, le famiglie e i bambini. Quindi, Star Wars doveva si accontentare i fan (da qui, il copia e incolla da Episodio IV) ma anche portare al cinema e compiacere le famiglie (i personaggi adolescenti del film con visi molto giovani, gli intrecci padre-figlio costruiti per sollecitare il sentimentalismo dei genitori e dei loro bambini, attivando le risorse della retorica insite nel cervello umano). La terza fetta di mercato erano le femmine. Ecco quindi un personaggio costruito a tavolino per il pubblico femminile di pre-adolescenti, prevalentemente dagli 11 ai 13 anni; qualcosa da dare in pasto alle ragazzine di scuola media. Un personaggio talmente finto e macchietta da fare schifo, eppure talmente travestito di eroismo da catturare le ragazzine e da dar loro una figura come riferimento. Legando, poi, le suddette al merchandise della saga (la maglia, l’action figure, la figurina, la tazza etc).

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Darth Vader si confronta con il suo nuovo capo, il quale sembra un pò più contento del solito.

Dietro la progettazione di Star Wars 7, c’è un percorso di ricerca, sviluppo e costruzione dell’informazione visiva, tecnica e stilistica, attuata a tavolino per intercettare la mente di un bambino, in modo da entrare dentro l’inconscio del bambino stesso, possibilmente rimanendoci. Qualcosa che potesse, insomma, piacere ai bambini piccoli.

Da una rivelazione pubblica di Michael Kaplan, Costume Designer di Star Wars Episodio VII:

We came up with so many different looks for Kylo. I mean it was crazy. J.J. kept saying he’ll know when he sees it and one day we were having a discussion and he was talking about wanting it to be something that a child would remember, you know, that would be indelible in a child’s mind, and one of my concept artists came up with that image

Traduco:

Abbiamo tirato fuori così tanti look differenti per Kylo. Voglio dire, è stato davvero folle. J.J. continuava a dire che lo sapeva quando lo vide e un giorno stavamo avendo una discussione dove lui diceva che voleva che fosse qualcosa che un bambino avrebbe ricordato, sai, qualcosa di indelebile nella mente di un bambino, e uno dei miei concept artists se ne uscì fuori con quell’immagine.

Il set di personaggi principali del lungometraggio e, quindi, della nuova trilogia, sia essi protagonisti che antagonisti, sono dei ragazzini, dei fanciulli, e l’intera vicenda si staglia attraverso dogmi preconfezionati del drama (cliché del personaggio morto che in realtà è vivo, protagonista che alla fine piange, uno dei personaggi principali che viene ucciso dal nemico, etc) per costruire una story-line per famiglie.

I personaggi sono fondamentalmente dei fanciulli e la loro scelta, pre-calcolata, di essere tale, è stata fatta in virtù delle strategie di mercato fin ora esposte.

Kylo Ren è fondamentalmente un ragazzino che ha problemi col papà. Vorrebbe essere cattivo ma non ci riesce. Alla fine uccide il papà (scena costruita per far piangere le famiglie).

Rey è una ragazzina che vuole fare l’eroina dinanzi le bambine di 12 anni. E’ quella forte che non si batte e che alla fine sconfigge il cattivone che ha ucciso il suo papà, vendicandolo (modello precalcolato per le ragazzine, per dar loro una figura di riferimento e far si che il film piaccia anche a loro).

Finn è un ragazzino ingenuo di cui l’unica risorsa conosciuta della sua personalità è la simpatia. Egli ride durante i momenti di difficoltà e si fà beffa dei cattivi in modo simpatico (archetipo dell’elemento comico, costruito e integrato per implementare l’ironia come caratteristica di supporto durante il film – alquanto ovviale e dozzinale).

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Il trio sono tre ragazzini poco più che adolescenti, concettualmente semplici (e semplicistici), con una serie di intrecci relazionali (Daisy e Finn), parentali (Kylo e Han Solo), che coinvolgono l’emozione umana, nel tentativo di intercettare il sentimento retorico dello spettatore medio. Kylo uccide il papà, la mamma piange assieme alla figlia, si emoziono, e quindi il film viene decretato come un capolavoro. Il percorso con cui viene sviluppata questa componente della narrazione è frutto di una progettazione a tavolino per compiacere il gusto per il sentimento medio del pubblico di massa.

C’era bisogno che il film donasse dei sentimenti. Se costruisci un film per adulti, i sentimenti generalmente vengono assorbiti, recepiti e analizzati da un pubblico adulto. Difficile che un bambino capisca la morale dietro Citizen Kane (Quarto Potere, 1941). Se costruisci un film per ragazzini e bambini, devi mettere in atto una serie di meccaniche che attivino dei sentimenti costruiti appositamente per essere recepiti da un bambino piccolo.

Dietro l’intera progettazione narrativa, il punto era centrare il sentimento che porta il pubblico a piangere, nonchè l’attrazione continua per la vicenda data da meccanismi di story-telling di cui si è già abusato e che, infatti, sono presi dall’originale del 1977. In poche parole, siamo di fronte una produzione disneyzzata in ogni sua sfumatura, sia essa estetica o di contenuto. Non vi sono idee o spunti intellettuali adulti, ma solo un design family-oriented Made in Disney.

Fondamentalmente, se vi siete emozionati di fronte questo film, è molto probabile che siete degli under 17. O magari siete più grandi, ma non avete un grande senso analitico dei sentimenti particolarmente sviluppato (il chè non fà di voi degli essere inferiori rispetto a chi ha visto in questo film un ammasso di letame: tranquilli).

5- Star Wars Episodio VII – Una Scatola Vuota, il sunto dell’analisi 

Perlomeno, nella trilogia originale, c’era qualcosa che potesse congiungersi con la materia grigia di un essere umano. Qualcosa che poteva far pensare. C’erano una serie di significati semiotici, c’era un sotto testo filosofico; c’era il cammino di maturità di un personaggio (Luke), c’era il percorso di peccato, redenzione e salvezza di un altro personaggio (Darth Vader), e in questo c’era quasi un legame involontariamente biblico, di tipo cristologico. C’era il rapporto tra padre e figlio, c’era la natura contro la tecnologia (Episodio VI). Pur non essendo l’opera assoluta del cinema, era comunque una storia significativa, con in sè dei valori specifici.

In questo nuovo capitolo, vi è il nulla cosmico. Una scatola vuota, brillante esteticamente e vuota dentro. Un box di azioni, avvenimenti e reazioni. Tutto ciò che poteva avere una profondità intellettuale è stato implicitamente esclusa in virtù dell’intrattenimento da fast-food. Tutto è stato ridotto ad un paio di intrecci da telenovela, nel quale il figlio che uccide il padre, piangendo, è la massima parabola morale raggiunta nel film. Wow. Meno di zero per la serie, ma efficace per il riscontro finanziario della società che ha prodotto questa mezza porcata.

Complessivamente, direi di aver concluso la mia personale analisi di Star Wars Episodio VII.

La Disney aveva in mente perfettamente chiaro come procedere e quali obiettivi concettuali ed estetici finalizzare per raggiungere l’obiettivo dei 9 zero sul documento finanziario dell’anno fiscale in corso. Quel che ha fatto è stato ripresentare la cultura mitologica dell’opera originale, copia e incollare la sceneggiatura di Episodio IV, prendere Luke e trasformarlo in Ray forzando e incubando nel personaggio tutta una serie di scene e caratteristiche forzate, banalizzare l’intera vicenda con una sorta di rappresentazione soft del drama, trasformare l’intera opera in una saga per famiglie, capace di compiacere il gusto di papà, mamma e figli, e mettere in scena l’ennesima roboante giostra di effetti speciali visuali da capogiro con la quale allietare il consumatore medio, quello a cui, per intenderci, piace pazzamente la serie di Transformers.

Il mito è crollato e Star Wars Episodio VII Il Risveglio della Forza è un film mediocre, insufficiente per giustificarsi da solo e incapace di dire qualcosa di nuovo, a sé stante, che giustifichi sé stesso e sopratutto incapace di esprimere qualcosa che si possa definire tale. Personalmente credo che, storicamente, sia il peggior capitolo della saga di Star Wars.

Disney ha compiuto uno scempio, eppure ha incassato 2.068.000.000 di dollari. Questo è sufficiente per proseguire la monetizzazione del brand, senza il minimo senso artistico e intellettuale dell’opera. 

Se vi è piaciuto, bella per voi. Come prodotto di intrattenimento (due orette di pop-corn con accanto l’amico, gli amici o la ragazza) ci potrebbe anche stare, anche se personalmente non mi divertirei a vederlo nemmeno in questo modo, essendo consapevole della struttura genetica che permea l’intero film, che io giudico pessima. Ma non venitemi a parlare di Star Wars, di mito, di capolavoro, di quella poveraccia di Ray (bastava una sberla per stenderla, altro che combattimento con spada laser) e di tutte le cagate che vi possano venire in mente. Non venitemi a parlare del grande ritorno del mito, per cortesia, perchè fate solo la figura dei populisti qualunquisti, troppo viziati e accecati da effetti speciali e dall’effetto nostalgia propria del fan service per vedere la realtà dei fatti. E ve lo chiedo per favore. Perchè, davvero, mi è venuta la nausea.

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15 pensieri su “[Recensione] Star Wars Episodio VII – Il Copia e Incolla della Forza o Come rovinare un franchise secolare in due ore

  1. Sono il primo visitatore evvai !!!!!!!!! 🙂 🙂
    Allora, ora lo leggerò tutto dopo cena, sono tipo ad un quarto della lettura, è lunghissimo !! Però per ora concordo, in sintesi, sto film è una ciofecata copia incollata stile nuovo Jurassic Park e compagnia bella !!
    Dopo averlo letto tutto commenterò a modo, ma per ora.. volevo avere l’onore di essere il primo commentatore !! Forza Orange !! 🙂

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  2. Effettivamente il film è un copia e in colla di una vecchia serie che l’autore l’ha resa priva di originalità ma ben farcita di effetti speciali con scene da piagnistei che però, come tutte le serie, si conclude a lieto fine. Certo, l’episodio e mi riferisco al IV, uscito sugli schermi ben 39 anni fa era fondato su una storia originale e studiata per quel tipo di pubblico, appunto, di quasi quarant’anni fa. Oggi si presentano le stesse scene ma non adatte ad un pubblico che non è uguale a quello di quarant’anni fa. Allora di che stiamo parlando? come mai tutto questo successo in soldoni? Non ci dobbiamo meravigliare se a questo punto sorge una domanda spontanea. Abbiamo lo stesso pubblico di quarant’anni fa oppure una atavica nostalgia del passato che processata dalla nuova tecnologia avvicina anche le nuove generazioni? Trent’anni fa, le industrie, le aziende producevano macchinari per durare nel tempo. Oggi non è più così. Oggi la macchina deve durare un tot di anni e non di più perchè prima o poi “se deve rompere” per mettere in moto un’altra grande macchina che produce denaro e cioè: i pezzi di ricambio. Con l’avvento della tecnologia che ha invaso un po tutti i mercati di qualsiasi genere e forma si è reso necessario attuare un piano strategico su come produrre una macchina efficiente si ma non durevole nel tempo. La macchina dello spettacolo funziona allo stesso modo. Produrre un qualcosa di tecnologicamente spettacolare che però funzioni il giusto necessario per poter guadagnare una bancata di soldi. Ecco che allora non c’è più bisogno di inventare niente e di creare cose nuove ma soltanto copiare, copiare e sempre copiare….Non esiste più il gusto dell’originalità!!!

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        1. Nel film no, non penso ci siano veri e propri messaggi subliminali di fatto, però negli ultimi anni ho pensato che il concetto di “forza jedi” sembra quasi una cosa preternaturale, paranormale, che quasi affascina, e se leggi nella Bibbia le cose che sono in abominio a Dio, sembrerebbe esserci qualche similitudine. O almeno è una cosa che mi è venuta in mente e che stavo approfondendo tra me e me, da una prospettiva cattolica. Comunque il film mi ha fatto cagare a manetta, troppo finto, copia e incollato dal primo e senza originalità.

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